apertamente_logoapertamente_logoapertamente_logoapertamente_logo
  • Home
  • Statuto
  • Persone
  • Scrivono per noi
  • Attività
  • Premio Roberto Visintin
  • Contatti

Dal fallimento di una riforma ad una provincia alla deriva

Categories
  • Cultura
Tags

di Davide Furlan del 1/5/2020 – Da anni ormai in Italia il tema della riforma del sistema delle autonomie locali è al centro del dibattito politico e va a braccetto con la necessità di riforma costituzionale insistentemente sbandierata, ma che alla prova dei fatti non si è mai riusciti a portare a compimento. L’ultima riforma del titolo V risale al 2001 (governo D’Alema) e in quell’occasione venne affrontato puntualmente il tema della competenza legislativa, producendo di fatto un aumento del contenzioso tra Stato e Regioni sull’interpretazione dell’art. 117, commi 2 e 3 (legislazione concorrente) della Costituzione.

La necessità di fornire un assetto istituzionale moderno ed efficiente al nostro Paese, con regioni che si occupino di alta programmazione e di legislazione e non dei contributi alle bocciofile (con tutto il rispetto per i sodalizi sportivi che portano avanti la loro attività con il volontariato) ed enti locali all’altezza del compito al quale sono chiamati a rispondere, cioè fornire servizi ai cittadini, è tema rimasto ad oggi irrisolto.
Nello scorso mandato la giunta Serracchiani provò ad affrontare nella nostra regione, con molto coraggio, ma esiti altrettanto infausti, una radicale riforma degli enti locali. Riforma che, negli intenti (leggasi le linee guida licenziate dalla giunta nell’ottobre 2013), avrebbe dovuto restituirci un sistema delle autonomie che poggiava su due soli pilastri: una Regione più “leggera”, con funzioni legislative e di alta programmazione; Comuni che, attraverso le Unioni Territoriali, avrebbero dovuto fare programmazione di area vasta (attraverso i piani strategici e le “intese per lo sviluppo”, oggetto di trattativa con la Regione) e fornire servizi all’altezza ai cittadini. Tra gli obiettivi dichiarati, perseguire la sburocratizzazione del sistema pubblico, nonché affrontare in modo decisivo l’eccessiva frammentazione dei nostri comuni, dimensionalmente non attrezzati per offrire servizi adeguati ai cittadini. La L.R. 26/2016 venne partorita dopo un lungo percorso di confronto con i territori, con estenuanti e non sempre proficue mediazioni, e condusse all’abolizione delle province (a onor del vero al tempo già bersaglio della riforma Delrio anche a livello nazionale), fatto che diventerà un unicum in Italia, e all’istituzione di diciassette Unioni Territoriali Intercomunali. Qui avrebbero dovuto confluire funzioni e risorse umane dai comuni e dalla Regione per avvicinare il più vicino possibile ai cittadini il punto di erogazione dei servizi.
Fin qui gli intenti, lodevoli. L’applicazione pratica, però, è stata ben lontana dagli auspici iniziali ed ha portato nei fatti ad una lievitazione del personale in forza alla Regione, che ha accentrato su di sé ancor più funzioni “operative”, e ad un impoverimento dei comuni. Ora, dopo l’intervento della giunta Fedriga che ha smantellato la L.R. 26/2016 senza proporre alcuna progettualità alternativa, ci troviamo a metà del guado, con l’acqua anche piuttosto alta, e senza alcuna prospettiva per gli enti locali di questa regione.
I motivi di questo fallimento sono molteplici e non tutti necessariamente ascrivibili all’ansia riformatrice della Serracchiani, piuttosto che all’aspra e per certi versi ideologica avversione messa in atto da parte di alcuni sindaci di centrodestra che hanno dato vita ad una protesta sfociata nella sistematica violazione delle norme contenute nella riforma stessa, fatto mai verificatosi nella storia della nostra regione.
A mio avviso è mancato, com’era mancato ai tempi della legge Iacop che istituiva le Associazioni Territoriali tra i comuni (anch’essa peraltro immediatamente smantellata dalla giunta Tondo), il coraggio necessario a dare anima ad una legge che in tutta onestà non ne aveva. E quest’anima avrebbero dovuta darla i Sindaci. Ci si è in pratica concentrati più sul contenitore che sul contenuto. Essere chiamati a fare programmazione di area vasta e condividere l’organizzazione di servizi a livello territoriale doveva essere letta come un’opportunità, tanto più in una provincia piccola e marginale come la nostra.
Purtroppo i principali “profili istituzionali” che sono stati chiamati a gestire questa situazione non si sono dimostrati all’altezza, con la giunta leghista di Monfalcone che ha deliberato l’uscita dall’UTI Carso Isonzo Adriatico e addirittura la rinuncia a gestire le proprie scuole, ed il comune di Gorizia che non ha saputo cogliere l’occasione di diventare punto di riferimento vero per tutto il territorio isontino, limitandosi a traccheggiare in attesa che la nuova amministrazione regionale intervenisse con un colpo di spugna e lo sollevasse da quello che da subito era parso un peso insostenibile per quell’amministrazione.
Ora ci troviamo a pagare la debolezza e la mancanza di lungimiranza dei comuni riferimento dell’ex provincia di Gorizia, con un territorio che si trova spaccato e che fa segnare paurosi sbandamenti anche nella gestione dei propri servizi fondamentali (rifiuti, settore idrico, disabilità, trasporto pubblico). Il territorio isontino nei decenni era stato in grado di governare processi che in altre parti del territorio regionale sono stati affrontati e (non sempre) risolti solo molti anni dopo.
Questa vicenda ci insegna fondamentalmente due cose. La prima: siamo molto più propensi a lamentarci delle cose che non vanno piuttosto che cercare di migliorare, con lavoro e libertà di pensiero, la situazione data. Questo se ci pensiamo è in sintesi anche il compito di un riformismo che guardi al futuro e non al consenso immediato, compito che lasciamo volentieri ad altri. La seconda: storicamente qualsiasi ipotesi di riforma che il centrosinistra ha tentato di proporre, è oggetto di sistematico smantellamento da parte del centrodestra, appena assunto il potere. È il lavoro dei conservatori, quello di mantenere le posizioni e di provvedere alla minuta amministrazione della cosa pubblica, senza provare ad incidere (in meglio) sulla vita dei cittadini: mutuando dal liberismo economico, laissez faire, laissez passer.

Davide Furlan, Sindaco di Romans d’Isonzo

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org