Di Cosimo Risi
“Stiamo precipitando nella dimensione del fanatismo e dell’irrazionalità, siamo ormai sull’orlo dell’abisso”. Così David Grossman nell’intervista. Al senso di angoscia lo scrittore israeliano aggiunge l’attesa dell’irragionevolezza. Solo l’irragionevole è una ragionevole via d’uscita, un arrestarsi sull’orlo dell’abisso per non precipitarci dentro.
L’irragionevole è proposto da Donald Trump, il maestro mondiale della toccata e fuga, senza l’arte della fuga di Johan Sebastian Bach ma con il cipiglio di chi ha il bastone del comando e lo agita minacciando di abbatterlo sui recalcitranti. E d’altronde in campagna elettorale enunciò l’obiettivo di raggiungere la pace con la forza. Gli Stati Uniti hanno la forza, non esitino a dichiararla e poi, all’occorrenza, esercitarla.
È prova di forza il negoziato segreto con la Russia per porre fine al conflitto. Se il Presidente Zelenskyj recalcitra, lo si convincerà con l’argomento delle armi da lesinare a misura della sua resistenza. L’atteggiamento piacerà a Vladimir Putin, la forza lui la sta praticando da tre anni con esiti incerti. Riconoscerà in Trump il solo accreditato interlocutore.
Il confronto con gli Stati Uniti nel segno del reciproco rispetto, il guardarsi da superpotenza a superpotenza, è un risultato d’immagine da tenere da conto. Non che basti ad attenuare le sue pretese, può indurlo alla trattativa seria e non a quella parvenza di trattativa mediata dalla Turchia. Ankara è troppo volubile con il suo gioco dei quattro cantoni per chiudere la partita.
Trump sembra che le spari grosse su Gaza. Trasformare la Striscia nella Riviera è un’idea lanciata in sordina dal genero Jared Kushner. Allora fu presa come la boutade di un parente in auge durante il primo mandato e messo da parte durante il secondo. L’idea è ripresa dal Presidente, conta sulla simpatia non dichiarata del terzo e, nella circostanza, decisivo soggetto.
Il Principe Mohammed bin Salman è socio d’affari di Kushner, che a sua volta ha la sponda di un immobiliarista israeliano. La triangolazione d’affari si vale della simpatia delle IDF. Alcuni ufficiali ipotizzano che la popolazione di Gaza sarebbe trasferita via mare dal porto di Ashdod e via aria dall’aeroporto di Ramon. Dove? In Arabia Saudita lo spazio non manca e le infrastrutture, case finalmente decenti, sarebbero approntate con i petroldollari.
I Gazawi sono informati del piano? Sono d’accordo nel cercare il deserto saudita, con il confort dell’aria condizionata beninteso? Non si sa. Ufficialmente i paesi arabi e la stessa Autorità Palestinese parlano di trasferimenti forzati, di avvio di una sorta di “civile genocidio”, lo sradicamento di una popolazione dal suo habitat naturale. Solo che quel particolare territorio sarà inabitabile per anni dopo le distruzioni, mentre la dirigenza di Hamas sarà costretta all’esilio nell’ipotesi migliore o all’eliminazione nelle figure apicali.
L’esibizione di forza di Hamas al rilascio degli ostaggi è stata una auto-denuncia, un esporsi alla sanzione israeliana. Che prima o poi verrà. Per neutralizzare gli autori della strage di Monaco ci vollero anni.
L’irragionevole evocato da Grossman è in questo gioco di dichiarazioni e controdichiarazioni. Una nebbia verbale ad oscurare le intenzioni reali. Gli atti possono essere coerenti con le parole o smentirle. Non importa. Conta rompere l’acqua immota lanciando i sassi, i cerchi si fermeranno, l’acqua avrà un colore diverso.
La destra israeliana plaude alle dichiarazioni del Presidente, alcuni ne esaltano la statura messianica. Il centro-sinistra non può che congratularsi per la passione con cui il Presidente affronta la questione mediorientale, avanza dubbi circa la fattibilità del piano. Dai sondaggi oltre il 70% della popolazione crede nella formula dell’allontanamento dei Gazawi, la stessa percentuale è contraria alla soluzione due popoli – due stati.
L’Unione europea (la Presidente della Commissione e il Presidente del Consiglio europeo e il Ministro francese degli Esteri) ricorre all’ortodossia: il rispetto del diritto internazionale nel caso della Corte Penale Internazionale, l’attuazione dei due stati, la volontà dei popoli, la sconfitta dell’invasore. All’avanzare dell’irragionevole oppone il conforto del ragionevole. Il dogma reggerà all’urto dei fatti?