Di Cosimo Risi.
Poteva andare peggio: è il sentimento diffuso presso gli alleati europei dopo il Vertice NATO di Ankara. Le dichiarazioni di Donald Trump alla fine contraddicono coerentemente quelle all’apertura. Prima gli alleati erano infingardi e inaffidabili, poi percepisce un sentimento di amore, sarà per i 250 anni degli Stati Uniti o per il tempo che scorre prima che egli lasci la Casa Bianca.
La gestione del caso Iran risponde alla logica del dico e contraddico nell’arco della giornata. Il cessate il fuoco, di cui al memorandum d’intesa di giugno, è carta straccia, complice l’articolo 5 redatto in modo tale da prestarsi ad interpretazioni discordanti. E cioè: si riconosce all’Iran, e all’Oman, il diritto di proteggere la sicurezza della rotta marittima. Di qui l’interpretazione estensiva di Teheran per cui la protezione, essendo un servizio, va remunerata. Non un pedaggio, ma il giusto compenso per una facilitazione marittima, come le pilotine nei nostri porti.
La libertà di navigazione è a rischio, tuona il Presidente, spetta agli Stati Uniti, strutturalmente liberali e liberisti, garantirla contro chi la minaccia. La US Navy garantirà il passaggio sicuro ai mercantili che solcano Hormuz. Solo che anche questo è un servizio, la protezione costa, va compensata con il 20% del valore trasportato. Ma allora la libertà di navigazione non è più libera? Ed infatti il Ministro degli Esteri d’Iran coglie l’argomento per dare ragione al Presidente americano. Una esazione va prelevata a carico degli armatori: non una tangente, il pagamento di un servizio. Che a garantirlo sia la neonata Autorità marittima iraniana o la US Navy poco cambia.
I consiglieri del Presidente, sempre in ritardo rispetto alle sue esternazioni, cominciano il lavorio di messa a punto, fino a contraddire il contraddetto. Sembra un gioco di parole, è il groviglio in cui si è ficcata la diplomazia americana d’improvviso povera dei diplomatici professionali, quelli adusi a centellinare le parole. Qualcuno addebita al Vicepresidente Vance l’accettazione del controverso articolo 5: nell’ansia del risultato, non si sarebbe accorto della trappola linguistica in cui si infilava.
Si rinuncia al pedaggio del 20%, si opta per una rete di accordi con i paesi costieri – i più ricchi al mondo, rammenta il Presidente – perché contribuiscano alle spese per la libertà della rotta, con investimenti massicci negli Stati Uniti. Un impegno del genere era stato sottoscritto nel corso della prima missione presidenziale nel Golfo, e già allora fioccavano i fantastiliardi da Riad & Co verso Washington. Non si capisce se la nuova rete di accordi comporti la conferma del già promesso o una promessa ulteriore. Si capisce in filigrana che le monarchie del Golfo, in cerca di rinnovata stabilità, dubitano della stabilità della politica americana, sono disposte a sforzi considerevoli per ritrovare il filo di una vicenda apparentemente fuori controllo.
L’Iran non sta a guardare. Sopito il fronte libanese con l’accordo romano fra Israele e Libano e l’impegno delle IDF di lasciare alcune postazioni, si riapre il fronte yemenita. Dopo il cessate il fuoco del 2025 fra Yemen (Sana’a) e Arabia Saudita, il clima si scalda di nuovo. I sauditi, pare con l’aiuto del Governo riconosciuto di Aden, bombardano l’aeroporto di Sana’a mentre rientra la delegazione degli Houthi proveniente da Teheran per i funerali dell’Ayatollah Khamenei.
Lo stesso Trump avrebbe autorizzato il Principe Mohammed bin Salman a dare una lezione ai ribelli yemeniti. Con il rischio, anche qui non si sa quanto calcolato, che la loro reazione porti a minacciare di nuovo il transito nel Mar Rosso verso il Canale di Suez. Con le due rotte di Hormuz e Suez sotto scacco iraniano, diretto o indiretto, la partita della libertà di navigazione conoscerebbe un nuovo inquietante capitolo.
Non è più il momento per l’Europa di stare a guardare, specie da parte dei paesi che hanno alimento da Suez per i loro traffici. È il caso dell’Italia e non solo. L’attendismo finora è apparso un segno di saggezza (la tattica del wait and see), per quanto stigmatizzato dall’amico americano. Se il gioco si fa duro, è il caso che ci attrezziamo a dovere. La nostra priorità è il libero traffico attraverso Suez e l’approvvigionamento dei porti mediterranei.
A Gibilterra cade la barriera fra Regno Unito e Spagna: almeno questa è una buona notizia in un bollettino fosco per i mari.