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Sviluppo sostenibile

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di Paolo Liva del 23/6/2020

Anche nel dibattito di questi giorni, dopo il brusco blocco subito dall’economia internazionale per effetto del COVID19, è difficile intravedere un serio e realistico approfondimento su quale modello di sviluppo si vuole proporre,  per dare una prospettiva di vita migliore alla attuale ed alle future generazioni, per quanto ci riguarda di questo paese ma, sempre di più in un contesto internazionale.

Sembra che la politica non abbia più ne la capacità ne la volontà di indicare e percorrere una strada che dia una speranza di una società migliore è più giusta, ponendo al primo posto il lavoro quale elemento che consente l’emancipazione delle persone per vivere dignitosamente  e, favorendo uguali condizioni di partenza, consentire quella necessaria mobilità sociale, elemento imprescindibile di dinamismo e competizione per favorire una crescita, oltre che individuale anche collettiva.

Inoltre, da alcuni decenni molti fattori, modelli economici- finanziari, produttivi, sociali, climatici, sono cambiati più rapidamente di quanto sia cambiato l’approccio e la competenza di chi dovrebbe “governarli” .

Anche senza ulteriori approfondimenti, ovviamente  il Sindacato non condivide e guarda con preoccupazione a quella nuova classe politica che semplicisticamente scarica tutte le responsabilità sulle ondate migratorie di persone deboli e disperate che fuggono da situazioni drammatiche verso i paesi più benestanti, spesso solo alla ricerca di una speranza di “vita”, molte volte non “diversa”, ma solo di “vita”; ma guarda con ancora con più inquietudine il notevole consenso elettorale raccolto da chi usa questi “messaggi”.

È in questo contesto, seppur appena abbozzato, che si dovrebbe aprire un vero ed approfondito dibattito su quale modello di sviluppo sostenibile immaginiamo e vogliamo perseguire, con iniziative concrete e responsabili,  per  migliorare le condizioni di vita per tutti.

Per il Sindacato esiste una base di partenza importante, l’”Agenda 2030” sottoscritta dai Paesi aderenti all’ONU nel 2015. I 17 obiettivi dell’Agenda 2030 rappresentano una visione ambiziosa per sradicare la povertà nel mondo, in tutte le sue forme, con modelli di consumo e produzioni sostenibili, per una società più prospera ed inclusiva che fonda le sue radici nei valori della democrazia e della partecipazione, obiettivi che sono parte integrante dell’azione sindacale. In particolare, tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, quello che guardiamo con particolare interesse è l’obiettivo 8: “Promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, la piena occupazione e il lavoro dignitoso per tutti.”

Il compito della Politica sarebbe quello di declinare i propositi dell’Agenda 2030 ONU nell’agire quotidiano, determinando quell’alchimia che consenta di tenere in equilibrio lavoro equo e dignitoso, inclusione ricchezza, uso intelligente delle risorse ambientali e dei consumi, filiere produttive diverse; insomma uno sviluppo compatibile e pertanto sostenibile. Compito reso estremamente complicato quando la politica semplifica problemi complessi, quando il movimentismo, sempre più ascoltato ed usato dalla politica per tornaconto elettorale, si trasforma esclusivamente in difesa di interessi corporativi e particolari, quando si è alla costante ricerca di un nemico al quale scaricare le responsabilità di qualsiasi insuccesso.

Vivendo ed operando nel territorio isontino, paradossi e contraddizioni sono una condizione con la quale ci confrontiamo da anni. Partendo dal Cantiere navale: non tutti ricordano che, da quando lo Stato decise all’inizio degli anni ’90 di portare a Monfalcone la costruzione delle navi da crociera, stravolgendo così completamente il sistema produttivo allora conosciuto importando appalti da tutta Italia, per più di 15 anni gli amministratori e la stampa locale hanno definito “emergenza trasfertismo” un modello che si stava palesemente consolidando. Miopia che non consente a chi amministra attualmente di comprendere che la comunità Bangladese, sempre attraverso quel sistema di appalto, ormai è proprietaria di appartamenti, negozi ed i figli si stanno laureando nel nostro Paese.

