Ricorre il centenario della nascita di Loris Fortuna, bresciano di nascita ma vissuto a Udine fin da bambino.
Ha partecipato alla lotta di liberazione come partigiano nelle formazioni “Osoppo” e “Friuli”. Nell’aprile 1944 venne catturato dai nazisti, processato da un tribunale tedesco dell’Adriatisches Küstenland e condannato ai lavori forzati nel penitenziario di Bernau, in Alta Baviera, da dove tornò a Udine solamente dopo la fine della guerra. Seguendo la formazione del padre che era stato rappresentante del Partito comunista italiano (PCI) in seno al Comitato di liberazione nazionale di Udine – s’iscrisse al PCI e s’impegnò nel movimento di lotta dei braccianti e salariati agricoli.
Dal 1946 al 1948 diresse il settimanale Lotte e lavoro, col quale condusse battaglie politiche e culturali anche a fianco di P.P. Pasolini.

Laureato in giurisprudenza fu per diversi anni il legale della Federazione dei lavoratori della terra e delle Camere del lavoro di Udine e di Pordenone.
Consigliere comunale, nel 1956 si dimise dal PCI dopo gli avvenimenti d’Ungheria e l’anno successivo aderì al Partito socialista italiano (PSI). Alle elezioni del 28 apr. 1963 fu eletto per la prima volta deputato per la circoscrizione di Udine.
Fu vicepresidente della Camera e poi, dal 1° dic. 1982 al 29 apr. 1983, ministro per la Protezione civile nel quinto governo Fanfani. Riconfermato alla Camera nelle elezioni del 26 giugno 1983; lo si ricorda come padre della leggi sul divorzio e dell’aborto ma, già allora, presentò una proposta di legge sull’eutanasia passiva. Il 9 maggio 1985 venne chiamato a far parte del governo Craxi come ministro per il Coordinamento delle politiche comunitarie. Morì a Roma il 5 dic. 1985.
La sua figura e la sua opera sono state ricordate in una manifestazione coordinata da Marino Visintin, ieri di fronte alle carceri goriziane di via Barzellini, dove fu rinchiuso prima di essere deportato dai nazisti in Germania, da un gruppo di socialisti isontini appartenenti a diverse forze politiche.
Di seguito riportiamo l’intervento di Aleš Waltritsch, socio fondatore dell’Ass Apertamente, come anche Marino Visintin.
Redazione

Benvenuti, dobrodošli, benvugnuts,
Sono felice ed orgoglioso di essere qui oggi, e vedervi numerosi, per ricordare un uomo, i cui principi e le cui azioni non possono che essere di esempio ed un faro per tutti noi.
Loris Fortuna, una persona che, come oggi abbiamo già sentito, è stata partigiano, deportato, avvocato, difensore dei lavoratori e dei più deboli, portatore dei principi di uguaglianza, solidarietà e progresso, socialista, deputato, innovatore, propositore e padre di diverse leggi per i diritti civili dei quali oggi tutti godiamo.
Come è stato ricordato ci troviamo qui, davanti a questa targa, posta nel 2005 da noi socialisti, dall’ANPI con il mai dimenticato Silvino Poletto, dall’associazione culturale Loris Fortuna e dall’Associazione Volontari della Libertà, nel luogo dove ha conosciuto uno dei periodi più bui per l’umanità: l’aberrazione del nazifascismo nella seconda guerra mondiale. Qui Loris Fortuna è stato incarcerato per otto mesi, dall’aprile al dicembre 1944, prima di essere deportato nel campo di concentramento di Bernau am Chiemzee in Baviera, segregato dalla Gestapo dell’Adriatische Kunstenland, quella entità amministrativa alla quale avevano giurato appartenenza e fedeltà, riconoscendo l’annessione di queste terre al terzo reich nazista, coloro che non più tardi di ieri venivano accolti in Comune, circondati da qualche decina di giovani che prima di sbandierare striscioni e urlare slogan dovrebbero almeno studiarsi un po’ la storia.
