Di Franco Perazza.
Basaglia un rivoluzionario vero.
Che un “rivoluzionario”, quando si parla di lui o si discute del suo pensiero e del suo agire, sia ancora in grado di accendere gli animi, di dar vita a contrapposizioni, di aprire dispute, di accendere polemiche e discese in campo, ha un solo significato: quel “rivoluzionario”, i suoi pensieri, il suo lavoro sono ancora ben saldi, vivi, presenti, attuali. E Franco Basaglia è un “rivoluzionario” così.
Ciò detto, quello che sta accadendo in questi giorni in merito e attorno alla proposta di candidare il pensiero di Franco Basaglia a patrimonio culturale immateriale protetto dall’UNESCO mi addolora – per il rapporto amicale che ho con Alberta Basaglia – e soprattutto mi pare inutile e fuorviante rispetto al tema vero da affrontare.
Che fare per avere una politica e costruire servizi di salute mentale di comunità efficaci, all’altezza di una situazione che si fa giorno dopo giorno più drammatica?
La salute mentale è ormai un’ emergenza a livello mondiale.
In Italia un milione di persone sono in carico ai Servizi di Salute Mentale, senza calcolare le persone che ricorrono a servizi privati. Senza poter inserire nel calcolo quelli che non trovano aiuto nel pubblico e non possono permettersi il privato.
Giovani, anziani e donne sono le categorie più colpite.

Un lungo lavoro.
Io non sono uno di quelli che “erano basagliani fin dalla nascita”, ma grazie alla frequentazione dei servizi di salute mentale triestini e soprattutto grazie al rapporto che ho avuto la fortuna di avere con Franco Rotelli, collaboratore di Basaglia e poi suo successore alla direzione del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, ho capito cosa e come si doveva agire per fare una buona salute mentale di comunità. Con il forte sostegno di Rotelli e con la sua guida ho avuto l’opportunità di assumere prima la direzione del Centro di Salute Mentale di Gorizia e successivamente quella del Dipartimento di Salute Mentale della Azienda Bassa Friulana – Isontina.
Sono stati anni complicati, di duro lavoro, di impegno continuo, anche di feroci polemiche. Eppure con l’aiuto di Rotelli e grazie alla fortuna di avere accanto a me alcuni operatori appassionati e generosi – alcuni provenienti dal DSM di Trieste – siamo riusciti a far emancipare i servizi dell’area goriziana e monfalconese, che fino a quel momento erano rimasti ultimi rispetto all’evoluzione dei servizi della nostra regione.
E’ stato un lungo lavoro, pochi erano disposti a credere che ce l’avremmo fatta, ma ora posso dire con orgoglio che attualmente il CSM di Gorizia è il servizio di punta del DSM di ASUGI. E non è una manifestazione di affetto nei confronti dei giovani colleghi che vi lavorano, bensì lo confermano gli indicatori di esito.
Lavoro, storia, cultura.
Oltre all’ organizzazione dei servizi, tenendo in primo piano la concretezza dei bisogni delle persone in carico ai servizi e non dimenticando mai il dovere etico di garantire i loro diritti, in questi anni ho cercato di recuperare la memoria di ciò che era avvenuto con Franco Basaglia a Gorizia, la rivoluzione che qui c’era stata, il suo lascito culturale.
Mi sono occupato di dare finalmente una progettualità dignitosa al comperensorio dell’ ex OPP, che oggi chiamiamo Parco Basaglia, a lungo trascurato e, per molte sue parti, del tutto abbandonato: una condizione dolorosa a vedersi. Sono riuscito a trovare alleati preziosi – in primis l’assessora provinciale Ilaria Cecot – per “salvare” l’Archivio storico.
Con Alberta Basaglia
Tra il 2019 e il 2020 insieme ad Alberta Basaglia abbiamo lavorato – tra mille difficoltà dovute al Covid – per realizzare un percorso conoscitivo del lavoro svolto da suo padre a Gorizia dal 1961 al 1968. Questo percorso conoscitivo, chiamato “Diritti al cubo. Gorizia epicentro di una rivoluzione”, fortemente voluto dalla Presidente della Fondazione CaRiGo, Roberta Demartin, nasceva dalla necessità condivisa con Alberta di dover far conoscere e valorizzare quella eseprienza che fu vera rivoluzione, ma che ancora fatica ad essere conosciuta e compresa a pieno anche qui a Gorizia, dove dove tutto era nato. Un impegno gravoso, un lavoro fatto gomito a gomito con Alberta, che dunque sa bene quanto ormai da anni io mi stia impegnando per valorizzare il lavoro di suo padre a Gorizia.