Il paradosso sta nel fatto che difronte ad una totale incapacità di gestione inclusiva e di  continui messaggi di “incompatibilità sociale”, i cittadini di questo territorio vedono sempre più il Cantiere navale come un fastidio che non una opportunità. Questa interpretazione errata che ravvisa una situazione consolidata come un emergenza, non ha consentito e difficilmente consentirà una visone di sviluppo reale del territorio, possibile diversificando le attività, attraendo imprenditori per creare più occupazione e non dipendere quasi esclusivamente da una unica grande fabbrica. Questa nuova attenzione potrebbe agevolare una economia compatibile aprendo ad industrie prevalentemente “leggere”,  utilizzando aree che, per disposizione geografica, ragionevolmente possono essere destinate a tale scopo e non utopisticamente a turismo e legate a comparti del territorio, tipo “economia del mare”,  che potrebbero svilupparsi ulteriormente. Ovviamente con servizi, infrastrutture, trasporti ed energia che andrebbero rivisti e non cancellati come si vorrebbe fare per la centrale elettrica di Monfalcone.

Il sindacato sui temi dello sviluppo ha sempre sostenuto che nelle scelte di prospettiva non ci si può limitare alla sola analisi degli aspetti ambientali, per questo condivide pienamente Agenda 2030: per qualsiasi scelta bisogna avere un ottica complessiva che comprenda anche gli impatti occupazionali, sociali ed economici, sola condizione per rispettare i principi lì delineati.

Il nostro Paese non sempre è riuscito a dare risposte adeguate alle complessità di queste tematiche, anzi è l’opposto. Non è solo una questione di affrontare il nuovo, è anche un problema quando si decide di abbandonare il vecchio senza adeguate alternative:  e così che normalmente si determina disoccupazione, nuove povertà,  sopprimendo definitivamente  posti di lavoro che non verranno mai rimpiazzati (es.: ferriera di Trieste).

Il Sindacato sostiene che oltre ad una nuova capacità di investire in una economia Green, compatibile e sostenibile per fare qualsiasi prodotto, ci debba essere nel frattempo una fase, definita  Giusta Transizione, ovvero un percorso che consenta di coniugare tutela dell’ambiente e della salute, sviluppo sostenibile e piena e buona occupazione.

Per questo serve una politica che sia all’altezza delle nuove sfide che dovremmo affrontare. Purtroppo, sempre nel nostro territorio, a tutt’oggi non cogliamo questa sensibilità: quando parliamo di Giusta Transizione per la questione della centrale elettrica, – pur difronte ad un investimento che salvaguarda i posti di lavoro, prevede un investimento importantissimo,  la bonifica dell’area che da decenni è inquinata dal carbone, stimola una economia circolare che potrebbe fare da volano a nuove iniziative ma, soprattutto opera una riconversione della produzione di energia,  prevista dalle norme italiane ed europee, – ci confrontiamo con un ambientalismo troppo spesso di facciata che, senza porsi il problema delle alternative ai lavoratori ed al futuro del territorio (senza attività primarie è una sciocchezza pensare che si viva di commercio e turismo)si è appiattita su posizioni contrarie.

Lo sviluppo sostenibile è una questione complessa e trasversale a tutte le attività ed i settori economici e richiede un profondo cambiamento di sistema e di abitudini personali, con un alto livello di coerenza rispetto a quanto enunciato e le azioni concrete. Il Sindacato è consapevole che per coniugare sviluppo sostenibile compatibilmente con una piena e buona occupazione inclusiva è necessario anche proseguire sulla strada che prevede quanto fatto con l’ultimo accordo con A2A per la salvaguardia dei posti di lavoro: concertazione e negoziazione in piena trasparenza, che tenga conto della fattibilità delle intese rispetto all’ambiente, l’uso delle risorse e lo sviluppo della comunità. Questo e quello che possiamo fare noi, la politica deve fare lo sforzo finale con una visione più ampia e con il governo e controllo sulle scelte che si potranno fare.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org