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Monfalcone davanti alla sua sfida più complessa

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Di Massimo Bulli.

Pacatezza, equilibrio e sobrietà sono le caratteristiche che definiscono il comunicato del Gruppo di Lavoro Monfalcone 2040, in risposta alle affermazioni rilasciate dall’ex sindaca di Monfalcone lo scorso 23 maggio, a margine della conferenza stampa indetta dall’Amministrazione Comunale, che aveva lo scopo di celebrare la conclusione del primo anno di mandato della stessa.

Una proposta di studio per il futuro della città

Queste dichiarazioni avevano voluto sminuire, anche con qualche inutile volontà di derisione, la portata del documento prodotto da Monfalcone 2040, con il quale si proponeva un percorso di indagine conoscitiva delle problematiche, soprattutto sociali, di Monfalcone e del suo territorio, per poter analizzare a fondo «l’esperimento sociale accelerato» di cui Monfalcone è teatro e arrivare a formulare «indicazioni utili per il futuro anche su scala nazionale», affrontando in modo scientifico i temi dell’immigrazione, del lavoro, dell’integrazione e dei rapporti con l’industria.

Il tutto nell’ambito di un’ipotesi di lavoro finalizzata a comprendere come sarà Monfalcone, per l’appunto, nel 2040.

Un’indagine che guardasse in modo progettuale al futuro, in un momento storico nel quale si guarda quasi esclusivamente al presente e all’immediato.

La risposta della ex sindaca

Le parole trancianti dell’ex sindaca, che hanno sbrigativamente accostato le proposte del gruppo di lavoro alla proposta di legge, per diversi aspetti analoga, presentata dal consigliere regionale Bullian, hanno di fatto bocciato l’iniziativa, definendola una mossa sterile, «una banalità assolutamente inutile, più un’anticamera di un progetto politico fallito che altro». Ne è stata contestata anche l’estraneità all’agone politico, nel tentativo di sminuirne la portata intellettuale e civica.

Non è mancato, come d’uso, il richiamo alle percentuali di gradimento ottenute alle elezioni comunali, con la dichiarazione che l’Amministrazione, sulla base di questo mandato pressoché plebiscitario, sa bene dove andare perché è «ben timonata».

Insomma, una stroncatura totale, espressa a margine di una conferenza stampa che celebrava una serie di lavori, in maggior parte edilizi, conclusi dall’Amministrazione Comunale e, forse, anche i dieci anni di governo della destra cittadina. Una conferenza nella quale, peraltro, i relatori hanno evitato di rispondere a domande che sarebbero state importantissime, ma probabilmente troppo scomode, sull’immigrazione e sui rapporti con Fincantieri.

L’approccio scientifico proposto da Monfalcone 2040

Nel merito, i componenti del Gruppo di Lavoro Monfalcone 2040, nel respingere la velata accusa di collocazione politica, hanno risposto che «le dinamiche tra maggioranza e opposizione sono fisiologiche, ma non riguardano questo Gruppo di lavoro. Ci interessano solo i contenuti della proposta».

E ancora: «Crediamo che di fronte a fenomeni così complessi sia importante un approccio scientifico, in primo luogo per le Istituzioni e per coloro che sono stati eletti a governare. Le scelte che si faranno nei prossimi quattro anni, o quelle che non si faranno, determineranno il futuro della città nei prossimi venti».

Risulta evidente che, a fronte della richiesta della società civile di avviare una procedura che, con un approccio scientifico, andasse a porre le fondamenta per un’analisi dei fenomeni migratori che interessano un territorio così complesso e che potesse fornire indicazioni per un progetto organico coinvolgendo tutti gli stakeholder interessati — istituzioni, industria e associazionismo — in modo da dare risposte sistemiche a problematiche estremamente complesse, vi sia stata una risposta di tipo ideologico, di negazione del problema, che non appare eccessivo definire medievale.

Con questo atteggiamento l’Amministrazione Comunale si è assunta la non indifferente responsabilità di affermare esplicitamente di essere consapevole di voler gestire una situazione estremamente complessa, che ha avuto echi a livello nazionale e internazionale, in modo preconcetto e dogmatico.

