di Massimo Schiavo del 27/10/2020
È un grave momento questo per il nostro paese e per il nostro territorio, la pandemia che ci ha colpiti quasi toglie il respiro, è come una lente opaca ed incrinata che non ci permette più di vedere gli altri disastri storici che hanno martoriato e continuano e continueranno a tormentare il nostro territorio.
Ma forse è proprio di questi momenti di crisi (da krino – separare, valutare, ecc…) che dobbiamo approfittare per capire quali decisioni prendere per il nostro futuro, per il futuro della nostra società e dei luoghi in cui viviamo.
Sembra quasi che ormai gli interventi si possano fare solo a posteriori, che non ci sia modo di regolamentare lo sviluppo dei sistemi territoriali, lo stato delle nostre infrastrutture. Cambiamenti climatici, degrado territoriale, infrastrutture che collassano, sembrano accidenti a cui bisogno porre rimedio con interventi emergenziali, e non l’esito di processi drammaticamente umani ed altrettanto drammaticamente sbagliati.
Sembra, insomma, che la pianificazione territoriale non sia più degna della nostra attenzione. Le ultime riflessioni fatte sul futuro della nostra città e del suo territorio risalgono ormai ad una quindicina di anni fa[i]. Lo strumento urbanistico cardine non viene modificato radicalmente da una ventina d’anni, anche se la precedente amministrazione aveva affidato, dopo regolare gara, l’incarico di redazione di un nuovo piano regolatore allo studio SAB di Cellatica (Brescia); l’iter era stato poi sospeso in vista del referendum su “città comune” e mai portato a termine dall’amministrazione attuale.
Eppure Monfalcone Ronchi dei Legionari e Staranzano sono stati oggetto negli anni settanta di un processo pianificatorio faticoso ma assai fertile sotto la guida di Luigi Piccinato[ii]. Forse nella storia del nostro territorio uno dei rari momenti in cui si sia cercato di disegnare, pur con indubbie difficoltà, una visione del futuro assetto urbano e territoriale.
Non ci dimentichiamo sicuramente i tentativi più volte messi in campo in tempi assai diversi, anche da firme celebri come quella di Max Fabiani, di Dante Fornasir (nel primo dopoguerra) o di Antonio Guacci (nel 1960) ma quello di Piccinato fu sicuramente un disegno di ampio respiro, una visione nuova e potente del territorio e delle sue potenzialità.
Altri tentativi furono poi condotti negli anni per creare un tessuto mandamentale coerente, e dobbiamo qui citare il lungo lavoro di redazione della cosiddetta “Circonvallazione Sud”: progetto condiviso con i comuni del mandamento[iii] e sottoposto a due amministrazioni regionali di diverso colore, ritenuto degno di approvazione e di finanziamento. È sicuramente un progetto settoriale ma che ha comunque comportato coordinamento tecnico e politico decisamente rilevante. Non altrettanto brillanti purtroppo gli sforzi per la redazione di un nuovo Piano Regolatore del Porto, vista soprattutto la frammentazione di responsabilità e competenze.
Il nostro territorio però, ancora una volta, sembra essere significativo e forse rappresentativo di fenomeni e dinamiche più vaste.
“L’urbanistica – in concreto: l’organizzazione dei manufatti umani sul territorio, i programmi urbani e territoriali, il loro funzionamento iniziale o progettato per il futuro, il dibattito su questi argomenti nelle varie sedi, dalla politica alla vita civile – è oggi in Italia una pratica esautorata, residuale nella prassi professionale e nella considerazione sociale.” [iv]
Così infatti Leonardo Benevolo nella premessa dell’ultimo suo testo. Benevolo è stato un maestro per generazioni di professionisti del territorio e purtroppo, come solo i maestri sanno fare, osservava con malinconia e rabbia il declino, non tanto della disciplina di cui è stato uno dei principali studiosi, ma del dibattito pubblico e dell’attenzione nei confronti dell’organizzazione del territorio.
Come abbiamo detto anche la politica nostrana da anni mostra scarsa sensibilità per queste tematiche, le necessità del territorio non sono più presenti nel dibattito pubblico. Le riflessioni sulle dinamiche occupazionali, sugli spostamenti dei cittadini, sul ruolo degli anziani, il ruolo dei giovani, i gruppi sociali, i centri di aggregazione, restano spesso confinati in ambiti specialistici se non accademici.
Ormai anche chi governa i processi legislativi riesce a bollare pilatescamente l’attività pianificatoria come una complicata giungla di “lacci e lacciuoli”, e si fa qui esplicito riferimento alla legge regionale n. 6 dell’aprile del 2019 che sotto il sibillino titolo di “Norme urgenti per il recupero della competitività regionale”[v] riesce a scardinare (al Capo II) gran parte della legge regionale 19 del 2009 (Codice regionale dell’edilizia), facendo passare l’opera demolitoria col triste appellativo di semplificazione. Le intenzioni della norma sono purtroppo assai distanti dal “recupero della competitività” e potrebbe essere interessante un’attenta lettura delle relazioni dei consiglieri regionali presentate durante l’iter di approvazione della “Proposta di legge regionale 26”[vi].
Ma anche procedure messe a punto dopo faticose riflessioni in ambito internazionale come come le Valutazioni di Impatto Ambientale o le Valutazione Ambientali Strategiche sono vissute da chi amministra il nostro territorio come meri documenti da redigere, quasi fossero solo faticosi adempimenti burocratici, dilapidando spesso quel patrimonio di conoscenze che questi processi consentono di raccogliere.
È forse tornato il tempo di lavorare perché questa grave situazione di stallo del dibattito sul nostro sistema territoriale esca dai folli e banali campanilismi che hanno connotato tristemente gli ultimi anni della politica monfalconese. Bisogna tornare a ragionare per sistemi e riflettere sulle relazioni tra questi. Sistemi economici, dinamiche demografiche, sistemi della mobilità devono tornare ad esser oggetto di attenzione pubblica. La nostra città ed il nostro territorio sono stati spesso punto di riferimento per riflessioni a scala più vasta. Oggi purtroppo siamo noti a livello nazionale per la spaccatura sociale spesso causata da chi ci governa, è necessario invertire la rotta e ricucire con cura e pazienza quel tessuto ormai assai liso e sbiadito che è il governo del territorio.
[i] Immagini X un territorio in trasformazione – un workshop di progettazione per città mandamento a cura di Paola di Biagi ed Elena Marchigiani – Facoltà di Architettura, Trieste, 2005.
Verso un progetto di territorio – Immagini per Monfalcone ed il mandamento, a cura di Elena Marchigiani, Edizioni Università di Trieste, 2009
[ii] Piano Regolatore Generale Intercomunale, 1974
[iii] Nel 2005 i comuni di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano decidono di redigere un Piano del Traffico Intercomunale, l’incarico veniva affidato allo studio Honsell-Catalano. Successivamente, con la consapevolezza che le questioni più rilevanti andassero affrontate a scala “comprensoriale” si affidava l’incarico di analizzare con attenzione il sistema della mobilità mandamentale.
[iv] Il tracollo dell’urbanistica italiana, Laterza, Bari, 2012
[v] Vedasi il testo della Legger Regionale 29 aprile 2019 n.6 sul BUR – SUPPLEMENTO ORDINARIO N. 15 DEL 30 APRILE 2019
[vi] Si veda l’iter della proposta di legge regionale 26 su https://consiglio.regione.fvg