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Vaccinato sarà lei!

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di Fulvio Ervas del 14/01/2023

Covid chi?  Il vaccino non funziona e l’influenza è la solita tassa stagionale: ecco, come stiamo affrontando quest’inverno di virus. E gli ospedali ne stanno soffrendo.

Naturalmente una parte del paese ha conoscenza e cultura per comprendere cosa stia accadendo. Ma allo stesso tempo pare cresciuta la frazione di cittadini disattenti, infastiditi, arresi, persino fatalisti.

Prevale perciò la risposta di un popolo che si sottrae alla realtà?  Come se il timone della nave fosse in mano a chi non accetta regole, si tratti di fisco, di strisce pedonali, di valori civili o di sicurezza sanitaria.

Oppure questi comportamenti collettivi raccontano qualcosa di più profondo?

Sicuramente che i giovani sono invisibili e che siamo più vecchi di qualche anno, che respiriamo un’aria pessima, che ci crediamo sani anche quando continuiamo a trascinarci dietro molte patologie, che abbiamo reti di relazioni fittissime che rendono più facili i contagi, che la scienza è scomparsa dalla comunicazione pubblica e, purtroppo, non è riuscita a lasciare un’educazione ampia in materia di prevenzione.

Insomma, stiamo dando una mano più ai virus che ai profughi. Il virus ci è riconoscente e lo stiamo vedendo.

Mettiamo in conto che, forse, non abbiamo davvero compreso quanto affrontare il Covid sia stato un fenomeno complesso che ha reso necessario grandi studi, grandi risorse e che, inevitabilmente, ha prodotto anche errori, incertezze, interventi dinamici, cioè aggiustamenti in corso d’opera.

Credo che di fronte alla complessità del mondo in cui viviamo, che deriva dall’insieme delle nostre azioni quotidiane, si stia producendo una sorta di ammutinamento cognitivo che spinge ad un bisogno di passato, idealizzato come mondo semplice   in quanto lontano dal presente con le sue necessità di studio e di azione.  Ciò che ci turba non deve esistere, si tratti di epidemie, di inquinamento o di guerra che serpeggia.

 Naturalmente non funziona: l’effetto è solo di diluire gli sforzi collettivi di prevenzione, di  comprensione e le scelte comportamentali.  Questo, applicato ai grandi numeri delle comunità, produce poi quello a cui assistiamo.

Perché, invece, non facciamo vivere quella semplice indicazione che abbiamo ricevuto e che trasmettiamo ai nostri figli: s’impara dall’esperienza per agire nel futuro.  Perché dilapidiamo energie a ripetere percorsi inefficaci?

Forse abbiamo una fragilissima visione del futuro e senza di questa si perde la necessità di imparare.

Evidentemente, oggi, il futuro non riesce a trascinarci. A convincerci che agire, guardando avanti, sia un investimento.

Sarà colpa della politica, delle classi dirigenti del paese, dei cambiamenti climatici, della guerra, dell’influenza, della crisi del Napoli, del ponte sullo stretto che non si farà, insomma di ogni benedetto evento in questo paese.

Ma è così che vogliamo trascorrere, se non il futuro, il presente?  Di virus in virus e si salvi chi può? Come dei vecchi in attesa del gran salto?

E’ urgente che risuoni la voce dei giovani e chiunque ne abbia capacità torni a sognare non solo il domani, ma il dopodomani e batta, forte, la grancassa della conoscenza, della responsabilità, del bene comune, della pace: ecco materiale per ravvivare il fuoco del futuro…

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org