di Massimo Bulli
Qualche riflessione intorno ad una foto scattata alcune settimane fa, a Palermo, che ritorna spesso sui social a corredo di post e commenti. Ritrae un gruppo di persone radunate a semicerchio, alcune in ginocchio altre i piedi per poter stare tutti nell’inquadratura, composti e sorridenti, che indossano una maglietta creata per l’occasione. Potrebbe sembrare la foto ricordo di un gruppo di maturandi o il ricordo di una gita scolastica. Ma la maglietta non riporta il nome di una scuola bensì un disegno che riproduce l’imitazione di un manifesto “wanted” del vecchio west americano, il manifesto dei ricercati. La faccia sul manifesto è quella dell’attuale ministro e vice presidente del Consiglio Matteo Salvini, e il gruppo di persone nella foto sta manifestando il proprio sostegno allo stesso Salvini sotto processo per i reati di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio. La maglietta vuole rappresentare ironicamente il ministro come un ricercato in un film western con il chiaro intento di fare pensare a questo processo come ad una burla. La partecipazione a questa manifestazione è stata molto modesta, quella che doveva essere una sollevazione popolare si è limitata ad un centinaio di presenze, tuttavia, quelle presenze debbono fare meditare perché molti di essi erano figure istituzionali, come i ministri Giorgetti, Valditara e Calderoli, oltre a parlamentari nazionali e regionali del Carroccio, e almeno una europarlamentare. Quindi rappresentanti delle istituzioni che sono andati a manifestare al di fuori di un tribunale, evidentemente per fare pressioni sui magistrati in quello che senza dubbio è stato un vero e proprio scontro istituzionale, nel quale non è mancato addirittura l’intervento del Presidente del Consiglio con il rilascio di dichiarazioni contro i magistrati. Questo dovrebbe fare pensare molto i cittadini italiani, sia come cittadini che come persone. Come cittadini perché dovrebbero valutare il modo nel quale i rappresentanti della destra si muovono all’interno delle Istituzioni, il rispetto che hanno delle istituzioni democratiche che sono chiamati a rappresentare, il rispetto delle regole, rispetto del proprio stesso ruolo, tema sul quale si potrebbe scrivere a lungo, anche qui a Monfalcone, dove non è estranea l’abitudine di ricorrere alla magistratura quando fa comodo, salvo poi demonizzarla se le sentenze non sono quelle desiderate. Le persone nella foto sono a difendere una persona che avrebbe usato il proprio ruolo istituzionale per bloccare, per 20 giorni, una nave che trasportava 147 migranti, tra i quali molte donne e bambini. Il ministro sostiene che avrebbe fatto questo per “difendere i confini dell’Italia” e si è provocatoriamente dichiarato “colpevole di avere difeso l’Italia e gli italiani”. Ora, di dire che un ministro che blocca in mare una nave con a bordo 147 persone disarmate, provate da un lungo viaggio e reduci da un naufragio, stia difendendo la Patria, è semplicemente insostenibile dal punto di vista giuridico e aberrante dal punto di vista umano. Il ministro è, tra l’altro, lo stesso che ha spesso rilasciato dichiarazioni a difesa di persone che hanno sparato ad immigrati, come nel caso di Voghera dove l’ipotesi di legittima difesa per il leghista che ha sparato è stata cassata dai magistrati che ora parlano di omicidio volontario e di ergastolo; lo stesso che ha commentato l’uccisione da parte della polizia di una persona con disturbi mentali con un “non ci mancherà”; lo stesso che è stato accusato dalla madre di un ragazzo, ucciso da un immigrato a Mestre, di avere strumentalizzato politicamente la morte di suo figlio.
