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La campagna di Libano

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Di Cosimo Risi.

            Il Castello Beaufort (Qalat al-Sharif, castello dell’alta roccia) cade sotto l’attacco delle IDF. La fortezza è situata su una asperità del terreno, consente di controllare una vasta area fino al Fiume Litani, l’avamposto di Israele in Libano. Il fiume rappresenta virtualmente la nuova frontiera fra i due paesi, in modo da ricacciare Hezbollah a nord, fino a Beirut e oltre. I lanci di razzi saranno più difficoltosi e gli sfollati del nord di Israele potranno tornare nelle loro abitazioni in relativa calma.

            L’aggettivo “relativo” è d’obbligo. Hezbollah dispone di armamenti a lunga gittata, mantiene una buona capacità di deterrenza nei confronti di Israele. Può essere attivato o silenziato in funzione della tattica negoziale dell’Iran. A Teheran più che a Beirut si gioca la partita. L’Iran sa che qualsiasi intesa raggiungerà con gli Stati Uniti riguarderà  marginalmente Israele. Gerusalemme non bombarderà la Repubblica Islamica, come da istruzioni di Washington per non pregiudicare l’intesa. Manterrà la facoltà di intervenire in Libano se e quando avvertirà che una minaccia verrà da quel territorio. Anche in fase preventiva, con una discrezionalità negli attacchi di fatto totale. La minaccia di Hezbollah servirà da deterrente in questa verosimile ipotesi.

Il Castello Beaufort ha un valore simbolico. La fortezza fu costruita dai Crociati sulla via di Terra Santa, passò al Sultano Salah al-Din (Saladino), fondatore della dinastia Ayyubide, poi ai Mamelucchi, agli Ottomani ed infine al Mandato della Francia. Fu conquistato da Israele nella Prima Guerra del Libano (1982), l’operazione comandata da Ariel Sharon contro l’OLP che in Libano aveva trovato riparo dopo essere stata cacciata dalla Palestina. Nel 2000 fu riconsegnato parzialmente danneggiato, in una fase di alleggerimento delle tensioni regionali. È riconquistato nel 2026 nel corso della Terza Guerra del Libano.

            La bandiera con la Stella di David sventola sul pennone, il Ministro della Difesa celebra “l’eroica battaglia” che corrisponde a 44 anni da quella di Sharon. Israel Katz si pone in linea di continuità con l’antico predecessore, nel gioco sempre più diffuso di rimandare ai precedenti storici per giustificare le azioni correnti. Un andirivieni nel tempo che sedimenta il sentimento millenarista della dirigenza al potere, in contrasto con l’ambizione di Tel Aviv e dell’apparato tecnologico di porsi all’avanguardia dell’innovazione. Un balzo nel futuro e un ritorno al passato.

            La conquista suscita l’inquietudine generale, il Castello è fra i luoghi archeologicamente tutelati. Su Israele incombe la responsabilità di preservarlo dalle manomissioni. Che avverta anche l’obbligo di restituirlo ai Libanesi è da vedere. L’impressione generale è che le IDF si stiano acquartierando in Libano in via stabile se non definitiva.

I modelli sono Gaza, dove controllano un terzo del territorio, e la Siria, dove controllano l’altro versante del Golan. La fascia di sicurezza attorno allo Stato è garanzia di sicurezza. Il tutto è declinato per via militare, in base al nuovo codice securitario che trascura i risvolti politici e diplomatici. La rottura totale con il Segretario Generale ONU ne è la riprova.

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