di Guido Baggi del 23/7/2021
Agata, o meglio Ada, di cognome Ipsa. Nata nel 1920 a Orsera, diceva la carta di identità. Per lei: ‘nata a Fontane’. Giovinezza passata a Parenzo in via Carducci vicina a Santa Maria degli Angeli, guardando al mare dove aveva la barca Antonio Ipsa, suo padre. Antonio e Maria Fornasar, sua moglie, appartenevano a famiglie di Fontane che abitavano non lontano dal ‘castello’ dei Conti Borisi. Altro nome che emerge dai ricordi di infanzia perché una nonna di Ada era “una Borisi”, ricordata come ‘nobile e un po’ distaccata’ dalle nipotine di quasi cento anni fa. Ricordi che salgono alla mia mente mentre sono seduto, verso il tramonto, sulle rocce di Punta Castania guardando verso Cittanova e intuendo, dietro alla Punta del Dente, Parenzo, Fontane e Orsera. Mi sento a casa mentre la brezza della sera mi offre una piacevole sensazione di freschezza. Perché? Perché, arrivato a quella che ormai è la terza età, mi rendo conto di avere profonde radici proprio qui, dove non ho mai abitato? Luoghi dei quali mia madre, Agata Ipsa appunto, parlava di sfuggita forse perché li amava tanto e sentiva di non poterci tornare se non per qualche breve visita ad una zia a Parenzo o ai cugini a Fontane. Lei non era ‘esule’ come invece era la gran parte della sua famiglia. Aveva lasciato Parenzo prima della Guerra, per quel genere di spostamenti che derivano dall’amore e dalle assegnazioni delle sedi di servizio. Si era innamorata, ricambiata, di Giocondo, giovane carabiniere bergamasco. Andò a Bergamo e poi a Gorizia. Sarà vero che il sangue ‘parla’, che le origini prima o poi riaffiorano. Certo è che quando vengo qui, in questa parte d’Istria mi sento a casa. Intanto il sole scende sul mare e mi offre sfumature di rosso, di azzurro, di giallo che penetrano nello spirito e si stampano nella memoria. Cittanova è lì e sta entrando nella penombra. Quella cittadella murata mi affascina ed anche lei richiama ricordi. In via delle Mura nel 1929 è nato Arturo, mio suocero, una vita di operaio “in Cantiere”, con un cognome che odora di Cittanova dal mare alle colline circostanti: Sain. Già, comincio a capire perché sono contento di tornare spesso in questa parte di costa istriana, da dove parto volentieri per scoprire colli e valli dell’Istria interna che catturano il mio animo passeggiando tra uliveti e vigne, in paesi carichi di storia che riscopro in tutte le sue facce, nei momenti di pace e in quelli di terribili tragedie umane. Ma tant’è, a tutto questo sento di appartenere e non mi importa se su quei colli e su quelle rocche, all’imbocco di quei porti, le insegne siano state illiriche, romane, bizantine, veneziane, patriarchine, francesi, austriache, italiane, jugoslave, croate. Sempre coste e colli dell’Istria sono e qui mi sento bene. Ci penso quando sento parlare di ‘identità’ nella cittadina dove abito dal 1970 e che, indubbiamente, fa parte della mia vita: Monfalcone. Quanti dei suoi abitanti hanno una storia di origini simili alla mia, non dico solo dall’Istria ma da molte parti di Italia e da oltre i confini del Paese. Forse l’identità monfalconese è proprio questa: un insieme di origini diverse; una grande ricchezza, se non si cede alla tentazione di affermare che la mia identità è migliore della tua.