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Toro scatenato

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Di Massimo Bulli.

La cerimonia di celebrazione del 70° anniversario della tragedia di Marcinelle, l’8 agosto scorso, è stata l’occasione per il Governo Meloni per attaccare a testa bassa la CGIL e, per traslazione, con essa l’intera sinistra, per un episodio che è stato travisato, o che si è voluto travisare, e che ha visto alcuni sindacalisti girare le spalle durante il suo discorso al Presidente del Senato La Russa. Gesto stigmatizzato con enorme enfasi come indegno, offensivo e indecoroso, salvo poi scoprire che i sindacalisti protagonisti del gesto non solo non erano CGIL, ma non erano neanche italiani. Naturalmente, dopo i chiarimenti, gli attacchi sono proseguiti ugualmente, e non sono seguite scuse o smentite nei confronti della CGIL, in quel clima di avvelenamento dei pozzi e, in generale, del clima politico e sociale che il Governo sta perseguendo da tempo.

Gli episodi si susseguono a ritmo serrato, il penultimo in ordine di tempo è stato la clamorosa farsa della sospensione del trattato di Schengen verso la Spagna, e conseguente crisi a livello europeo, nonché ennesima figuraccia a livello internazionale, per un episodio che neanche lontanamente avrebbe potuto averne attinenza, anche qui perseguito bovinamente a testa bassa, senza scuse né ritrattazioni neanche dopo la più luminosa evidenza dei fatti, in una ottusa carica contro nemici e situazioni immaginate.

Poco prima, la inqualificabile presa di posizione, quasi una crociata, a difesa di un assassino, condannato in via definitiva senza alcun dubbio, preso a simbolo in modo del tutto assurdo di un fantomatico diritto alla difesa, quando questo aveva assassinato alle spalle delle persone che stavano fuggendo, con un inedito e senza precedenti scontro istituzionale con la Presidenza della Repubblica, alla quale veniva non chiesta, ma pretesa la grazia per il condannato, evidentemente per scopi di propaganda.

E poi affermazioni roboanti a sostegno di poliziotti coinvolti nella morte di persone che stavano arrestando, non ritrattate neanche nel caso, come quello di Rogoredo, nel quale la colpevolezza del poliziotto era palese, sempre “senza se e senza ma”.

In mezzo a tutto questo, affermazioni iperboliche e sconcertanti come quelle sulla cosiddetta “Famiglia del Bosco”, ospitata nientemeno che a Palazzo Giustiniani dal Presidente del Senato, nell’ottica della propaganda intorno al Referendum per la riforma della Giustizia, dove esponenti di primo piano del Governo e della destra hanno politicizzato la vicenda, usandola nella campagna per il referendum per mettere in discussione l’operato dei giudici nei confronti delle famiglie e dello Stato.

La demonizzazione costante della Magistratura, l’emissione di continui decreti sicurezza, di decreti sulla Scuola, uno più folle dell’altro.

Cosa è che unisce tutto questo in un unico filone? Le unisce l’ impressione che la destra si stia dibattendo come un toro infuriato in uno stallo, cercando di sfondare alla cieca i confini di questo recinto, la democrazia, i principi, la coesione sociale, dando testate furibonde a tutte le regole scritte e non scritte che ne limitano il potere, usando le corna e gli zoccoli in una furibonda sarabanda per distruggere prima possibile ogni punto di riferimento per gli elettori, dissacrando ruoli e competenze, togliendo solennità ad ogni carica e ad ogni incarico scrollandosi di dosso ogni pastoia ed ogni vincolo che riconduca la gestione del  potere entro i limiti democratici di rappresentanza del popolo, di tutto il popolo, invece che un potere fine a sè stesso riservato a parenti ed amici.

Trasformando così la scena politica italiana in una indegna gazzarra, dove i principi ed i punti programmatici sui quali le opposizioni potrebbero poggiare la propria campagna per le elezioni del prossimo anno si perdano nel caos.

È stato detto che, nei momenti difficili, le masse tendono a seguire la narrazione dominante, quale che essa sia, e la destra, che ha già la sua narrazione incentrata su immigrazione, invasioni islamiche e sicurezza, ha tutto l’interesse a distruggere ogni punto di riferimento positivo e soprattutto la narrazione della controparte fatta di ragionamenti, inclusione, gestione della immigrazione, ma anche programmazione economica, politiche industriali, sviluppo, mercato, scuola, sanità eccetera.

E lo fa come un toro scatenato che cerca ciecamente, bovinamente, ottusamente, lo scontro, la lotta, la distruzione, in una dimostrazione continua di forza e aggressività. Seguita in questo da quegli elettori che capiscano solo la forza animale, la violenza, la distruzione, e che però forse non hanno la lungimiranza di capire che chi adora i tori scatenati farà al massimo un rodeo, una corrida. Non costruirà un Paese migliore nel quale crescere i propri figli.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org