GO! 2025
In occasione della nomina di Nova Gorica e Gorizia prima Capitale Europea transfrontaliera della Cultura, nella mia posizione di consigliere comunale, ho sollecitato il Dott Stojan Pelko, direttore del programma di GO!2025, perchè venisse riconosciuto allo psichiatra veneziano un giusto posto tra le figure rappresentative della storia del nostro territorio. Mi è stata concessa l’opportunità di organizzare un convegno. Così con alcuni colleghi italiani e sloveni abbiamo organizzato il Convegno internazionale dal titolo Franco Basaglia. Oltre I confini. Pratiche di libertà, che ha visto la partecipazione molto interessata di quelli che sono stati i principali collaboratori dello psichiatra veneziano: a partire da Peppe Dell’Acqua, Giovanna Delgiudice, Mario Novello e molti altri.
Più di sessanta sono stati i relatori nazionali ed internazionali e centiania i partecipanti. Alla fine del convegno, l’assemblea dei partecipanti ha approvato un documento che ci impegnava a rimettere al centro e rilanciare il pensiero e le pratiche basagliane, informando e sollecitando in tal senso le autorità nazionali ed internazionali.
Così oltre ad altre iniziative, per tener fede a quell’impegno ho ritenuto di contattare il Club UNESCO di Gorizia per sentire cosa ne pensasse di una possibile candidatura di Franco Basaglia a patrimonio immateriale tutelato da UNESCO. La Presidente mi rispose che si poteva fare ma che la richiesta doveva partire dalla Amministrazione comunale. A quel punto con la Presidente abbiamo sollecitato l’Amministazione che ha accolto la richiesta.

Patrimonio UNESCO.
Venendo ora alle polemiche di questi giorni, francamente mi riesce difficile immaginare che questo titolo, ammesso che si possa ottenere, possa “imbalsamare” (come qualcuno ha scritto) il pensiero di Basaglia: un pensiero di un’ attualità stringente, che travalica momenti storici e territori circoscritti, per essere veramente universale, un concreto patrimonio di cultura e di pratiche. Credo che nessuno che conosca il prezioso lascito di Basaglia all’umanità, possa solo immaginarlo confinato in un museo. Se mai il tema è proprio quello di accendere ancora di più la luce, far conoscere, diffondere, per trovare in quel pensiero e in quel “agire pratico” che sempre aveva carattarizzato Franco Basaglia, principi e valori indispensabili a guidarci per fronteggiare un’ emergenza salute mentale che ha dimensioni mondiali. La candidatura – ma è il mio parere – si offre come opportunità di diffondere, di aprire confronti, entrare nelle contraddizioni: anche in quelle dei nostri amministratori. I giovani operatori della salute mentale per lo più non conoscono o conoscono poco Basaglia, in Italia come all’estero, non lo si studia, è bandito dall’Università.
Dunque la candidatura UNESCO è solo una opportunità preziosa,non mette Basaglia in un museo, se mai lo si fa uscire da luoghi di riflessione spesso ristretti.
Per me è stata anche l’occasione faticosamente, testardamente, a volte dolorosamente ricercata di riannodare i fili di un rapporto difficile tra la città di Gorizia, da dove Franco Basaglia era stato cacciato da una “Amministrazione ottusa , con quella storia e con quella persona che tanto ha dato alla città e all’umanità.
Come questa iniziativa impedisca altre azioni, lo sviluppo di servizi migliori, l’uso di pratiche attente alle persone con disturbo mentale e ai loro diritti proprio fatico a capire. Indipendentemente da chi era seduto al tavolo della conferenza stampa di presentazione della candidatura.
A questo dovrebbe contribuire la candidatura: a tener aperto il dialogo e il confronto con Franco Basaglia per realizzare una salute mentale di comunità migliore.