di Paolo Polli del 16/4/2020 – Mauro Daltin, friulano, direttore editoriale di Bottega Errante Edizioni (www.bottegaerranteedizioni.it), è un promotore culturale nel vero senso della parola e ci vorrebbe tanto spazio per ricordare solamente poco di tutto quello che fa e produce. Cura corsi di scrittura creativa legati al tema del viaggio, del reportage e della narrativa breve. È docente di scritture di viaggio al Master in Editoria dell’Università Cattolica di Milano. È autore di molti libri tra cui ricordiamo gli ultimi Il punto alto della felicità e La teoria dei paesi vuoti, entrambi per Ediciclo Editore.
La sua giovane casa editrice è presente ogni anno alle principali manifestazioni librarie italiane. Di sé Mauro dice “amo i borghi abbandonati, i boschi, i Balcani, il tennis degli anni Novanta, i numeri 10 nel calcio, camminare in montagna, passare ogni tanto una notte in bivacco, leggere grandi libri, l’Argentina e il viaggio come condizione mentale”. Lo abbiamo intervistato in questo periodo di attività forzatamente limitata causa il maledetto Virus che ha cambiato tutto, modificato le nostre abitudini, intaccato i nostri affetti, messo a rischio le nostre attività, limitato le libertà individuali.
Mauro, come vivi questo momento e cosa comporta per te e per la casa editrice questo fermo e questa incertezza, l’impossibilità di programmare?
È un momento molto complesso per tutti, per tutte le imprese economiche del Paese e anche per tutto il settore librario, dalla casa editrice, alla tipografia, ai distributori per finire ai librai.
Come Bottega Errante avevamo in uscita molti titoli importanti in primavera tra cui un libro di Paolo Rumiz, un saggio storico sulla Bosnia ed Erzegovina, due romanzi della collana Estensioni, uno di un importante autore croato e uno di uno dei più importanti scrittori bosniaci contemporanei. Tutto sospeso, annullato, come sono state annullate 4 fiere nazionali, tra cui il Salone del Libro di Torino, l’appuntamento più importante del settore. Noi abbiamo annullato oltre 70 eventi, la partecipazione a importanti festival come Libri Come a Roma, Vicino/Lontano a Udine, èStoria a Goriza. Immaginate il danno per un’impresa come Bottega Errante, fatta di 4 persone che lavorano stabilmente e decine di collaboratori esterni tra redattori, traduttori, grafici eccetera. Ci aspetta un periodo durissimo che comporterà un cambiamento molto forte anche nella fruizione dei libri e della lettura, nelle abitudini di acquisto, nella partecipazione agli eventi.
Io personalmente oltre alla preoccupazione e al tentativo di comprendere questo periodo e di quello che ci aspetterà una volta finita l’emergenza sanitaria, leggo molti manoscritti, lavoro sui libri che saranno, scrivo, rivisito il programma editoriale, parlo con gli autori dei loro prossimi libri. Non è tutto da buttare via, questa crisi e questo momento possono essere utilizzati anche come risorsa, ideazione di progetti, rivalutazione di quanto fatto. Fa ripensare al nostro lavoro e a noi stessi.
Il 22 aprile sarebbe dovuto uscire, in prima a Gorizia, il tuo ultimo libro, Il fiume a bordo, scritto con Angelo Floramo e Alessandro Venier: un viaggio sentimentale dalla sorgente del Tagliamento alla foce dell’Isonzo: ci puoi anticipare qualcosa in attesa della sua uscita che immagino sia rinviata?
Il libro sarebbe dovuto uscire ad aprile con la prima all’edizione primaverile de “Il libro delle 18.03”. Usciremo ancora non sappiamo bene quando, se a maggio o a settembre. Ma Gorizia sarà sempre tappa fondamentale per la promozione del libro anche perché è un territorio protagonista nel libro. È stato un viaggio strampalato, zingaresco fatto a bordo di un furgone Volkswagen del 1980 con quasi 800.000 chilometri sulle spalle. Quattro marce e l’obbligo di sosta di un quarto d’ora ogni ora di viaggio per non surriscaldare il motore. Un’avventura. Tre uomini di generazioni diverse, tre narratori, tre amici, che sostano nelle osterie, parlano con le persone che abitano i fiumi, con i fantasmi che non ci vivono più. Questo il succo del libro. È stato un viaggio lentissimo per raccontare le geografie, la Grande Storia, ma anche per entrare dentro le vite di noi tre. Ne è uscito un reportage intimo e ironico che parte dalla sorgente del fiume Tagliamento, attraversa tutta la Carnia, per arrivare al borgo abbandonato di Portis e poi puntare a sud, toccando il ponte di Braulins, Spilimbergo, San Daniele, Latisana fino a Lignano. E poi si risale sul furgone Molly (così si chiama) e si riparte dalla sorgente della Soča, arriviamo a Gorizia, passando per Caporetto e Tolmino. E da lì seguiamo l’acqua dell’Isonzo fino all’Isola della Cona seguendo le tracce della Grande Guerra. Ho sempre creduto nella forza evocativa, simbolica, ma anche molto concreta dei fiumi.
