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Janša, l’ultimo dei trumpiani

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di Marko Marinčič del 11/11/2020

Era la tarda mattinata del 4 novembre, il giorno successivo al voto presidenziale negli Usa. Le agenzie battevano i risultati ancora molto parziali dello spoglio, da cui il presidente uscente risultava in lieve vantaggio in molti stati chiave, dal Michigan al Wisconsin, dalla Pennsylvania all’Arizona. Ma mancavano ancora i voti delle grandi città e la notevole mole di schede affidate al servizio postale, per cui anche il meno acuto degli osservatori si guardava bene dall’azzardare pronostici. Anzi, i più avveduti, pronosticavano già il sorpasso da parte di Biden che poi puntualmente è avvenuto.

Bene, in questa situazione, un’unica voce dall’ Europa si è levata a proclamare la vittoria di Donald Trump. E’quella del premier sloveno Janez Janša che a seggi ancora aperti annunciava la vittoria del »primo genero« di Slovenia, coniugato con Melania, che per quanto faccia di tutto per ignorarle, è pur sempre di origini slovene. »Ormai è chiaro che il popolo americano ha rieletto Donald Trump«, si è affrettato a twittare Janša che poi, con grande sprezzo del ridicolo, aggiungeva: »Più ritardi ci saranno e più i media mainstream negheranno i fatti, tanto maggiore sarà il trionfo del presidente«. Twitter ha preso le distanze, precisando che al momento nessun organo ufficiale aveva ancora proclamato il vincitore. Un’ora dopo anche il portavoce della Commissione UE rampognava Janša, raccomandando a tutti di »attendere l’evolversi del processo democratico negli USA e la proclamazione ufficiale dei risultati«.

Ma il nostro , anzichè demordere, rilanciava con altri tweet. Ancora sabato 7 novembre, a risultato ampiamente acquisito e mentre Biden riceveva i messaggi di felicitazioni da parte dei governi europei e mondiali, il premier sloveno affidava ai social la propria »verità alternativa«: il presunto vincitore sarebbe stato proclamanto solo dai media e da nessun organo ufficiale mentre in molti stati con un margine di voti esiguo erano stati presentati ricorsi e i tribunali non avevano ancora affrontato la questione.

Più o meno quanto nelle stesse ore in Italia andava dicendo Matteo »Mojito« Salvini, strenuo ultrà trumpiano, tanto da meritarsi l’appellativo di »cheerleader italiana di Donald Trump«, affibiatogli dal quotidiano britanncio The Independent. Che lo faccia un capopolo all’opposizione, si può anche capire, ma per un premier in carica è uno scivolone a dir poco incredibile ed imbarazzante. E infatti, puntuali sono piovute le imbarazzate prese di posizione del presidente Borut Pahor e dello stesso ministero degli esteri di Ljubljana, preoccupati dell’evidente pregiudizio che le scombinate esternazioni del premier avrebbero portato alle future relazioni con gli USA.

Ma a Janša, chi glielo ha fatto fare? Delirio di onnipotenza come nel caso del suo più stretto parente politico italiano al Papeete beach? No, piuttosto mossa politica disperata, per quanto improvvida. Janez Janša, tornato per la terza volta a capo del governo sloveno la scorsa primavera grazie a una congiura di palazzo – in cambio di alcuni ministeri pesanti ai rispettivi leader aveva portato dalla propria parte due dei partiti della precedente coalizione di centrosinistra, il partito del pensionati Desus e il piccolo partito centrista SMC – sente ormai il terreno franargli sotto i piedi. Nel Desus è già avviato un nuovo ripensamento, mentre gli altri partiti moderati della coalizione sono sempre più contrariati per lo spostamento del baricentro politico verso l’estrema destra sovranista, impresso dal partito nazionalista del premier.

Non solo l’opposizione ma sempre più osservatori indipendenti in Slovenia e in Europa parlano di progressiva orbanizzazione della politica slovena. Pericolo che ha portato i quattro partiti di centrosinistra ad aderire all’iniziativa di un gruppo di intellettuali con a capo l’economista Jože P. Damijan per dare vita a una Coalizione dell’Arco Costituzionale che punta ormai apertamente al controribaltone. Si aggiunga una gestione disastrosa dell’epidemia covid, ormai fuori controllo perchè colpevolmente ignorata dal governo tutto preso a mettere la museruola ai media e agli altri settori riottosi della società slovena, e si può capire come Janša nel giro di pochi mesi dal ritorno al potere si trovi ormai vicino alla canna del gas. Da qui la poca lucidità con cui si è attaccato all’altra canna intravvista, quella trumpiana, da cui evidentemente sperava di ottenere qualche boccata di provvidenziale ossigeno. Cavallo sbagliato, scommessa persa.

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