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I nuovi crociati della paura

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di Massimo Bulli – Il successo della destra a Monfalcone – così come in Italia, in molti Paesi europei e negli Stati Uniti – affonda le radici in una narrazione capace di stimolare l’immaginario collettivo, facendo leva su temi come la sicurezza, l’identità nazionale e l’immigrazione. È una narrazione spesso faziosa, esagerata, talvolta grottesca o addirittura falsa, costruita per colpire la “pancia” degli elettori più che il loro raziocinio. Eppure, purtroppo, funziona.  

Basta un episodio marginale, talvolta insignificante, per scatenare rappresentazioni apocalittiche che giustificano l’intervento del politico di turno, pronto a proporsi come “salvatore”. Il segreto di questa strategia è alimentare costantemente l’allarme sociale, spostare l’attenzione verso nuovi presunti pericoli, non permettere all’elettorato di fermarsi a pensare ma portarlo in continuazione verso nuovi inquietanti orizzonti.
Perché, come si dice, “chi si ferma è perduto”. L’essere umano infatti si adatta a tutto, ed una tranquilla riflessione sui temi proposti da chi fa della paura il proprio motivo dominante porterebbe all’indagine e probabilmente al ridicolo. (cit Noam Chomsky)

Donald Trump lo sa bene: ha innalzato i toni fino a proporre la deportazione non solo degli immigrati irregolari, ma anche di coloro con visti incompleti, colpendo persino cittadini europei (anche italiani, nonostante la pretesa amicizia “speciale ” con Giorgia Meloni). Benjamin Netanyahu, in Israele, non di rado reagisce ai cali di consenso con un conflitto armato, trovando in Trump un fedele alleato. In questo scenario, l’obiettivo non sembra più esistere: conta solo mantenere la macchina del consenso in moto perpetuo.

Anche nel microcosmo di Monfalcone si assiste a dinamiche simili. La protagonista indiscussa della politica locale, già sindaca e ancora sostanzialmente in posizione di comando, ha sfruttato il fenomeno migratorio legato alle politiche di Fincantieri per costruire un racconto allarmistico sull'”invasione islamica”. Ha dipinto la pacifica comunità bangladese come pericolosa, ha parlato di moschee abusive, alimentando sospetti e diffidenza. L’obiettivo? Raggiungere una visibilità tale da garantirle un successo politico più ampio.

Il consenso, tuttavia, va nutrito costantemente. Archiviata la questione delle “spose bambine” (smentita dalla Questura) e terminata la breve campagna contro le biciclette, è ritornato il tema delle moschee, che però si rivela scivoloso: le sentenze favorevoli al Comune si alternano a quelle che danno ragione alla comunità islamica. Ultima, quella del Giudice Tavolare che ha bloccato l’acquisizione forzata di alcuni immobili religiosi per carenza di documentazione. Un provvedimento che alcuni bolleranno facilmente come “Toga Rossa”.

Nel tentativo costante di orientare l’opinione pubblica contro gli stranieri, la ex sindaca è giunta fino a ingerirsi in ambiti religiosi. Nota per le sue comparsate in chiesa con fascia tricolore, e per i suoi discorsi in bilico tra folklore e catechismo, ha più volte confuso valori cristiani con elementi identitari di parte. In questo contesto, è arrivata persino a giudicare pubblicamente il comportamento di un sacerdote che aveva concesso uno spazio alla comunità islamica per una cerimonia religiosa. Questo perché le cosiddette, da lei, moschee locali, in seguito a ingiunzioni e sequestri, erano state rese indisponibili.

Lo scandalo mediatico è stato sollevato da una foto in cui, durante la preghiera, una figura di Gesù risultava coperta da un panno. Una scelta spiegabile e rispettosa, eppure strumentalizzata per insinuare polemiche. Di fronte alla compostezza dei fedeli e al silenzio della Chiesa, l’ex sindaca ha annunciato l’intenzione di scrivere nientemeno che al Papa. Non per fede religiosa, evidentemente, ma per riaffermare il proprio potere trattando direttamente con il “superiore gerarchico” del sacerdote a suo parere, non sufficientemente allineato.

Siamo di fronte a una politica che si propone come nuova religione, settaria e assolutista. In un mondo rovesciato, dove ogni eccesso è giustificato in nome della “tradizione” e chi contesta l’ordine dominante viene etichettato come nemico, anche i piccoli soprusi trovano terreno fertile. È in queste dinamiche, spesso sottovalutate, che affondano le radici di tragedie più grandi. E tutto continua, come in un’eterna messa, officiata dai nuovi crociati della paura.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org