di Maria Morigi del 5/9/2021
L’analisi condotta in questo libro sui recenti accordi di Doha dei talebani e sul ruolo dell’Afghanistan nello scacchiere internazionale consente di riflettere e comprendere, almeno in parte, i drammatici recenti sviluppi della situazione nel Paese”
L’Afghanistan, orgogliosamente indipendente, non piegato dagli appetiti coloniali del Grande Gioco, è stato duramente provato dalla storia più recente intessuta di colpi di Stato, guerra tra fazioni, interventi stranieri e terrorismo. Questo libro ci conduce attraverso etnie, tradizioni tribali, pratiche dell’Islam, interessi dell’oppio, stragi, ricatti e mutazioni dell’integralismo, per arrivare ai recenti accordi che dovrebbero concludere la “guerra umanitaria” Usa. Nella seconda parte, dedicata alla memoria di Giorgio Stacul docente di Protostoria eurasiatica, viene offerto un panorama del Patrimonio dell’Afghanistan, erede di civiltà persiana, indo-ellenismo, buddhismo e Islam. Si denunciano le responsabilità di furti e saccheggi e si informa sulla storia della ricerca archeologica, segnalando – per quanto possibile – lo stato attuale dei lavori di restituzione e salvaguardia. La Valle di Bamiyan, tappa dell’antica Via della Seta, con le vuote nicchie dei Buddha giganteschi sotto cui passò Genghis Khan senza neppure scalfirli, rimane simbolo di devastazione di civiltà e tessuto sociale.
” Impreziosito dalla prefazione dell’Ambasciatore Angelo Travaglini, il testo della Morigi è suddiviso in due parti: la prima presenta, pur senza rinunciare allo spirito critico soggettivo, un preciso quadro socio-culturale ed un’attenta ricostruzione storico-politica del Paese dall’era Durrani sino agli Accordi di Doha tra Stati Uniti e talebani; la seconda, quella indubbiamente più tecnica, torna indietro di tremila anni per concentrarsi sull’inestimabile patrimonio culturale, artistico e monumentale dell’Afghanistan, con particolare attenzione all’era greco-battriana e all’affascinante arte greco-buddhista del Gandhāra, sino all’era islamica.
La ricercatrice ci guida così nell’odierno circuito museale del Paese, documentando tutto ciò che è stato preservato, recuperato o restaurato ma anche soffermandosi su quanto è stato trafugato o distrutto dal fanatismo, dalla guerra o semplicemente dall’incuria.
Nessuno più di un’archeologa esperta e navigata come l’autrice potrebbe illustrare meglio la complessità e la ricchezza dell’Afghanistan, lasciando alla nostra generazione – cresciuta davanti alle drammatiche dirette televisive di troppi bombardamenti in nome della democrazia e della libertà – la speranza che un teatro di guerra permanente possa trasformarsi in un’oasi di pace, dando ai giovani l’opportunità di dedicarsi non più ai conflitti ma all’impresa, al commercio, al turismo, alla cultura e alla scienza”.
Maria Morigi è membro del Comitato Scientifico del CIVG e collabora con l’Osservatorio Italiano sulla Nuova Via della Seta.
È autrice di numerosi articoli e saggi di storia delle religioni e geopolitica, fra cui La Perla del Drago – Stato e religioni in Cina e Xinjiang ‘Nuova Frontiera’ – Fra antiche e nuove Vie della Seta (Anteo Edizioni).