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Easy Rider al tempo della prevenzione

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di Davide Strukelj del 13/7/2021

Si definisce “prevenzione” quell’insieme di attività che cercano di ridurre gli effetti di specifici fattori di rischio, come ad esempio le malattie, mirando di conseguenza al benessere dell’individuo e della collettività.
Nello specifico, in termini un po’ più tecnici, la “prevenzione primaria” è la forma principale della prevenzione ed è incentrata proprio su tutti quegli interventi che si considerano capaci di ridurre l’incidenza di uno specifico evento sfavorevole. I successivi livelli di prevenzione mirano alla diagnosi precoce di un evento avverso già avvenuto (prevenzione secondaria), al contenimento degli effetti dovuti alle complicazioni collaterali all’evento avverso (prevenzione terziaria) e alla limitazione degli eccessi di trattamento (prevenzione quaternaria).
Per fare un esempio di prevenzione primaria potremmo parlare del casco reso obbligatorio per la guida di moto, motorini e simili. Come è noto, il casco non elimina gli incidenti ma riduce, entro certi limiti, il rischio delle conseguenze più gravi e talvolta salva la vita. Quando è stato introdotto, ha suscitato qualche polemica e anche un po’ di critiche: niente più capelli al vento, riduzione del senso di libertà, per alcuni un vero cambiamento epocale dello stile di vita … insomma niente effetto “easy rider”. Poi, col tempo, ci siamo tutti abituati e oggi il casco è semplicemente la normalità.
Il casco non si usa per eliminare completamente il rischio: il casco si utilizza per limitare i possibili effetti che l’evento avverso potrebbe procurare. Naturalmente il casco non è obbligatorio, nel senso che nessuno è obbligato ad averlo e chi non vuole non lo prende. Ma accade che se non lo utilizzi ti viene vietato di fare certe cose perché il rischio di eventi avversi gravi è molto più alto, e questo potrebbe comportare un danno all’individuo (rischio di malattia grave o morte) e alla collettività (ad esempio ospedalizzazione e cura di conseguenze croniche irreversibili).
Così, solo per gioco, per carità, proviamo a sostituire la parola “casco” con la parola “vaccino”, che oggi va tanto di moda. Per vedere come suona…
Il vaccino non si usa per eliminare completamente il rischio: il vaccino si utilizza per limitare i possibili effetti che l’evento avverso potrebbe procurare. Naturalmente il vaccino non è obbligatorio, nel senso che nessuno è obbligato ad averlo e chi non vuole non lo usa, ma accade che se non lo utilizzi ti viene vietato di fare certe cose perché il rischio di eventi avversi gravi è molto più alto, e questo potrebbe comportare un danno all’individuo (rischio di malattia grave o morte) e alla collettività (ad esempio ospedalizzazione e cura di conseguenze croniche irreversibili).
Secondo me non suona tanto male.
Poi, sempre per carità, lascio alla sensibilità di ognuno di trarre tutte le personali valutazioni del caso, critiche incluse: in fondo siamo liberi di scegliere. Ma non di andare in moto senza casco, e questo è chiaro e accettato da tutti.

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