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Il Ponte delle nebbie. L’ombra lunga della trasparenza

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Nel dibattito pubblico sul Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera da oltre 13 miliardi di euro, si sta consolidando una dinamica che merita attenzione: quella dell’opacità istituzionale. Non si tratta solo di una questione tecnica o ambientale, ma di un nodo democratico che coinvolge il diritto all’informazione, il controllo parlamentare e la responsabilità verso i cittadini.

La recente risposta della società Stretto di Messina, che ha negato a un deputato l’accesso al contratto con il Consorzio Eurolink, è un segnale preoccupante.   

Quando un rappresentante eletto non può visionare i documenti di un’opera pubblica di tale portata, si apre una crepa nel principio di trasparenza che dovrebbe guidare ogni scelta strategica. In quel contratto, secondo fonti parlamentari, ci sarebbero clausole onerose per lo Stato: penali giornaliere elevatissime, cauzioni da centinaia di milioni, e vincoli che rischiano di trasformare l’interesse pubblico in un debito blindato. La firma del contratto è avvenuta in tempi rapidi, prima della pubblicazione ufficiale e senza il parere della Corte dei Conti. Una scelta che solleva interrogativi: perché tanta fretta? Perché evitare il passaggio di controllo contabile? La sensazione è che si voglia consolidare un impianto contrattuale prima che le domande possano trovare spazio.

Nel frattempo, anche Bruxelles ha chiesto chiarimenti, in particolare su appalti e impatto ambientale. Ma il silenzio resta la risposta dominante.

Il progetto viene presentato come simbolo di progresso, ma cresce in un clima di riservatezza che rende difficile distinguere tra visione strategica e gestione opaca.

In un Paese dove si tagliano risorse a scuola e sanità, il Ponte rischia di diventare il paradigma di una politica che investe in grandi opere senza un dibattito aperto, senza una valutazione pubblica dei costi e dei benefici, e senza un controllo democratico effettivo.

La trasparenza non è un ostacolo: è la condizione per costruire consenso e legittimità. Se il Ponte sullo Stretto vuole essere davvero un’opera per il futuro, deve uscire dalla nebbia e affrontare la luce del confronto pubblico.

Altrimenti, resterà solo un monumento alla retorica, appoggiato su fondamenta fragili e dai tanti rendering del Capitano.

Ora anche la Corte dei Conti solleva rilievi 
La Corte dei Conti ha trasmesso alla Presidenza del Consiglio un documento istruttorio che solleva dubbi sostanziali sulla delibera con cui il Cipess ha autorizzato il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Il testo evidenzia criticità procedurali e tecniche che impongono una riflessione politica sull’intero iter decisionale. Secondo la magistratura contabile, la delibera non risponde pienamente all’onere di motivazione richiesto per atti di tale rilevanza. Manca una valutazione puntuale degli esiti istruttori, soprattutto nei passaggi chiave del procedimento. 

Il documento evidenzia come il provvedimento appaia più come una ricognizione delle attività svolte dai vari attori istituzionali, che come una vera e propria analisi giuridica e fattuale delle risultanze.

Viene inoltre sollevata la questione della trasmissione degli atti, con particolare riferimento al terzo atto aggiuntivo approvato da Mit e Mef, e si chiedono chiarimenti sull’efficacia della delibera del Consiglio dei Ministri del 9 aprile 2025, che ha sancito l’interesse pubblico del progetto.  La Corte chiede anche aggiornamenti sull’interlocuzione avviata con la Commissione europea, alla luce di recenti notizie di stampa.

Un ulteriore punto critico riguarda lo studio sul traffico e il piano tariffario elaborato dalla società TPlan Consulting, alla base del piano economico-finanziario. La Corte chiede trasparenza sulla selezione della società e sulle conclusioni dello studio, che ha avuto un ruolo centrale nella valutazione del progetto.

A queste nebbie si aggiunge il tentativo, alquanto maldestro, di imputare le risorse sul ponte a quelle per la difesa: una mediocre furbata che sia la NATO che l’Unione Europa hanno prontamente scoperto esponendo il governo all’ennesima figuraccia in sede internazionale.

Insomma, la vicenda del Ponte sullo Stretto è il paradigma della politica di questo governo: tanta retorica e populismo ma quando si tratta di comunicare veramente, di dire la verità, di informare i cittadini e le istituzioni tutto scompare in un clima omertoso e poco chiaro.

L’informazione, la conoscenza da parte dell’opinione pubblica, la trasparenza della pubblica amministrazione è un principio della democrazia, senza di esse prevale l’arbitrio e l’autoritarismo, ma forse è esattamente questo quello a cui aspirano: a farci diventare, ogni giorno, più distanti dall’Europa e più vicini agli Orban e ai Putin.

Red azione

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