Questi atteggiamenti sono una sfida alle Leggi scritte e non scritte dell’accoglienza, del vivere civile, dell’etica e della morale. Atteggiamento condiviso tra l’altro, anche attivamente, da diverse persone che appaiono nella foto. La domanda, per niente peregrina, è: come si concilia questo atteggiamento cinico, a volte derisorio, talvolta violento (perchè nel caso di Open Arms ma anche nei casi delle navi che con le nuove norme devono percorrere lunghi tratti di mare prima di poter sbarcare i migranti) con gli ideali tanto sbandierati dalla destra che richiamano al motto Dio, Patria e Famiglia? Per quanto riguarda Dio, le destra sbandiera molto la “Cristianità” la difesa della nostra “civiltà cristiana “specie nei confronti dei migranti musulmani. Ma il termine “Cristianità” deriva da Cristo, Gesù Cristo il quale ci ha insegnato a sfamare gli affamati, a vestire gli ignudi, ad accogliere gli stranieri “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.” Pensiamo alla parabola del Buon Samaritano, al comandamento “ama il tuo prossimo come te stesso” come si concilia questo tipo di atteggiamento con i valori morali cristiani dichiarati? E non pensiamo solo al ministro naturalmente, ma anche a tutti coloro i quali gli danno seguito. Poi c’è la Patria. La Patria che si regge su una Costituzione nata dalla sofferenza e dalla guerra, che però spesso non viene rispettata da queste persone nello spirito, nell’etica, anzi viene trascurata, sempre a svantaggio dei più deboli. Quindi quale Patria starebbero difendendo? Qual’è il loro modello di Patria? Una Patria che lascia morire la gente in mare non corrisponde al mio modello di Patria. E pensiamo alla Famiglia, con la Lega con tuona contro i ricongiungimenti familiari: la Famiglia è solo quella che dice la Lega? Quella dei migranti non è una Famiglia? Tutto lascia pensare che questi vengano considerati valori solo quando fa comodo. Ma evidentemente, i rappresentanti della Lega e, in generale della destra, riescono a convincere molte persone a seguirli su questa strada della morale intermittente, dell’etica a gettone. Come è possibile? Anni fa mi trovai a visitare in Belgio un museo dedicato al tema dello schiavismo, praticato da diversi paesi europei che trasportavano con le navi cosiddette “negriere” persone catturate in Africa da vendere come schiavi nelle Americhe. Tra le varie cose, trovai un cartello che spiegava come fosse stato possibile conciliare con lo spirito cristiano la tratta di esseri umani, e veniva menzionato un proclama che dichiarava che le popolazioni africane erano nere perchè erano gravate dal “Peccato originale supplementare” ovvero avevano in qualche modo un “Peccato originale” doppio rispetto ai bianchi. Quindi, essendo maggiormente peccatori non avevano gli stessi diritti dei bianchi, Mi dispiace non avere fotografato quel cartello perché poi di questo peccato supplementare non ho più trovato traccia, perlomeno in rete, tuttavia il tema è chiaro: la deumanizzazione.
Queste persone erano trattate come animali, non come persone, quindi l’etica cristiana era formalmente salva. Ma anche i migranti confinati nelle navi per settimane, trattati come numeri e statistiche in tutti i proclami governativi e non solo, accusati di essere tutti delinquenti, tutti stupratori, tutti oppressori di donne, tutti invasori come fossero particelle di un tutto unico, minaccioso e pericoloso, anch’essi vengono deumanizzati. Privati della loro identità umana di padri, madri, figli e fratelli per diventare particelle da utilizzare come numeri. Da sfruttare, perché “se a loro non va bene così se non tornino a casa” ignorando totalmente la loro dignità umana, sorvolando sulla loro condizione personale; tra l’altro non di rado causata dallo sfruttamento che i Paesi Occidentali hanno effettuato nei loro territori di origine, e che sono spesso causa della loro povertà. In questo modo si può pensare a loro come ad un “problema da risolvere” assolvendo la propria coscienza. E ritenendo che sia corretto continuare ad andare in Chiesa la domenica mattina, battersi il petto, dopo avere fatto in modo di chiudere i loro luoghi di culto, partecipare commossi alla sfilata del 4 novembre con una mano sul cuore davanti alla bandiera, dopo aver lavorato per non fare avere agli immigrati una nuova casa, urlare “chiudiamo i confini, mandiamoli a casa” e protestare contro i ricongiungimenti famigliari come se invece di una tragedia umana si stesse parlando di una invasione di formiche. La propaganda che priva di dignità e dimensione umana le persone migranti è un colpo di genio perché consente di perseguitare, deportare talvolta fare morire in mare i migranti senza sentirsi colpevoli. Il detersivo ideale per le coscienze che lava “bianco che più bianco non si può”. Queste propaganda esiste anche a Monfalcone, a casa nostra. Ora, riguardiamo quella foto. Guardiamo uno per uno i volti di queste persone. E riflettiamo a cosa ci fanno pensare questi sguardi: sono sguardi di persone che stanno prendendo qualcosa, quasi come un gruppo di cacciatori che si fa fotografare mentre calpesta l’elefante che ha appena abbattuto e la preda che stanno calpestando è la nostra morale, la nostra dignità, la nostra coscienza. Siamo noi.