Vorrei ricordare alcuni aspetti non molto noti di Loris Fortuna. Divulgatore culturale ed europeista, ad esempio. Alla fine degli anni cinquanta a Udine fondò il Centro di ricerche culturali Piero Calamandrei e con il poeta friulano Luciano Morandini la rivista «Politica e Cultura». La rivista – che costituì anche redazioni a Parigi, Dusseldorf e Lubiana – ebbe il merito di mettere in relazione intellettuali e letterati italiani e jugoslavi, favorendo la conoscenza in Italia della nuova poesia jugoslava. Una attenzione al confine orientale che lo ha visto successivamente nella sua veste di deputato in prima fila nella tessitura dei rapporti con la Jugoslavia e con l’Est Europa, e promotore, nel 1971, assieme a Scalfari, Lepre ed altri, in ossequio all’articolo 6 della legge fondamentale della Repubblica Italiana, la Costituzione, della prima proposta di legge per la tutela della minoranza slovena in Italia del Partito Socialista italiano. Proposta poi ripresentata nelle successive legislature, e presa, al pari di altre proposte, come ossatura dell’attuale legge di tutela. Hvala, tovariš Loris Fortuna. Questa sua predisposizione a guardare oltre, ad attraversare i confini lo ha portato anche ad essere nel 1985, durante il governo presieduto da Bettino Craxi, nominato ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie. Un ruolo nel quale Loris Fortuna avrebbe potuto dare un contribuo importante, se la morte non lo avesse colto nel dicembre dello stesso anno, a meno di 62 anni. Scomparso troppo giovane, chissa quanto ci avrebbe potuto ancora dare.
Eletto alla Camera per la prima volta nel 1963, venne rieletto altre cinque volte. Ministro della protezione civile nel 1982, dopo Zamberletti, è stato anche vicepresidente della Camera dal 1979 al 1982 sotto la presidenza di Nilde Iotti. Sono orgoglioso di poter dire che Loris Fortuna è stato probabilmente il miglior rappresentante in Parlamento che la nostra regione abbia mai avuto.
Un parlamentare che non ha mai mancato di rappresentare anche Gorizia. Era un assiduo frequentatore delle riunioni di partito, lo si trovava sempre disponibile e attento. Spesso si riuniva con i socialisti goriziani tra cui mio padre Marko, assessore prima e vicepresidente della provincia poi, a non più di cento metri da qui, nella nostra trattoria di famiglia, e i miei ricordi da bambino e adolescente sono ovviamente foschi, ma di una persona presente, con carisma, con una voce chiara e persuasiva. Molte iniziative parlamentari per il nostro territorio, dalla Zona franca al porto di Monfalcone, dalla ricostruzione del Friuli post terremoto alla legge di Osimo, dall’Università di Udine al Teatro stabile Sloveno, oltre, come già ricordato prima, alla prima proposta socialista per la legge di Tutela deglio Sloveni, hanno visto il contributo fattivo anche dei socialisti isontini.
Attento a tutti i problemi del lavoro, quando, quattordicenne, gli venni presentato poco tempo dopo aver fatto il mio primo mese di apprendistato in tipografia, mi ringraziò dicendo che i giovani devono, non appena possono, farsi le ossa e provare a lavorare anche nelle manifatture.
Per tutti i socialisti, e non solo, Loris è stato un simbolo, un punto di riferimento. Difensore dei diritti dei lavoratori e degli oppressi come avvocato ad inizio carriera, Fortuna si è distinto per una attenzione e vicinanza con i lavoratori e tutti i settori economici locali. Assiduamente presente accanto ai lavoratori nelle fabbriche, attento all’agricoltura, al commercio ed alle libere professioni, lungimirante nell’analisi già con il suo saggio del 1963 Il Friuli. Tesi per uno sviluppo economico.
Strenuo difensore e lottatore per i diritti civili, come è già stato ricordato, Fortuna ha il merito di aver portato a compimento un progetto che è sempre stato a cuore ai socialisti italiani, il diritto al divorzio, per il quale il PSI presentò il primo progetto già nel 1954. Trovando sostegno fattivo in molti compagni di partito, nei radicali e sopprattutto nel loro leader Marco Pannella ed in diverse persone degli altri partiti laici in parlamento e nella società, riusci, unendo la sua proposta a quella del liberale Baslini a fare approvare al parlamento nel 1970 la legge sul divorzio. Questo successo lo ha poi portato a rendersi protagonista di numerosissime battaglie nella difesa e nell’amplimento dei diritti civili, che nulla tolgono a nessuno, ma solo consentono a chi lo desidera o ne he necessità di esercitare una scelta. E sono, siamo sicuri che in questi anni sarebbe stato in prima fila a battersi sempre come un leone anche per una legge sul fine vita, o, come diceva lui, per »una buona morte«. Una norma che lui aveva impostato ma che non riusci a completare.
Socialista, riformista, libertario, democratico, radicale, partigiano, carismatico, ottimista, uomo del dialogo e della pace, lavoratore per un futuro a misura di persona. Così vogliamo ricordare il compagno, l’onorevole, l’amico, l’uomo LORIS FORTUNA. Ci troviamo qui, su iniziativa di alcune persone, socialiste al di la dell’appartenza politica quali Marino Visintin, Sergio Medeot, Livio Spanghero ed il sottoscritto, che senza nulla togliere a nessuno abbiamo pensato sia giusto ricordare Loris che domani avrebbe compiuto cent’anni.
Grazie a tutti per essere intervenuti e che lo spirito ed il ricordo di Loris Fortuna rimanga sempre con noi.