di Davide Strukelj del 19/10/2021
Ci sono momenti della storia, locale e generale, nei quali conta il contenuto e la sostanza dell’agire. Se spesso la comunicazione (sapientemente condotta) può supplire il contenuto, nei momenti di grande intensità, quando le decisioni, ma anche i comportamenti, assumono una valenza pregnante, l’agire pubblico non permette di uscire dal tracciato della responsabilità.
Il Presidente della Repubblica, in un accorato intervento tenuto presso l’Università di Pisa, ha richiamato l’attenzione verso la necessità di ascolto proattivo della scienza e di gestione non violenta e responsabile del dissenso.
La scienza, come ormai sappiamo da tempo, non è un contenitore di verità. È semplicemente il migliore contenitore di verità dimostrate allo stato dei fatti. Non basta? Io personalmente ritengo di sì, e la storia, credo, ne dia dimostrazione, non perché nel suo percorso non ci siano stati fallimenti ed errori, male interpretazioni o utilizzi sbagliati, ma semplicemente perché la scienza, motu proprio, ha saputo porre rimedio ai propri errori correggendoli. Questo è un insegnamento altissimo, difficilmente rintracciabile in altre opere umane, e spesso sottovalutato.
Il dissenso, dal canto suo, è pratica di democrazia e finalità costruttive. Ma proprio perché è (nelle fondamenta) portatore di valori positivi, deve anche essere supportato da contenuti di spessore e motivazioni razionali. La protesta, arte nobilissima di crescita sociale e culturale, non può riassumersi nel nulla vestito di principi citati all’occorrenza. Prova ne sia la modalità pacata e argomentata di alcuni, a differenza del fomento, senza sostanza, di altri.
In questo panorama, “vedere persone e fare cose” non rende merito e dimostrazione di una visione retta e “illuminata” dei fatti della vita sociale. In questi frangenti, incontrare e ascoltare non è sufficiente: è necessario essere portatori di valori, ragionamento e indirizzo. Il vero leader non è solo capace di ascoltare tutti. Il vero leader indirizza, spiega e motiva le ragioni di una scelta finalizzata al bene comune, anche in dissenso alla protesta ed anche accettando la disapprovazione di alcuni.
Il nostro grave periodo sanitario ed economico non sente il bisogno di “molli ascoltatori” e di “dissuasori dell’attenzione”. Necessitiamo di guide illuminate, razionali e precise, efficaci tanto nel discutere con gli altri (pensieri), ai quali va il merito dell’indipendenza intellettuale, quanto nel definire con fermezza motivata dalle evidenze il percorso migliore per la collettività.
Decidere significa anche scontentare. “Vedere persone e fare cose” significa comprare tempo… e far pagare il conto ad altri. Non è questo il momento.