Di Luciano Patat.
La costituzione di una brigata partigiana italiana, formata prevalentemente da giovani dell’Isontino e della Bassa friulana, in un territorio della Slovenia meridionale, allora provincia “italiana” di Lubiana, a 150 chilometri da Monfalcone, più vicino a Lubiana che a Trieste, testimonia quanto particolare, diversa e allo stesso tempo complessa sia stata la storia della Resistenza al confine orientale rispetto a quella vissuta dai partigiani delle altre regioni italiane.
La brigata “Fratelli Fontanot” si costituisce infatti a Suhor nella regione della Bela Krajina il 17 dicembre 1944 ma la storia partigiana di molti dei suoi combattenti inizia oltre un anno prima, quando nella notte fra l’11 e il 12 settembre 1943 i lavoratori delle fabbriche monfalconesi costituiscono a Ville Montevecchio (Vogrsko), a pochi chilometri da Gorizia, la “Brigata Proletaria” e, assieme ai reparti sloveni, combattono la battaglia partigiana di Gorizia che si protrae per venti giorni, tiene impegnate prima una e poi due divisioni tedesche e viene più volte citata nei bollettini di guerra della Wehrmacht.
Diversi partigiani di quella prima formazione, che alla fine della battaglia proseguono la lotta e danno vita sul Carso e nella pianura isontina e friulana ad altre formazioni partigiane, diventano in seguito combattenti, comandanti e commissari della nuova formazione.
Per gli altri partigiani della “Fontanot” la storia invece comincia nell’estate del 1944 quando, in seguito al richiamo al servizio di guerra delle classi dal 1914 al 1926, decretato dal Supremo Commissario del Litorale Adriatico, Friedrich Rainer, oltre duemila giovani del Monfalconese e della Bassa friulana, attraverso la rete delle “caraule”, raggiungono sul Carso e nella Selva di Tarnova i reparti della brigata “Garibaldi Trieste”.
La brigata non è però in grado di armare, alimentare e istruire tutti i volontari e di conseguenza solo una parte di loro viene inquadrata nella formazione e nel luglio del 1944 a Carnizza, nella Selva di Tarnova, costituisce il IV battaglione della brigata “Garibaldi Trieste”. Gli altri vengono invece inviati parte alla divisione “Garibaldi Natisone” sul Collio e nella zona libera del Friuli orientale e parte trasferiti nella Slovenia meridionale, nella zona operativa del VII Corpo d’armata, per essere addestrati e inquadrati in un reparto combattente.
Questi uomini vengono concentrati nelle località di Vinica, Rozni Dol e Stare Zage, nelle vicinanze della cittadina di Crnomelj, capoluogo della zona libera della Bela Krajina e sede del Comando dell’Esercito popolare di Liberazione e del Governo della Slovenia, e vengono raggruppati in tre battaglioni di lavoratori.
Per alcune settimane vengono utilizzati dal Comando sloveno nella costruzione di manufatti e fortificazioni militari e nella riparazione e manutenzione delle strade, finché all’inizio dell’autunno vengono gradualmente inquadrati militarmente, armati ed equipaggiati e assumono la denominazione di battaglioni “20 ottobre”, data della liberazione di Belgrado.
Negli stessi giorni, giunge nella Bela Krajina anche il IV battaglione della brigata “Garibaldi Trieste”, reduce da un duro combattimento sostenuto il 17 ottobre nel villaggio di Korinj, nella Suha Krajina, contro i tedeschi e i collaborazionisti sloveni della Belagarda, costato al reparto partigiano la perdita di 33 uomini.
La formazione garibaldina aveva in precedenza partecipato alla vasta operazione militare che aveva coinvolto un migliaio di partigiani di due divisioni slovene. In quattro giorni, percorrendo oltre cento chilometri lungo sentieri di montagna e nei boschi, i partigiani italiani e sloveni riescono a trasportare da Predmeja, nella Selva di Tarnova, a Stari Trg, nella Slovenia meridionale, un centinaio di invalidi e di feriti gravi provenienti dai due ospedali partigiani “Franja” e “Pavla”.
Nei pressi del villaggio, dove era stato allestita una pista di atterraggio per gli aerei alleati che avrebbero trasportato i feriti negli ospedali militari in Puglia, il battaglione garibaldino riceve l’ordine dal Comando sloveno di trasferirsi nella Bela Krajina per unirsi ai tre battaglioni “20 ottobre”.
Il 17 dicembre 1944 a Suhor, presso Metlika, a pochi chilometri dal confine croato, i tre battaglioni “20 ottobre” e il IV battaglione della brigata “Garibaldi Trieste” danno vita alla brigata “Fratelli Fontanot”, intitolata a due partigiani caduti: Armido, commissario di battaglione della brigata “Garibaldi Trieste”, e Licio, comandante gappista del Monfalconese. La nuova formazione partigiana nasce come brigata italiana del VII Corpo d’armata sloveno e, come tale, porta la bandiera slovena con nastri tricolori italiani.
Al momento della costituzione il reparto, strutturato su tre battaglioni, conta 769 effettivi ed è posto al comando di Giovanni Paparazzo “Roma”, ex sottufficiale della Guardia alla Frontiera e comandante del IV battaglione della brigata “Garibaldi Trieste”, e del commissario politico Mario Abram “Mario”, già combattente della battaglia partigiana di Gorizia.
Fino al termine della guerra la brigata “Fontanot” viene impiegata in numerose operazioni militari nella Bela e nella Suha Krajina contro le formazioni tedesche e i reparti collaborazionisti sloveni della Belagarda e sostiene numerosi combattimenti, come quelli di Gorenje Mrasevo, Smuka, Podljuben e Draganja Sela, che costano un numero elevato di caduti.
Il 30 aprile la brigata “Fontanot” riceve l’ordine di trasferirsi nel villaggio di Brod na Kupi, nella parte più meridionale della provincia “italiana” di Lubiana, al confine con la Croazia, dove viene inquadrata nella divisione “Garibaldi Natisone”, giunta in paese dalla Selva di Tarnova alcuni giorni prima, divenendone la quinta brigata.
Il 2 maggio la brigata “Fratelli Fontanot” viene inviata con gli altri reparti della “Natisone” all’inseguimento dei tedeschi in fuga prima a Kocevje e poi a Lubiana, dove giunge il 6 maggio e prende posizione nel quartiere periferico di Zalog.
Dopo essersi trasferita a Trieste e aver sfilato in parata per le vie della città il 20 maggio 1945, il ciclo operativo della brigata si conclude il 24 giugno in piazza 1° Maggio a Udine, dove le formazioni partigiane friulane e giuliane vengono smobilitate.