Bottega Errante ha una particolare attenzione al mondo dell’Europa dell’Est, devo dire che ci ha fatto scoprire libri e autori che pur vivendo noi sul confine non conoscevamo: come mai questa scelta editoriale?
La risposta sta nella tua domanda. Sembra che la letteratura del primo Est, di quelli che definiamo Balcani, sia sempre stata lontana dalle nostre librerie, dai nostri gusti sempre molto ispirati dal mondo anglosassone. Eppure, noi troviamo prima di tutto grandissimi autori e autrici, tradotti in tutto il mondo, che vincono i più importanti premi letterari europei, e che in Italia non trovano casa. Ci imbattiamo in grandi romanzi, in grandi storie, questa è la prima causa che ci porta a superare il confine per capire cosa sta succedendo vicino a noi. E poi c’è un’altra causa: che i Balcani sono sempre stati crocevia fondamentale per l’Europa, per tutti noi, dallo scoppio della Prima guerra mondiale, a Tito, alle guerre più recenti, alla rotta balcanica dei migranti. Sono territori complessi, sempre in movimento e spesso da questa matassa nasce grande letteratura che per un editore è la base del suo lavoro.
Per conto del Comune di Cervignano curi il “Festival del Coraggio”, iniziativa che nel 2020 dovrebbe vedere la sua terza edizione e che ha avuto un sorprendente successo di pubblico: come nasce e puoi raccontarci cosa ci dobbiamo aspettare per l’autunno, Coronavirus permettendo?
Nasce dall’idea dell’Assessorato alla cultura del Comune di Cervignano del Friuli, da una loro intuizione che testimonia anche di come la politica possa avere buone idee e capacità di realizzarle al meglio. Il Comune ha coinvolto Bottega Errante a curare la direzione artistica e l’organizzazione e ne è uscita una manifestazione che è andata oltre a tutte le aspettative. C’è stata una partecipazione che nell’ultima edizione ha visto tutte le sale di tutti gli incontri praticamente esaurite e una comunità, quella di Cervignano, della Bassa Friulana, che ha risposto alla grande.
Abbiamo mescolato grandi ospiti (nei primi due anni ci sono stati tra gli altri Fiammetta Borsellino, Piergiorgio Odifreddi, Federica Angeli, Gherardo Colombo, Eugenio Finardi, Paolo Flores D’Arcais, i genitori di Giulio Regeni, Beppino Englaro, Marco Baliani, Monika Bulaj), spettacoli teatrali, musica, per cercare di raccontare le grandi e le piccole storie di coraggio, quelle che hanno tentato di cambiare il mondo assieme a quelle che hanno rivoluzionato la vita di una donna o di un uomo. Ne è uscito un percorso fatto di incontri emozionanti, con una empatia fortissima e una energia che coinvolgeva ospiti e pubblico. Stiamo lavorando per l’autunno, ovviamente con tutte le incognite del caso. Stiamo capendo cosa potremmo fare e come e ci stiamo muovendo per organizzare, nonostante tutto, una grande terza edizione.
Il tuo ultimo libro è La teoria dei paesi vuoti, un viaggio nei borghi abbandonati e quello prima raccontava del tuo rapporto con la montagna. In questa reclusione forzata, quanto ti manca andartene a fare una passeggiata e quanto i libri possono aiutare in questo?
Mi manca molto anche andare ogni tanto in un bosco a fare quattro passi. Mi manca l’idea di poterlo fare. Ma trovo sempre che i libri rispondano bene a questa necessità che abbiamo di muoverci, di andare, di viaggiare. In questo periodo ho letto Patria di Aramburu e ho fatto un grande viaggio nei Paesi Baschi durante il periodo dell’ETA; ho letto Archivio dei bambini perduti della Luiselli e ho viaggiato dentro quella macchina lungo gli Stati Uniti; ho appena concluso Amore di Hanne Ørstavik e sono stato con i due protagonisti nel nord della Norvegia per un paio di giorni. Chi legge può vivere più vite, più periodi storici, più geografie e questo è un privilegio assoluto anche in tempi di quarantena.