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Gorizia 4 settembre – L’Allegria, i Colori, il Progresso.

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di Alessandro Saullo del 7/9/2021

Il quattro settembre è stata una bella giornata di sole. Molte e molti, a Gorizia, la hanno trascorsa in un clima festoso, colorato, brulicante di desideri e libertà, muovendosi a cavallo di un confine, quello con la Slovenia, di cui abbiamo celebrato la dissoluzione e recentemente visto l’improvvisa rinascita, all’ombra della stagione pandemica, delle sue restrizioni, del suo distanziamento coattivo.

Il corteo si è mosso al di là ed al di qua del confine, con finale in una piazza della Transalpina realmente riunita, tra i colori i rumori e i braccialetti rosa, simbolo “leggero” del rispetto delle regole (i braccialetti venivano posizionati al polso di chi si sottoponeva alla procedura di accertamento del green pass ed hanno permesso un “libero” andirivieni al di qua ed al di là del confine ai manifestanti).

Anche dalle molte immagini circolate sui social network si intuisce il successo di questo Pride FVG. Il clima è festoso, non c’è rabbia o rancore. Non c’è paura. Forse me ne accorgo perché è una delle prime manifestazioni che non debba forzatamente polarizzare le nostre vite e le nostre menti sui vaccini e sul virus. Qui si discute di Libertà in un senso primario, fatto di corpi, desideri ed espressioni. Libertà di essere chi si vuole.

Ma c’è anche altro. Nelle dichiarazioni e nelle pratiche il movimento agisce facendo proprio il concetto di intersezionalità[1], nato dalla penna di una giurista e attivista statunitense che, con grande semplicità, ha descritto una realtà ovvia – Le forme della discriminazione, seppur distinte, nella realtà si intrecciano tra loro e non corrono come binari paralleli e mutualmente esclusivi –  Così è impossibile confinare le realtà di lotta per discriminazione razziale o di genere, è necessario continuamente che questi movimenti si intersechino, si incontrino. Non è raro quindi sentire dal palco riferimenti a Black Lives Matter o alla lotta per i diritti dei migranti confinati nei centri per il rimpatrio. In piazza c’è il movimento LGBTQIA+, certo, ma camminando in mezzo alle centinaia di giovani presenti, entusiasti tra i colori arcobaleno, si può avere un’idea concreta di cosa sia il Progresso.

Il Progresso Sociale è un concetto complicato, una inesauribile miniera di definizioni che hanno in comune il fatto che una società non si possa dire più progredita sulla base unicamente delle proprie tecnologie o del quantitativo di denari circolanti nelle banche. Le società democratiche progrediscono secondo i valori di Eguale Dignità e Rispetto per il Pluralismo[2]. Camminare nella piazza del Pride ha significato, per me, immergersi in percorso di lotta contro le discriminazioni siano queste relative al genere, alla razza, all’orientamento sessuale, all’identità di genere. Una lotta per l’Eguale Dignità.

Purtroppo questa lotta si muove tra parecchi ostacoli, contraddizioni e qualche deciso oppositore.

Dal palco, ad un certo punto si sono scanditi i nomi dei sostenitori dell’iniziativa tra le amministrazioni locali. Non hanno fatto mancare la loro adesione le Università di Trieste e di Udine, e tanti piccoli comuni del territorio Isontino (Doberdò del Lago, Turriaco, San Canzian d’Isonzo e Staranzano, per citarne solo alcuni del Monfalconese). Assenti però la Regione FVG e le cinque principali città regionali, da Trieste a Monfalcone.

Non è solo una questione di dare il patrocinio ad una precisa iniziativa pubblica. Per le amministrazioni Friulane purtroppo l’allergia al tema sembra essere iniziata in un dato momento e non accenna a limitarsi.

La rete RE.A.DY (Rete Anti Discriminazione per le Pubbliche Amministrazioni) è un’iniziativa partita dal comune di Torino nel (relativamente lontano) 2006, con lo scopo di coordinare e condividere le buone pratiche tra le amministrazioni aderenti, proprio con riguardo particolare alla lotta all’omotransfobia. Molte sono le amministrazioni che ne fanno parte, tra cui diverse regioni Italiane, di sinistra (come Emilia Romagna, Puglia, Campania e altre) e anche di destra (come Piemonte e Liguria). Il Friuli Venezia Giulia, partner di RE.A.DY fino al 2018, ha lasciato la rete dopo l’insediamento del nuovo governo (proprio istantaneamente,  alla prima giunta regionale dell’era Fedriga). Altrettanto hanno fatto, con tempistiche progressive, i comuni di Trieste e Udine. Insomma, al contrario di quanto è successo in altre regioni ed in altre città, il centrodestra regionale ha voluto fare, una volta in più, della questione dei diritti e della lotta all’omotransfobia un campo di scontro politico, un motivo per dividere anziché unire.

Ma di questo, come della legge Zan che rimane ancora di incerto destino, torneremo a preoccuparci nelle prossime settimane. Per oggi pensiamo quanto è bella piazza della Transalpina unita ed in festa e ricordiamoci che l’Allegria, i Colori e il Progresso non si lasciano fermare tanto facilmente.


[1] La giurista citata è Kimberle Crenshaw e lo scritto che contiene la prima citazione del concetto di intersezionalità, del 1989, si intitola Demarginalizing the Intersection of Race and Sex:A Black Feminist Critique of Antidiscrimination Doctrine, Feminist Theory and Antiracist Politics.

[2] Le due questioni citate sono in particolare prese in esame dal International Panel on Social Progress (IPSP), formato da tecnici e esperti di scienze sociali che si sono dati il compito di elaborare una bussola di orientamento storico e teorico sul tema – https://www.ipsp.org/

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