di Bianca della Pietra del 28/5/2021
Entreremo in zona …colore X, tutto andrà bene, il tale ente farà, diventerà, produrrà…per arrivare alla notizia del giorno 18 maggio con cui si comunica sul giornale locale che:
“Il Commissariato di Monfalcone elevato di livello, promosso. (tempo presente)…Il salto di livello, approvato, sarà concretizzato entro il 2026 e implicherà un rafforzamento di organico.”
Tale istanza è stata approvata già nello scorso mese di dicembre, spiega l’articolista.
L’alternarsi di tempi verbali (presente, passato, futuro) non permette di capire quale sia il dato di fatto attuale. Questo non solo rispetto al fatto citato, ma mi riferisco più in generale a un atteggiamento diffuso specie nella classe politica e raccolto dai giornalisti, con cui si lanciano notizie che poi si rivelano non contenere dati/fatti reali, realistici o realizzabili nei tempi con cui si formulano le frasi.
Questa notizia e la conseguente considerazione, mi ha stimolato alcuni pensieri.
Dov’è contenuto il futuro? Come si esprime al di là del tempo verbale?
A mio avviso, il futuro si esprime con il lavoro e la sostenibilità.
Il lavoro è cambiato in molti settori e di nuovi ne sono emersi. Questo dato di fatto rende necessaria anche una visione diversa del lavoro: flessibile, ma con tutele per i lavoratori, negoziabile, ma senza una eccessiva proliferazione di contratti, non negoziabile invece nell’investimento sulla sicurezza, ricco di costanti, qualificate, e non illusorie offerte di formazione continua. La formazione continua può ridare un senso alla realizzazione delle proprie competenze in quanto adulti, al lavoro stesso e al ruolo sociale del lavoratore e dell’impresa. Rimane ancora inattuata la parità di accesso al lavoro da parte di donne e giovani e soprattutto a certi settori e condizioni retributive.
Non voglio qui ridurre con una sintesi da persona poco preparata tutte le tematiche connesse al lavoro. Convintamente ne ribadisco lo stretto legame con il futuro e con la sostenibilità.
La Conferenza dell’ILO in occasione del centenario della sua fondazione (Ginevra, 21/06/2019) afferma ai punti B. e C.:
“ È essenziale agire urgentemente per cogliere le opportunità e far fronte alle sfide al fine di costruire un futuro del lavoro equo, inclusivo e sicuro, caratterizzato da piena occupazione, lavoro produttivo e liberamente scelto e lavoro dignitoso per tutti.
Tale futuro del lavoro è fondamentale per lo sviluppo sostenibile che ponga fine alla povertà e che non lasci indietro nessuno. “[1]
La Conferenza deve quindi, tra le varie cose e per adempiere al proprio ruolo, “garantire un’equa transizione verso un futuro del lavoro che contribuisca allo sviluppo sostenibile nelle sue dimensioni economiche, sociali e ambientali;”
Sostenibilità. La definizione originaria ha origine nella prima conferenza ONU sull’ambiente nel 1972 anche se soltanto nel 1987 nel cosiddetto Rapporto Bruntland viene definita in relazione con lo sviluppo: “Per sviluppo sostenibile si intende uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”.
Questo inevitabilmente implica la cura dell’ambiente in cui viviamo, cura nel presente, conservazione di elementi del passato in vista di un beneficio, e progetto futuro. Ai primari ambiti coinvolti nella sostenibilità, economia, politica, ecologia, se n’è aggiunto un quarto, cioè la cultura.
Mai come in questo anno e mezzo, la diffusione della cultura è passata tramite la versione digitale: pensiamo solo alla scuola e all’uso della DAD che ha fatto esplodere la necessità che su tutto il territorio nazionale il digital devide sia al più presto superato, in modo da consentire l’accesso alla cultura (ma non solo!) anche ai territori lontani, isolati e non sono identificabili solo con la montagna.
