di Simonetta Lucchi – Bolzano
E’ del tutto evidente – penso sia immediatamente ovvio – che “la motivazione etnica” sia assente dall’aggressione avvenuta l’11 maggio al Maturaball di una scuola sudtirolese. Picchiare a sangue un ragazzo gridando: “Italiano di merda” non è un’offesa. Pertanto, si metterebbero qui volentieri i puntini: m… Ma, siccome non ha importanza, lasciamola pure, la parola intera. Di questo, ci informano oggi i media: il pestaggio al Forum di Bressanone vede otto 8 persone sotto indagine. Si tratta di giovani, tutti di Laion, un paese lì vicino, di età compresa tra i 17 e i 21 anni. Del caso è già stata interessata anche la Procura dei minori e carabinieri al momento ipotizzano il reato di lesioni aggravate. Se inizialmente sembrava coinvolta anche una ragazza, ora questo viene smentito, tuttavia molte ragazze di certo filmavano il pestaggio. Ricorda vagamente il caso di Torino, del giovane rimasto invalido a causa di una bicicletta gettata nel vuoto: anche qui, ragazze che assistono, ridono, incitano. Ma forse, in questo caso forse sarà giustificabile, in altri casi la pena è piuttosto severa.
E ci si chiede: la tolleranza e la convivenza si raggiungono davvero così? O non, piuttosto, affrontando il problema con decisione? Ognuno, avrà la sua risposta, lecita.
Perché il ragazzo disabile picchiato mesi prima, sempre a Bressanone, vicino alle scuole: perché i molti atti di vandalismo e violenza? Perché i cartelloni alla fermata del bus? Perché escludere bambini “non tedescofoni” dalle scuole? Ma ritornando al caso specifico, sicuramente, le responsabilità sono diverse, a seconda di come si è operato all’interno di questo episodio. C’è chi ha sferrato calci e pugni, chi ha tenuto bloccata la vittima – il diciottenne Alex D’Alberto – chi ha ripetuto gli atti con diverse modalità, chi invece ha guardato senza alzare un dito, oppure, li ha usati per un filmato. «Se non ci fossero stati gli addetti alla security, che hanno portato mio figlio in salvo all’interno del Forum, le conseguenze sarebbero state ancora più gravi», assicura il padre Renato D’Alberto, e ripete di non voler lasciar perdere, di voler andare fino in fondo, nonostante le telefonate, i messaggi, le richieste di “accordo”. Nonostante l’omertà diffusa, nonostante…non sia italiano, Alex. Che cosa sarà? A diciott’anni avrà già rilasciato la sua dichiarazione etnica obbligatoria, presso il Tribunale di Bolzano. Anonima, teoricamente.
“Molti gli aspetti da chiarire, compreso il movente”, si apprende. Il giovane aggredito è stato operato una prima volta all’ospedale di Bressanone a causa del setto nasale “frantumato” in più punti, afferma di non conoscere se non vagamente gli assalitori. “Pare escluso il movente etnico, anche perché il 18enne pestato è di madrelingua tedesca («ma di cuore italiano», sottolinea Renato D’Alberto) mentre il padre è mistilingue” …si prosegue nella lettura…”il giovane è stato insultato con l’epiteto “Dreckswalscher”, ovvero “sporco italiano”, di qui il fraintendimento sulla matrice etnica dell’assalto.”. Ma per essere precisi Dreckwalscher non significa: “Sporco italiano”. “Walscher” è un termine offensivo per indicare gli italiani: “Dreck” significa, come già spiegato, “m…”. Etimologicamente, doppia offesa. C’è chi preferisce non scriverle certe parole, c’è chi fraintende, chi si chiede…”ma quale sarà il motivo?”. O forse non siamo colpevoli anche noi, i tolleranti, i dialoganti, chi non usa i termini suddetti, a non voler vedere o non sentire. Per i tanti Alex che non hanno mai parlato: per i genitori che non hanno denunciato: per gli adulti che non vedono, non sentono. In tutto questo una sola verità, che è quella di una dichiarazione etnica obbligatoria, che fissa un’immagine inesistente. Quella di un’identità multiforme. Di chi ha un cuore italiano, e parla tedesco. Di chi ha una famiglia ladina e si esprime in italiano. Di chi va a una festa per divertirsi insieme agli amici, e non vorrebbe finire con il naso fratturato. Di chi aiuta un amico e di chi lo prende a calci in faccia. Di tutto quello che una dichiarazione etnico/linguistica obbligatoria non prevede. Alex ha davanti a sé un calvario, per guarire. Chissà se il suo cuore italiano lo aiuterà a sopportare, e a superare un trauma forse peggiore, quello interiore. La prima cosa sarebbe anche comprenderli, i motivi della violenza. Ma la motivazione etnica evidentemente non esiste, e quindi chiediamoci tutti come possiamo costruire, finalmente, una giusta convivenza nelle zone di confine segnate da conflitti presenti e passati.