di Michele Emmer da STRISCIAROSSA
Tra qualche settimana saranno cinquanta anni. Milioni di persone si ricordano in che momento ricevettero la notizia della morte del Presidente Cileno Salvador Allende. Del golpe militare, della dittatura e del regime del terrore che iniziò subito, da tempo preparato. I golpisti molto probabilmente pensavano che il Presidente si sarebbe arreso, avrebbe chiesto asilo politico in qualche paese amico. In ogni caso l’attacco iniziò all’alba e poco dopo arrivarono gli aerei a bombardare in modo estremamente violento la parte anteriore del palazzo de La Moneda dove erano gli uffici del Presidente. Quel giorno cambiò profondamente la percezione del mondo da parte di milioni di persone, è banale dire che ci fu un prima e un dopo. Tra qualche settimana saranno cinquanta anni. L’avvenimento, la tragedia saranno ricordati in tante parti del mondo. Curioso che in queste settimane si torni a parlare di golpe, di tradimenti, di fughe. Una pochade grottesca in cui il denaro ha un ruolo fondamentale. Gli USA per bocca del suo presidente hanno dichiarato di essere estranei agli avvenimenti in Russia. Non così allora, i servizi USA ebbero un ruolo fondamentale nel 1973.
Ovviamente ci saranno tanti incontri, articoli, dibattiti anche in Cile, paese che sta vivendo un momento molto delicato della sua storia, con la schiacciante vittoria della destra nell’elezione dell’assemblea costituente per modificare la tuttora in vigore costituzione che porta il nome del generale golpista.

Uno degli avvenimenti si è svolto con largo anticipo, martedì 25 luglio alle ore 17 nel Salón de Honor Casa Central dell’Università del Cile poco lontano dal palazzo della Moneda. L’iniziativa è stato presentato un libro, ci saranno diversi interventi, e alla fine un balletto di una compagnia folcloristica. Presente la vicerettrice dell’Università, Pilar Barba Buscaglia, il curatore del libro Leonardo Caceres e molti degli autori. E’ un libro corale dal titolo Mi 11 de Septiembre e gli autori, 24, sono tutti giornalisti e scrittori che raccontano la loro personale esperienza quel giorno: Verónica Ahumada; Sergio Campos; Leonardo Cáceres Castro; Jorge Andrés Richards; Miguel Ángel San Martín; Enrique A. Contreras G.; Angélica Beas; Gladys Díaz; Erasmo López Ávila; Antonio Márquez Allison; Enrique Martini Araya; Lidia Baltra Montaner; Jorge Piña; Enrique Fernández; Marcel Garcés Muñoz; Marcelo Castillo Sibilla; Felipe de la Parra Vial; Víctor Hugo de la Fuente G.; Federico Gana Johnson; Héctor Alarcón Manzano; Joaquín Real; Miguel Davagnino; Christian Ruiz Varas; Fernando Reyes Matta.
Presente anche Paulo Slachevsky direttore delle edizioni LOM, casa editrice Cilena con libreria nel barrio Concha e Toro vicino alla Moneda. Storica casa editrice punto di riferimento per la sinistra a Santiago. Il cui motto è Libros per le reflexion, ed debate y la acrtion.
Nella presentazione del libro si legge: “Ognuna di queste persone, impegnate nel processo di trasformazione dell’Unidad Popular e nella democrazia che si stava approfondendo con la partecipazione popolare, si recò al proprio posto di lavoro quella mattina drammatica. Molti non riuscirono ad arrivare perché la città era stata occupata dai militari e presto si sarebbero sentiti gli aerei sganciare le bombe sul Palacio de La Moneda. Ognuna di queste persone era ben consapevole di vivere un momento storico determinante e che il loro ruolo era quello di darne conto: della violenza che cominciava a scatenarsi contro un popolo inerme e, con essa, della chiusura e della violazione dei più elementari diritti umani.”
