Di Redazione.
Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo.
George Santayana
Nel pieno delle celebrazioni della Festa della Repubblica e alla vigilia dell’anniversario del rapimento di Giacomo Matteotti, suscita inevitabilmente discussione la scelta di autorevoli rappresentanti delle istituzioni di rendere omaggio a Giorgio Almirante.
Nessuno può negare il ruolo che Almirante ebbe nella storia della destra italiana del dopoguerra.
Tuttavia, è altrettanto impossibile separare la sua figura dalla sua lunga e convinta militanza fascista. Almirante non fu un semplice simpatizzante del regime: collaborò con la rivista “La Difesa della Razza”, sostenne pubblicamente le teorie razziste e antisemite del fascismo e, dopo l’8 settembre 1943, aderì alla Repubblica Sociale Italiana, lo Stato collaborazionista nato sotto l’occupazione nazista. Fu inoltre capo di gabinetto del ministro Fernando Mezzasoma e firmò il noto manifesto che minacciava la fucilazione alla schiena dei renitenti e dei partigiani.
La sua successiva attività parlamentare e la guida del Movimento Sociale Italiano non cancellarono mai questa eredità. Lo stesso Almirante non rinnegò il fascismo, rivendicando più volte la propria appartenenza a quella tradizione politica..
Per questo motivo appare particolarmente problematica la scelta di celebrarne la memoria proprio nei giorni in cui l’Italia ricorda la nascita della Repubblica.
La Festa della Repubblica non è soltanto la commemorazione del referendum del 2 giugno 1946: rappresenta il compimento della lotta di Liberazione dal fascismo e dall’occupazione nazista e l’affermazione dei principi democratici che hanno trovato espressione nella Costituzione repubblicana.
Ancora più significativo è il silenzio che ha accompagnato, nello stesso periodo, il ricordo di Giacomo Matteotti da parte del governo.
Matteotti fu il deputato che ebbe il coraggio di denunciare in Parlamento le violenze, i brogli e le intimidazioni del fascismo.

Pochi giorni dopo il suo celebre discorso del 30 maggio 1924 venne rapito e assassinato da una squadraccia fascista. Quel delitto segnò uno dei passaggi più drammatici della storia italiana. Il 3 gennaio 1925 Benito Mussolini intervenne alla Camera assumendosi la responsabilità politica, morale e storica di quanto era accaduto, in un discorso che viene generalmente considerato l’atto di nascita della dittatura fascista.
Per questa ragione colpisce che, nei giorni dedicati alla memoria della Repubblica e di una delle più illustri vittime del fascismo, alcune delle più alte cariche dello Stato abbiano scelto di celebrare una figura come Giorgio Almirante senza però dedicare analoga attenzione a chi sacrificò la propria vita per la libertà parlamentare e per la difesa delle istituzioni democratiche.
Non si tratta di cancellare la storia né di negare il ruolo svolto da Almirante nella vicenda politica italiana del dopoguerra. Si tratta piuttosto di comprendere il significato dei simboli e delle ricorrenze. La Repubblica italiana nasce dall’antifascismo, dalla Resistenza e dal rifiuto della dittatura. Per questo, nei giorni in cui si celebrano quei valori, appare non solo coerente ma doveroso rendere omaggio a figure come Giacomo Matteotti, che pagarono con la vita la difesa della libertà, della democrazia e dello Stato di diritto invece che a quelli che combatterono per mantenere la dittatura fascista in combutta con il nazismo.