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Non sono tutti uguali

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di Giovanni Vitulano del 7/10/2020

“Percezione” e “sensazione”, termini che la semantica annovera come sinonimi. Assioma di partenza sbagliato: parole con lo stesso significato non sono mai esistite, “casa” e “casa” sono uguali, ma “dimora” e “abitazione” non lo sono, “passeggiare” e “camminare” non lo sono, “integrazione” e “accoglienza” neanche. Eppure la parola greca synonymìa fa riferimento alla comunanza di nome. Un falso semantico. La sensazione riguarda tutto quello che è legato ai sensi, sono impulsi elettrici che il nostro cervello trasforma in stimoli fisiologici. Posso ricercare un profumo, un abbraccio, la ninna nanna che mi
cantava mia nonna per farmi addormentare.


All’opposto (più che di sinonimi, si dovrebbe parlare di contrari) si parla di percezione, quando si fa riferimento alla capacità di attribuire significato alle esperienze sensoriali che viviamo. Tatto, vista, udito, olfatto e gusto sono parte del nostro archivio mentale e come tale è strettamente legato a ogni singolo individuo; buono, profumato, bello e brutto, decidiamo noi in base al nostro vissuto e alle scelte che facciamo in ogni momento della giornata.
È lo stimolo distale che ci fa percepire l’oggetto, invece allo stimolo prossimale è demandata la funzione che permette di catturare l’immagine, per ultimo codifica e rielaborazione creano il percetto, cioè l’attribuzione di significato. Rigorosamente reale. Un processo logico, che dopo secoli di disquisizioni filosofiche, scuole di pensiero e teorie sparse per il globo, in anni di scritti e parlato, sembra non essere ancora chiara.

Ho la percezione che tu mi senta ostile oppure ho la sensazione che tu mi percepisca ostile? Un dilemma amletico, che al di là di sottigliezze e tecnicismi, dovrebbe farmi capire che hai qualcosa contro di me. Riprendendo la semantica, che qualche riga fa ho apostrofato come falsa, e facendo ricorso alla linguistica, l’espressione “Matteo ruba” è composta da due sintagmi (soggetto e predicato), oltre a essere una brutta azione di senso compiuto, può essere annoverata come percezione, in quanto tale è un percetto archiviato nella nostra esperienza sensoriale, che dovrebbe mantenerci lontani da Matteo.
Non si tratta di una sensazione, ma di un dato di fatto. Reale.

Oggi, invece, il percepito sembra non essere più in grado di dettare scelte consapevoli, ci affidiamo alle sensazioni, di conseguenza ogni postulato certo viene messo in dubbio. Per quanto l’immaginazione sia fervida e creativa, non potrò mai credere a un’affermazione del tipo “gli asini volano”, potrò dedicare un’intera esistenza a dimostrare con assunti, ipotesi e prove per assurdo, che un somaro ha le ali, nessuno mi crederà. Sensazione e percezione in questo caso collimano, possono essere anche sinonimi.
Il problema vero nasce quando l’assunto di partenza viene dato come reale, quello che succede in molti contesti della contemporaneità, se ho accettato che gli asini sono capaci di volare e che Matteo ruba ho ingannato le mie sensazioni e percezioni, dando vita a un falso percetto, di conseguenza potrò continuare ad argomentare spostando l’attenzione su quale potrebbe essere la giusta sfumatura di colore che devono avere le ali degli asini.
Solo quando ci si renderà conto che l’assunto di partenza era sbagliato, solo allora sarà possibile prendere coscienza dell’errore di decodifica fatto.

Sarà dura ritornare alla realtà, lasciare i somari alla loro esistenza e Matteo alle sue malefatte, distruggere l’immagine finta che ci eravamo creati. La sensazione di essere stati ingannati sarà forte, ma la percezione di poter ricostruire sarà un dato reale.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org