Non è un particolare da poco.

Queste frasi, pronunciate peraltro in apertura di una conferenza stampa nella quale l’argomento non era all’ordine del giorno, rappresentano uno spartiacque nelle responsabilità etiche, morali e politiche che questa Amministrazione si assume nella gestione, o nella non gestione, della situazione migratoria monfalconese.

Se sino ad ora si poteva argomentare su una qualche forma di ingenuità o impreparazione nell’affrontare una situazione evolutasi nel corso degli ultimi dieci anni, gestita attraverso una serie di provvedimenti che dichiaratamente si rivolgevano a pretendere legalità, rispetto delle «regole» e un non meglio definito «decoro», oggi abbiamo una dichiarazione netta che va a negare la necessità di un approccio strutturale alle problematiche socio-economiche di Monfalcone.

Il nodo dell’integrazione e del clima sociale

E questo passa evidentemente, tra l’altro, attraverso la negazione del problema e, in estrema sintesi, attraverso la non accettazione — che questa Amministrazione sembra ritenere ampiamente condivisa dai propri elettori — della condizione umana delle comunità immigrate.

Non persone, ma cose.

Il pensiero che sembra emergere da questa negazione, e che trae origine dagli slogan ideologici della fazione politica al governo della città, è che gli immigrati non debbano rappresentare un problema e che quindi non meritino attenzione né investimenti economici.

Non a caso, la Festa del Sacrificio recentemente celebrata a Monfalcone da parte della comunità musulmana ha evidenziato un clima di intolleranza, espresso principalmente sui social network, nei quali i commenti sono stati particolarmente feroci.

Eppure le comunità musulmane di Monfalcone sono pacifiche, gentili e collaborative. Non hanno mai causato problemi se non quelli derivanti dall’aumentato carico su welfare, scuola e tensione abitativa; problemi che non derivano certamente dalla loro etnia o religione, ma esclusivamente dal loro stato di necessità.

Si tratta di persone che sono state chiamate qui a lavorare da Fincantieri e che non si trovano a Monfalcone per altri motivi.

I commenti espressi sui social hanno manifestato aggressività, talvolta addirittura odio, oltre a un non indifferente carico di ignoranza riguardo alle usanze e alla religiosità islamiche.

Segnali di intolleranza che non corrodono soltanto i rapporti tra la comunità monfalconese, per così dire «occidentale», e le comunità islamiche, ma anche quelli all’interno della stessa comunità monfalconese, tra chi è disposto e chi non è disposto al razzismo e allo scontro.

Governare la complessità

Non sembrano esservi, perciò, motivazioni reali per questa ostilità, se non quelle derivanti da una continua campagna aggressiva ed escludente condotta negli ultimi anni dalla fazione politica che governa Monfalcone da un decennio, la quale ha istituzionalizzato lo scontro e legittimato sentimenti razzisti attraverso atteggiamenti divisivi ed escludenti.

E che, non a caso, teme uno studio scientifico del problema, perché questo potrebbe con ogni probabilità evidenziare consistenti mancanze istituzionali, oltre a mettere indirettamente in luce responsabilità politiche, etiche e morali di un’Amministrazione che da dieci anni costruisce carriere politiche sostenendo ed enfatizzando una situazione nella quale si individuano improbabili colpevoli, ma non si cercano soluzioni.

Si tratta invece di una situazione che andrebbe gestita e governata nell’interesse di tutta la popolazione, individuando soluzioni per l’integrazione, l’inclusione, ma anche per il lavoro, per i redditi tra i più bassi della Regione e dell’Italia intera, per i rapporti con Fincantieri, per la tensione abitativa, la sanità, il welfare e, più in generale, per la costruzione di una società sana.

I problemi sono articolati e complessi e, per essi, non esistono soluzioni semplici.

Un’Amministrazione sana e capace dovrebbe affrontarli per costruire una società migliore.

E per farlo dovrebbe apprezzare l’aiuto di chi si propone, in modo scientifico, di analizzarli e di contribuire alla definizione delle priorità e alla ricerca delle possibili soluzioni.

Non averne paura.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org