Emerge con forza, pensando proprio al suolo italiano e alla sostenibilità ambientale, la necessità di valorizzazione del settore produttivo primario in particolare nella salvaguardia della biodiversità in agricoltura. Questo, come altri ambiti del settore primario (metallurgia, petroli) sta risentendo non poco delle politiche economiche e produttive messe in campo da Stati Uniti e Cina in particolare. Secondo G. Torlizzi, esperto finanziario, in un suo articolo su Huffington Post[2] “Se escludiamo i settori più colpiti come ristorazione e turismo, una fetta importante della popolazione, in particolare negli Stati Uniti, si è ritrovata nel mezzo della pandemia con del risparmio accumulato, impiegato poi in buona parte in prodotti tech ed elettrodomestici, un comparto produttivo che necessita di metalli e semiconduttori. Da qui arriva un primo impulso alla domanda di alcuni materiali, ma è solo una delle cause dietro la carenza di materie prime”, spiega Torlizzi. Hanno giocato un ruolo anche le politiche per la transizione ecologica volte a combattere il climate change. L’attenzione giustamente ossessiva dei leader politici per un graduale ma deciso passaggio verso un’economia meno inquinante e più sostenibile ha indubbiamente favorito posizioni rialziste sulle materie prime necessarie per rendere la svolta green una realtà nel lungo periodo…Insomma: una serie di fattori legati all’impatto del Covid sulle catene di approvvigionamento ha generato una grave penuria di materie prime. Gli effetti sono diversificati e diffusi in una buona parte del mondo produttivo.”
Il ruolo dell’agricoltura nel contrasto ai cambiamenti climatici e nella produzione di lavoro qualificato, soprattutto per i giovani, appare sottovalutato.
Il 21 maggio è stata la Giornata mondiale della Biodiversità a ricordarci l’importanza della cura dell’ambiente naturale e quanto la ricchezza della varietà della vita sulla Terra sia importante per tutti gli esseri viventi.
“Nella maggior parte dei paesi, la disuguaglianza fondiaria, e cioè il diseguale accesso alla proprietà terriera, sta crescendo. Questa tendenza minaccia direttamente i mezzi di sostentamento di circa 2,5 miliardi di persone in tutto il mondo coinvolte nella piccola agricoltura, ed è frutto in buona parte dell’accaparramento della terra da parte di Stati e grandi multinazionali. L’ineguaglianza fondiaria coinvolge soprattutto le popolazioni rurali. I piccoli proprietari e le aziende agricole a conduzione familiare, le popolazioni indigene, le donne, i giovani e le comunità rurali vengono marginalizzati in appezzamenti di terreno più piccoli, o sono costretti ad abbandonare del tutto la terra, mentre sempre più terra si concentra in poche mani, servendo principalmente gli interessi dell’agrobusiness, delle élite locali e di investitori lontani, utilizzando modelli industriali di produzione che impiegano sempre meno persone e che riducono la biodiversità dell’ambiente… La terra dovrebbe essere un bene comune, e come tale riconosciuto e tutelato: fornisce acqua, cibo e altre risorse naturali che sostengono e permettono ogni forma di vita. È origine della biodiversità e fornisce indispensabili mezzi di sussistenza. È un bene non rinnovabile e inestricabilmente connesso alle persone e alle società che sulla terra vivono e si sviluppano. Il modo in cui gestiamo e controlliamo la terra ha plasmato le nostre economie, strutture politiche, comunità, culture e credenze per migliaia di anni.”[3]
Il tempo presente solitamente indica la contemporaneità dei fatti al momento della formulazione della frase e queste condizioni riportate qui sopra ci richiamano a dati di fatto esistenti e non trascorsi (se non da poco). Realtà di cui dobbiamo occuparci, ognuno per le sue competenze, compresa quella dei cittadini di essere informati sul contesto che ci circonda e sulle sue condizioni. Usare il tempo futuro a mio avviso, soprattutto nella comunicazione massmediale richiede cautela, attenzione, ponderazione e documentazione. Lo abbiamo sperimentato sempre in questi mesi con la pandemia ancora in atto: l’eccesso di informazione crea disinformazione e l’uso del futuro come fosse un presente certo può creare pericolose illusioni e, soprattutto, far dimenticare e poi rimuovere ciò con cui sarebbe il caso cominciassimo a fare i conti al presente: la realtà con i suoi limiti e le sue possibilità, che ancora non sono certezze.
[1] https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/—europe/—ro-geneva/—ilo-rome/documents/publication/wcms_713897.pdf
[2] https://www.huffingtonpost.it/entry/penuria-e-prezzo-alle-stelle-e-iniziata-la-corsa-alle-materie-prime_it_60a3bfc4e4b090924808a9e5?utm_hp_ref=it-homepage
[3] https://www.focsiv.it/la-crescita-delle-disuguaglianze-sulla-terra/