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Sosteniamo l’iniziativa dell’Anpi

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Sabato 18 gennaio, ore 10, a Gorizia

Ancora una volta il Sindaco di Gorizia, o suo delegato con fascia tricolore, si presterà a fare da anfitrione alla triste parata dei figuranti della X MAS in Municipio.
Accoglierli, con i loro tristi labari, nella casa di tutti i goriziani, a ricordare le gesta di una banda di fascisti alleati dei nazisti, non è proprio un bel modo di presentare la città e la sua storia.
Ci sono altri posti dove ricordare i propri morti, e grazie alla democrazia è un diritto che non viene negato neppure a chi in queste terre ha portato solamente divisione, negazione dei diritti più elementari, segregazione, guerra e miseria.
L’idea, poi, che quelli rappresentassero un baluardo a difesa dell’Italia è storicamente debole o, più semplicemente, non vera: quelli della X MAS, una banda sconclusionata come le stesse fonti politiche e militari fasciste dimostrano, erano sotto il comando dei tedeschi all’interno dell’ Operationzone Adriatisches Küstenland,  (“Zona di Operazione Litorale Adriatico “ ), altroché italianità.
La zona era amministrata direttamente dalle autorità tedesche e più precisamente posta sotto controllo del Commissario Supremo nominato direttamente da Hitler.
Signor Sindaco, interrompa questa triste esibizione che fa solamente male a Gorizia.
Fare la capitale europea della Cultura assieme a Nova Gorica e omaggiare gli alleati dei nazisti, non può funzionare e fa una pessima pubblicità alla città che della Cultura vuole fare il suo biglietto da visita per il 2025 e per il futuro.
Sosteniamo l’iniziativa dell’Anpi e invitiamo tutti a partecipare sabato 18 gennaio, alle ore 10, a Gorizia all’iniziativa No alla X Mas in Comune –  Proti Sprejemu X Mas  na Občini, con ritrovo nella zona pedonale fra Corso Verdi e via Garibaldi.
Associazione culturale Apertamente


Pubblichiamo alcuni documenti, conservati e consultabili all’Archivio centrale dello Stato di Roma, fornitici dallo storico Luciano Patat:

Il 18 novembre 1944 il prefetto di Milano, Mario Bassi, così scrive a Mussolini per chiedere di allontanare, per quanto in suo potere, i militi dalla X Mas da Milano, responsabili di tutta una serie di violenze e soprusi in città:

“Continuano con costante preoccupazione le azioni illegali commesse dagli appartenenti alla X^ Flottiglia Mas. Furti, rapine, provocazioni gravi, fermi, perquisizioni, contegno scorretto in pubblico rappresentano quasi la caratteristica speciale di questi militari … La cittadinanza, oltre ad essere allarmata per queste continue vessazioni, si domanda come costoro, che dovrebbero essere sottoposti ad una rigida disciplina militare, possano agire impunemente… Sarebbe consigliabile pertanto che tutto il reparto, comando compreso, sia fatto allontanare da Milano”.

Il ministro della Cultura popolare della Repubblica Sociale Italiana Fernando Mezzasoma, fedelissimo di Mussolini e fucilato a Dongo il 28 aprile 1945, il 19 febbraio 1945 scrive a Mussolini:

“La X Mas non è una cosa seria; essa è una accozzaglia di uomini reclutati con ogni mezzo e da ogni luogo, privi del minimo senso di disciplina, mal guidati e peggio istruiti, destinati a servire i capricci di un uomo smoderatamente ambizioso, sommariamente infido, politicamente ingenuo, che, essendo incapace di porsi un qualsiasi programma concreto, se non di pensiero almeno di azione, conduce un gioco tanto ambiguo quanto inconsistente”.

Relazione di don Aristide Lavaggi, parroco di Miseglia di Carrara al vescovo di Massa Carrara:

“Il 24 agosto 1944 militari della Decima Flottiglia Mas provenienti da La Spezia incendiarono il paese di Guadine, uccisero 13 persone e ne ferirono altre. Poi ritornarono e incendiarono Gronda, Redicesi e Resceto. A Guadine i militi della Decima Flottiglia Mas avanzarono sparando all’impazzata; giunti in località Pozzo Scuro uccisero Pucci Domenico, che andava loro incontro andando verso Forno; qualche metro più avanti, sparando verso le selve, uccisero Novani Pietro, che era su un albero a tagliare un ramo; ai piedi dell’albero c’era la moglie Menichini Fidalma ed il figlio di circa otto anni. La donna, vedendo cadere il marito, mandò un grido di dolore e di spavento che richiamò l’attenzione dei soldati, alcuni dei quali si recarono sul luogo e, mentre il bambino riuscì a fuggire, la madre fu uccisa accanto al marito. Lì vicino furono uccisi Menchini Nerito e Faggioni Germana.

Entrati nel paese, sempre sparando, uccisero altre otto persone, alcune sulla strada, altre sulla soglia di casa (…) Poi, dopo il massacro, il reparto dà fuoco alle case distruggendo quasi totalmente il paese”.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org