di Nevio Costanzo del 14/03/2021
Correva l’anno 1990, le impenetrabili frontiere dell’Europa dell’Est erano diventate… più permeabili.
Il caso ha voluto che pochi mesi prima, di quella che sarebbe stata una luminosa e indimenticabile estate, ci si preparava ad organizzare un viaggio, nelle Repubbliche Baltiche, ma sostituito, per motivi organizzativi, verso Praga e la Boemia. La novità non era questa, la visita dei paesi dell’ex cortina di ferro, bensì il mezzo per arrivarci: la bici. Quasi 1.800 chilometri inframezzati dalle necessarie soste lungo il percorso e visite dei luoghi attraversati. Ma va sottolineato che la meta non è lo scopo finale di un viaggio, è il viaggio stesso la meta.
Di fatto, il ciclista, assorbe di più il paesaggio che sta attraversando, quasi si integra con esso. Altre sensazioni raggiungono il cicloturista, come il percepire dei profumi diffusi dai campi coltivati, dei boschi attraversati e anche del mutare del tempo prima dell’arrivo della pioggia, che per fortuna, ha avuto molta clemenza di noi quattro cicloviaggiatori.
Le ciclabili, al di là della Alpi, erano già in fase di realizzazione, modeste nella struttura, ma inizio per uno sviluppo migliore, qual’è adesso. Un esempio, oltre quella che costeggia il Danubio, è la strada da Arnoldstein a Villach: aveva una sola riga continua bianca vicino il margine della strada ed il pittogramma della bici per indicare la ciclabile. Ora è una ciclabile bidirezionale, in sede separata, realizzata riducendo la carreggiata destinata ai mezzi a motore.
Tutto questo accadeva più di trent’anni fa’…
Ritengo che il tardivo sviluppo di une rete ciclabile, sia nato dall’equivoco di affidare alla bici un ruolo solamente ludico. In altre parole, la bici viene ancora vista, ed esempio, come un pallone da calcio o pallacanestro, da utilizzare entro uno spazio e tempo ben definito.
Invece, la bici, è un mezzo di trasporto, utilizzabile per andare a scuola, recarsi al lavoro, a fare acquisti in città, anche per bere l’aperitivo. Questa modalità, potrebbe risolvere molti problemi per chi usa soventemente la propria auto: la ricerca di un parcheggio, spesso davanti se non dentro all’esercizio commerciale, lo stress davanti alle scuole per accompagnare/prelevare i propri figli/nipoti.
Si potrebbe dare più respiro alla città realizzando una adeguata rete di ciclabili per dar spazio ai ciclisti, verrebbe usata di meno l’auto e questo libererebbe i parcheggi e contestualmente verrebbe a meno la necessità di realizzare ulteriori stalli che occupano circa 10mq l’uno; renderebbe i figli/nipoti autonomi nell’andare e tornare da scuola.
Sento già gli obiettori citare che non siamo nei Paesi Bassi ove Amsterdam è la capitale della bici. Negli anni 60-70 questa città aveva gli stessi problemi di traffico congestionato di Roma e, pian piano, è riuscita a dare vivibilità a territorio redistribuendone gli spazi a favore dell’utenza debole e diventando esempio per altre amministrazioni, pur avendo un numero di giornate di maltempo maggiori. Per analogia, la situazione è riproducibile anche sui piccoli centri.
La situazione locale, sia a livello regionale che locale presenta luci ed ombre.
La ciclabile FVG1, altresì nota come ciclovia Alpe Adria, che il cui tracciato ha come estremi Salisburgo e Grado, ha ricevuto ben due premi, uno internazionale ed uno nazionale, per la bellezza del percorso e dei territori che l’attraversa. Non è realizzata completamente, manca ancora un tratto da Moggio a Carnia e, da lì, a Venzone – ma sono in fase di attuazione le procedure per completarlo – e, nonostante questo ed il Covid, ha avuto sempre una crescita di ciclisti arrivando oltre le 100.000 unità (dato 2016).
Un risvolto economico importante è dato proprio da questi numeri. Un cicloturista in media spende circa 70 Euro al giorno per le sue necessità. Euro che lascia sul territorio!
Dall’apertura di questa ciclabile ad oggi, lungo l’itinerario sono stare ristrutturate ben due stazioni, quella di Malborghetto Valbruna e quella di Chiusaforte per ristoro e, quest’ultima, anche come B&B. Si vedono sempre di più indicazioni, lungo il tragitto, di attività commerciali che offrono ristoro, luogo per dormire, riparazione bici, trasporto bici, bagagli.
È importante, quindi, rendere anche questo territorio “ciclabile” ed attrattivo, sia con le infrastrutture orientate al cicloturismo che quelle cittadine. Per le prime, l’investimento con i fondi del GECT, in particolare la passerella ciclopedonale sul fiume Isonzo a Solkan, aumenterà la sua importanza, se verrà realizzata anche in Italia la ciclovia sul fiume Isonzo.
Al momento è solo sulla carta, mentre in Slovenia la ciclovia, denominata G1, che è molto suggestiva, è già percorribile fino a Plave da dove si può raggiungere, per strade poco trafficate, Kanal.
Il progetto della FVG5 individua il percorso su una sponda, ed in un tratto, su entrambe. L’ex Provincia di Gorizia ne aveva commissionato lo studio e la sua realizzazione dovrebbe essere ripreso dai comuni rivieraschi o da chi ora ne ha competenza specifica.
In questo periodo di maggior sensibilità ambientale, l’Unione Europea, da come si legge, oltre alle precedenti risorse (Fondi Comunitari) ha messo in campo risorse aggiuntive per una transizione ecologica per una mobilità sostenibile.
In questo contesto, si inserisce la ciclabile di Corso Italia, definita sperimentale, ma questa fase riguardava la precedente collocazione sui controviali, oggetto di critiche di pedoni e pubblici esercizi. L’attuale sistemazione evita sia interferenze tra pedoni e ciclisti che per dare “tranquillità” agli automobilisti (si pensi alle intersezioni con le vie laterali).
Certamente avrà bisogno di migliorie per aumentarne la visibilità, come l’applicazione di una diversa colorazione dell’asfalto, un sistema di illuminazione dedicato, una banchina di sicurezza tra la strada e la ciclabile e la soppressione antiestetica della fila di parcheggi accanto ad essa.
Ma il concetto di mobilità sostenibile, non si ferma alla realizzazione di una ciclabile. Con la vicenda del senso unico in Corso Italia, si riparla del Piano del Traffico con le sue declinazioni, che giace immobile dal 2005 nei cassetti del Comune. Talvolta, basterebbe quasi un copiaincolla di esperienze di successo, come la Bicipolitana di Pesaro o quella di Bolzano, adattandolo alle esigenze locali
Certo, non tutte le persone possono usare la bici, ma chi può, lo faccia a beneficio di tutti, in quanto, questo modo di muoversi aiuta a contrastare la sedentarietà ed altre patologie, al portafoglio all’ambiente, ed anche, al buon umore.