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Percezioni, politica e vita sociale a Monfalcone e dintorni

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di Bianca Della Pietra del 23/11/2023

Antonio Damasio in Lo strano ordine delle cose, sostiene che l’omeostasi sia l’elemento fisico e mentale il quale, anche attraverso gli strumenti culturali, ci consente di produrre buoni sentimenti, quindi buone idee per una buona vita.

In che cosa consiste l’omeostasi? “L’omeostasi è il potente imperativo, inconsapevole e inespresso, il cui assolvimento implica per ogni organismo vivente, piccolo o grande che sia, il semplice perdurare o prevalere”. Perdurare implica la sopravvivenza; prevalere vuol dire non solo la sopravvivenza ma la prosperità dell’organismo, tale che essa “renda possibile una proiezione della vita nel futuro di un organismo o di una specie”. L’omeostasi si esprime tramite i sentimenti che sono come si esprime soggettivamente la vita tramite la mente. Ecco che, di conseguenza, ad omeostasi insufficiente corrispondono sentimenti negativi, ad omeostasi sufficiente, sentimenti positivi. I processi culturali all’interno dei quali ci troviamo, frutto delle nostre creazioni, tendono ad essere regolati in funzione dei sentimenti che producono: stare bene o stare male. In soldoni, in base a questo riferimento, la selezione culturale avviene in base ai vantaggi omeostatici che procura.

Questa esposizione ovviamente è limitata, ma ritengo possa rappresentare uno spunto di lettura di quello che sta accadendo oggi intorno a noi, sia nel nostro piccolo mondo cittadino sia in contesti allargati: produrre sentimenti è anche un atto politico che ha le sue ripercussioni e conseguenze profonde.

Ancora Damasio che, dal punto di vista della filosofia morale, cita Martha Nussbaum professoressa di etica e diritto all’Università di Chicago.

In un’intervista del 2007 la Nussbaum cita le differenze religiose per le quali la legge civile non può essere applicata e afferma:

“Io credo che questa tradizione di “accoglienza” esprima uno spirito di rispetto per le minoranze che vivono all’interno di maggioranze. Il nostro primo presidente Gorge Washington, motivando ai quaccheri la ragione per la quale non avrebbe richiesto loro di adempiere il servizio militare, disse: “Gli scrupoli di coscienza di tutti gli uomini dovrebbero essere trattati con la più grande delicatezza e tenerezza”“. Bene, vorrei vedere più di questa delicatezza e tenerezza in Europa.

In che senso?

Credo sia spaventoso che le nazioni vogliano bandire il tradizionale velo islamico. L’argomentazione secondo cui le donne velate in strada costituiscono un problema di sicurezza è davvero comica (ho scritto un articolo in proposito su un quotidiano olandese): noi abbiamo a che fare ogni giorno con persone dal volto coperto, dai chirurghi e dentisti agli abitanti di Chicago quando escono in inverno! E nessuno sostiene che ci sia un rischio per la sicurezza, fino a quando uno straniero la cui religione ci sembra non familiare vuole fare la stessa cosa per motivazioni religiose.”[1]

È necessaria una cittadinanza critica e attiva che non si faccia invischiare in proclami di politici che, con i loro toni aggressivi e allarmistici ci metta gli uni contro gli altri facendoci perdere di vista i problemi reali e le dimensioni della loro possibilità di risoluzione.

Intanto va riaffermato il riconoscimento del valore di tutti i lavori come contributo allo sviluppo sociale, la valorizzazione dell’istruzione per lo sviluppo della persona e dell’essere comunità e la scuola è il primo ambito in cui si sviluppa.

