di Andrea Bellavite del 6/2/2022
L’8 febbraio, giorno della morte di France Prešeren (1800-1849), la Slovenia celebra ogni anno Kulturni praznik, la Festa nazionale della Cultura. Ovunque, intorno all’opera del grande poeta contemporaneo di Giacomo Leopardi, si rievocano le sue composizioni e si sottolinea l’importanza della lingua e della cultura per ciò che concerne la costruzione dell’identità nazionale di un popolo e di ogni persona. Molti stati ricordano ufficialmente eventi bellici e storie di condottieri, quasi tutti esaltano giustamente il lavoro nella festività del Primo maggio. Sembra che solo la Slovenia proponga ai suoi cittadini una pausa festiva per sottolineare come la Cultura sia il vero fondamento su cui innalzare le strutture portanti di ogni società.
Si può partecipare a questa ricorrenza soffermandosi sull’inno nazionale sloveno, anche perché le parole e la musica hanno a che fare con il territorio “goriziano” che si sta preparando alla straordinaria occasione della Capitale europea della Cultura 2025.
Il titolo è Zdravljica, in italiano Brindisi. L’autore è proprio Prešeren che nelle sette strofe vuole esaltare la grandezza dei valori della patria e la bellezza di una vita trascorsa nella gioia dello stare insieme. Vale la pena di riportare la parte che viene cantata nelle occasioni solenni, un auspicio di speranza e fratellanza tra tutti i popoli: Vivano tutti i popoli/ che anelano al giorno/in cu la discordia verrà sradicata dal mondo/e in cui ogni nostro connazionale/sarà libero/e in cui il vicino/non un diavolo sarà, ma un amico.
Fin qua l’augurio universale di pace, ma cosa c’entra con il nostro territorio?
La risposta ci porta a Podnanos, un interessante paese nell’alta Vipavška dolina, come dice il nome, ai piedi del monte Nanos, una trentina di chilometri da Gorizia, sulla strada che conduce a Lubiana, molto frequentata prima dell’inaugurazione dell’autostrada. Chiamato un tempo San Vito di Vipacco, ha visto nascere o esercitare il proprio servizio personalità importanti, tra le quali in particolare sono da annoverare due sacerdoti.
Il primo, in ordine di apparizione, è Matija Vertovec (1784-1851). Come molti preti sloveni vissuti nell’Arcidiocesi di Gorizia in territorio asburgico, si è distinto non soltanto come “pastore d’anime”, ma anche come scienziato e insegnante. Tra parentesi, sarebbe interessante uno studio sul metodo di assegnazione delle parrocchie da parte dei vescovi dell’Impero tra il XVIII e il XIX secolo. I seminaristi più meritevoli venivano inviati a compiere studi nelle più varie facoltà delle università di Vienna e di altri centri culturali importanti, poi invitati a svolgere il proprio ministero nelle zone più marginali delle diocesi, con l’esplicita finalità di far crescere la cultura attraverso l’istruzione e la promozione di un’attiva vita sociale. Tornando a Vertovec, questi aveva compiuto approfonditi studi di storia, letteratura, astronomia, filosofia e teologia. Parlava correntemente cinque lingue e soprattutto conosceva i segreti dell’agronomia. Parroco a Podnanos negli ultimi 38 anni della sua esistenza, aveva insegnato alla gente come coltivare la vite e produrre il vino nel migliore dei modi, avviando la tradizione vinicola che ha portato in particolare i “bianchi” del Vipacco a una fama internazionale che non si è affievolita fino i nostri giorni. Nel 1843 Vertovec scrive un articolo su una prestigiosa rivista slovena, nel quale invita i poeti a scrivere un’ode dedicata al lavoro del viticoltore, al vino e alla civiltà di gioia e di pace che un corale brindisi può contribuire a edificare. France Prešeren, colpito da tale articolo, scrive un anno dopo la famosa poesia. Ed ecco a noi le parole dell’inno nazionale sloveno!
E la musica?
Occorre tornare di nuovo al piccolo ma sorprendente Podnanos, dove, in una semplice casa situata nel centro, accanto a uno splendido ponte medievale, il 28 settembre 1880 è nato Stanko Premrl. Anche in questo caso la vocazione al presbiterato si è accompagnata a un’altra passione e straordinaria competenza, quella per la musica. Chiamato a Lubiana, si distingue come ottimo organista della cattedrale, professore e direttore della scuola di musica sacra, tuttora indimenticato maestro di coro. Continua la sua attività anche durante i brevi periodi di vacanza a Podnanos, insegnando in chiesa canto e musica ai suoi compaesani. Anche se dedito soprattutto alle armonie religiose, si cimenta con l’arte cosiddetta profana e compone la musica da accompagnare alle parole di Zdravljica. Non è un’idea solo sua, sono ben 14 i musicisti che propongono una propria versione dell’ode al vino e alla gioia dello stare insieme. Tuttavia, nel 1991, dopo il raggiungimento dell’indipendenza, viene scelta la versione di Premrl ed è quella che si ascolta nei momenti ufficiali dell’anno civile, nonché nelle attualmente frequenti occasioni di vittorie sportive internazionali ottenute dagli atleti sloveni. Stanko Premrl muore a Lubiana nel 1965. Alcuni parenti vivono ancora a Podnanos, testimoni di altre storie importanti che meritano di essere raccontate, eventualmente in una prossima puntata…
Andrea Bellavite
storieviandanti.blogspot.com