di Massimo Bulli
Con l’avvicinarsi dei referendum abrogativi previsti per il 7/8 giugno 2025, il dibattito pubblico dovrebbe concentrarsi principalmente sui temi più’ importanti del lavoro, la sicurezza innanzitutto e poi il problema delle nuove precarietà generate dalla mancanza di tutele provocata dalla Legge cosiddetta” Jobs Act ” del 2014.
La sicurezza del lavoro oggi risulta seriamente compromessa dalla normativa che prevede l’esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti da lavoratori dipendenti di impresa appaltatrice o subappaltatrice, come conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività di queste imprese ” (quesito n.4). In questo modo le imprese che gestiscono le commesse di lavoro con il sistema dell’appalto possono creare una rete di subappalti nella quale diventa molto difficile individuare le responsabilità sulla gestione della sicurezza; le pochissime condanne nei processi per infortuni che riguardano i circa 3 morti al giorno sul lavoro nel nostro Paese ne sono una chiara testimonianza. Queste norme, oltre a realizzare gli strumenti per uno sfruttamento economico dei lavoratori, creano le premesse per una maggiore insicurezza, sia perché le responsabilità non sono definite in modo chiaro, con la conseguenza che gli investimenti sulla sicurezza possono venire elusi, sia perché i lavoratori diventano molto più’ ricattabili, quindi impossibilitati a pretendere o anche solo a conoscere le norme di sicurezza.
Sempre a proposito di sicurezza diventano importanti anche i primi due quesiti , che prevedono la possibilità di reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo per le imprese sopra i 15 lavoratori (un tempo previsto dall’ex art.18 legge 300/70) e, ancora, l’eliminazione del limite delle 6 mensilità di risarcimento negli stessi casi. Perché tutto questo sarebbe collegato alla sicurezza?
Perché poter licenziare senza giusta causa né giustificato motivo, senza possibilità di reintegro, diventa un’arma formidabile nelle mani dei datori di lavoro per contenere o eliminare del tutto le rivendicazioni.
Il fatto che si possa essere licenziati senza alcun motivo ovviamente è un fortissimo elemento di dissuasione, ad esempio per chi pensi di fare il sindacalista o anche il Rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza, figura molto importante prevista dal testo unico per la Sicurezza dlgs 81/2008. Si potrebbe ricordare un esempio emblematico che risale al 2010, quando Fiat, sotto la guida di Marchionne, licenziò tre sindacalisti per le loro proteste, salvo poi essere costretta a reintegrarli per decisione del giudice. Con le norme attuali non ci sarebbe stato il reintegro. In mancanza di rappresentanti dei lavoratori diventa sempre più’ difficile esigere i propri diritti che molto spesso vengono sistematicamente disattesi( chi scrive questo articolo ha avuto esperienza ultradecennale come sindacalista e di diversi anni come RLS ).
La stabilità del posto di lavoro inoltre è elemento necessario per la Formazione, strumento fondamentale per la sicurezza. Il mai abbastanza deprecato Jobs Act ha annullato anni di lotte sindacali e dato una forte spallata ai diritti dei lavoratori, indirettamente quindi anche alla sicurezza sui posti di lavoro .
Tutto questo dovrebbe essere ben chiaro: l’ abrogazione delle leggi prevista per i primi quattro quesiti di questo referendum porta ad un miglioramento della qualità della vita, dei diritti e della sicurezza dei Lavoratori, senza produrre alcun danno agli imprenditori seri e capaci. Gli unici ad essere eventualmente danneggiati sono per quelli incapaci e/o disonesti.
Purtroppo, il dibattito è fortemente inquinato da strumentalizzazioni politiche e ideologiche.
Da un lato, il Governo e persino la seconda carica dello Stato, in aperto contrasto con il suo ruolo, e con i dettati della Costituzione, invitano all’astensione, probabilmente per favorire esclusivamente gli interessi degli industriali più affini alla destra , in parte anche per la volontà politica di affossare qualsiasi iniziativa proveniente dall’ opposizione, a prescindere dagli interessi di quei lavoratori che a parole dichiara di appoggiare .
I referendum sul lavoro, vengono poi oscurati anche da un dibattito tutto incentrato su quello per la cittadinanza, il quesito n.5 , che ridurrebbe da dieci a cinque gli anni per lo straniero regolarmente residente per chiedere la cittadinanza italiana; questione, sicuramente di grande rilevanza civile, purtroppo finita in un dibattito ideologico e strumentale che contribuisce alla confusione e alla pessima informazione intorno ai quesiti referendari.
Da parte di alcuni soggetti dell’ opposizione, inoltre, non è mancata la tentazione di presentare questi referendum come elemento di contestazione verso il Governo, cosa che evidentemente oltre a non avere fondamento rischia di rivelarsi controproducente, perchè esaspera la visione ideologica del voto referendario
Questa non dovrebbe essere una battaglia ideologica, ma di diritti e dignità del lavoro e della vita umana. Si usa anche l’argomento dell’incoerenza del Pd che introdusse certe norme con il governo Renzi e oggi si esprime favorevolmente alla loro abrogazione. Potremmo dire, allora, che solo gli stupidi non cambiano idea, e che comunque andrebbe fatta una corretta valutazione ex post sull’effettiva area di appartenenza politica dell’allora Segretario del PD e capo del Governo, Renzi per l’appunto che tali norme volle fortemente . Parimenti sembrano del tutto inopportuni gli inviti ad “andare al mare” che peraltro non sempre portano fortuna a chi li evoca, come accadde a Bettino Craxi del 1991.
Inopinatamente pero’ il dibattito continua a deviare, con tutta una serie di argomentazioni di carattere ideologico improntate principalmente sul quinto quesito, che ha un carattere di civiltà ma si presta molto ad interpretazioni sull’onda di tutta la propaganda contro gli stranieri voluta della destra, in primis la Lega.
E’ importante sottolineare che al referendum si possono ritirare solo alcune delle schede anche una sola, che votare è uno dei diritti fondamentali che ci rimangono, ma soprattutto che le dignità e la sicurezza sul lavoro vengono continuamente erose ed è importante salvare quanto possibile.
Chi invita a non votare, invita a rinunciare ad un diritto, chi invita a non votare non sta facendo il bene dei cittadini tutti. Chi invita a non votare è contro la democrazia. Poi si può’ votare anche no, se proprio si vuole. Pero’ credo che abrogare Leggi sbagliate sia importante . In particolare per i primi quattro quesiti, per i lavoratori, non votare o votare contro le abrogazioni è privo di senso, significa rinunciare alla sicurezza e alla dignità sul lavoro. E per chi, dopo una giornata di lavoro, vuole tornare a casa sano e salvo e vuole vedere tornare a casa sani e salvi i propri amici e familiari , questa battaglia dovrebbe essere una priorità.