Ogni volta che accade un fatto di una certa gravità la scuola diventa il centro dei proclami: bisogna istituire nuove discipline che educhino al vivere sociale dimenticando che esiste nei programmi un’Educazione alla cittadinanza in applicazione della Legge 20 agosto 2019, n. 92 che prevede diverse tematiche:

  1. Costituzione, diritto (nazionale e internazionale), legalità e solidarietà
  2. Sviluppo sostenibile, educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio
  3. Cittadinanza digitale

“La Legge, ponendo a fondamento dell’educazione civica la conoscenza della Costituzione Italiana, la riconosce non solo come norma cardine del nostro ordinamento, ma anche come criterio per identificare diritti, doveri, compiti, comportamenti personali e istituzionali, finalizzati a promuovere il pieno sviluppo della persona e la partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. La Carta è in sostanza un codice chiaro e organico di valenza culturale e pedagogica, capace di accogliere e dare senso e orientamento in particolare alle persone che vivono nella scuola e alle discipline e alle attività che vi si svolgono.”

Questa legge viene applicata fin dalla scuola dell’infanzia con un computo orario di un’ora alla settimana, ma nel testo si evidenzia la trasversalità dei contenuti e costituisce <<un terreno di esercizio concreto per sviluppare “la capacità di agire da cittadini responsabili e di partecipare pienamente e consapevolmente alla vita civica, culturale e sociale della comunità” (articolo 1, comma 1 della Legge).>>

Non basta. Edgar Morin nel suo testo del 2001 ci elenca e spiega “I sette saperi necessari all’educazione del futuro”. Uno di questi è l’educazione all’identità terrestre: dobbiamo prendere atto che siamo tutti interdipendenti gli uni dagli altri.

Non si possono più affrontare i problemi locali con la presunzione di risolverli a casa nostra. Queste affermazioni, qualora vengano fatte (e a volte anche con grande enfasi), non permettono alle persone di coglierne la complessità. Non possono esistere soluzioni semplicistiche a problemi complessi. Infatti i problemi non vengono risolti e i cittadini non vengono messi in grado di comprenderne le dimensioni reali, le cause che li originano e, soprattutto, si stimola un clima di fastidio, intolleranza, quand’anche di odio. In sostanza si altera l’omeostasi producendo sentimenti negativi marginalizzando persone nei confronti delle quali ci riteniamo superiori.

In questo modo non ne usciremo. Non si tratta di essere buonisti o cattivisti come spesso si coglie nell’informalità delle relazioni. Si tratta di pensare e produrre politiche realistiche in cui le informazioni sui flussi migratori, sulle possibilità di accoglienza delle persone che si spostano via terra e via mare alla ricerca di condizioni di vita migliori, sulle procedure burocratiche da assolvere e sui loro tempi, sull’accesso al lavoro e sulle richieste dal mondo produttivo, alla casa, alla scuola siano chiare, rispettate e rispettose.

Non si può usare la propaganda politica per far emergere i conflitti e quindi puntare tutto su misure di sicurezza: non siamo più in una situazione emergenziale, dobbiamo farcene una ragione e con ragione, ragionevolezza e umanità dobbiamo agire.

Perché citare grandi nomi come Damasio, Nussbaum e Morin anche nel nostro piccolo? A mio avviso perché abbiamo bisogno di fari che ci illuminino in maniera da poter vedere al di là della nostra situazione, del nostro condominio o rione che sia. Abbiamo dei riferimenti anche più vicini (il Papa, i sacerdoti locali, le associazioni laiche e cattoliche di volontariato che operano nel nostro territorio da anni con ammirevole costanza). Ebbene, dobbiamo fare tesoro di queste risorse di attività, conoscenza e stimoli per progredire insieme. Don Milani ai suoi studenti fece capire “…che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”. 

Ecco questa è la buona politica, quella che davanti alle difficoltà considera cittadini  e non sudditi tutti quelli che vivono in quel territorio, parte attiva del cambiamento e non portatori di disturbo e di problemi.

Dovremmo essere fieri di essere una città in crescita demografica, in controtendenza con i tassi di natalità in Italia. Quanti servizi funzionano (e avrebbero bisogno di implementare il numero del personale) se non ci fosse questa crescita? Già … però non sono quelli che vorremmo…potessimo sceglierci gli abitanti, sarebbe una gran bella cosa?


[1] https://www.resetdoc.org/story/islam-perfectly-compatible-with-women-rights/it/

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org