Parole chiave del libro: Chile, 11 de septiembre, Testimonios, Salvador Allende, Golpe de Estado, Unidad Popular, periodistas, La Moneda, ocupación militar, violencia, crueldad
La casa editrice LOM oltre a pubblicare letteratura e saggistica di tutto il mondo ha una sezione dedicata alla memoria ed un’altra ai diritti umani. La mia visita a Santiago è nata dall’essere venuto a conoscenza della vita e della morte di una giovanissima militante del MIR, Movimiento de Izquierda Revolucionaria che era una poetessa. Si chiamava Maria Cristina Lopez Stewart. L’unico suo libro di poesie non andato perduto è stato di recente pubblicato dalla casa editrice LOM.
Dalla sua storia inizierà un breve resoconto di una visita a Santiago 50 anni dopo.
E’ difficile scegliere di quali articoli parlare contenuti nel libri Mi 11 de Septiembre. Non posso non citare alcune frasi dell’articolo di Leonardo Caceres Castro che nel 1973 era jefe de prensa di Radio Magallanes, una radio che aveva un collegamento diretto con lo studio del Presidente alla Moneda e per questo fu in grado di trasmettere sino a quando fu possibile. L’articolo si intitola El ultimo discurso.
“Il 11 di settembre del 1973 era martedì e si stava annuvolando. Mi sono svegliato molto presto quando il telefono mi ha trasmesso la nerviosa informazione di un amico che lavorava al servizio Investigativo: era confermato che c’era un sollevamento militare in corso, e che a Valparaiso la squadra navale che partecipava alla Operación Unitas era tornata in porto. Da una finestra della mia casa, nella calle Tomas Moro, ho visto che si aprivamo le porte della vicina residenza presidenziale e che tre o quattro auto FIAT, di quelle che usava il Presidente Allende, scortato da varie camionette dei Carabineros, partivano a grande velocità e si dirigevano all’Avenida Colon, al centro di Santiago”. Anche la moglie Gabriela Meza è giornalista, decidono di lasciare in casa i loro quattro figli la più grande di 9 anni e la più piccola di 15 mesi. Durante il cammino sente la radio, in particolare la Corporación e la Magallanes. E ascolta il primo messaggio del Presidente. “Yo esto aqui en el palacio de gobierno, y me quedaré aqui, defendiendo al gobierno que rapresento por voluntad del pueblo”: Mancavano cinque minuti alle otto di mattina.
Man mano che il golpe procedeva, le diverse radio che tramettevano le sue parole vengo distrutte e messe in condizioni di non trasmettere più. Allende parla cinque volte: alle 7.55, 8.15, 8.45, 9.03 e alle 9.10. A quell’ora erano ancora in grado di trasmettere le radio Portales e Corporación, oltre alla Magallanes. Le ultime parole del Presidente vengono trasmesse. Leonardo Castro manda in onda i primi accordi dell’inno nazionale, ma sente già le parole del Presidente: “Seguramente esta será la última oportunidad en que pueda dirigirme a ustedes… Mis palabras no tienen amargura, sino deceptión…!Yo no vo a renunciar! Colocado en un tránsito histórico, pagaré con mi vida la lealtad al pueblo…Seguramente Radio Megallanes sará acallada y el metal tranquillo de mi voz ya no llegará a ustedes. No importa. La seguirán oyendo. Siempre estaré junto a ustedes… Estas son mis últimas palabras..mi sacrificio no será en vano.” Alle 10.00 un aereo Hawker Hunter sorvolò il palazzo della nostra radio sparando numerose raffiche di mitra per circa undici minuti. Alla fine arrivarono camion pieni di soldati e Carabineros che entrarono nell’edificio distruggendo tutte le apparecchiature e arrestarono quattro giornalisti presenti.” Le trasmissioni continuarono ancora un poco da un altro luogo e alle 10.27 la radio smise di trasmettere.
Nel libro è contenuto anche il racconto di Jorge Andres Richards “El 11 en la Radio Corporation”. Diverso il racconto di Angelica Beas, giornalista, che ha scritto la sua testimonianza insieme alla figlia Alejandra Jorquera, anche lei divenuta giornalista, quel giorno aveva 8 anni. “Il 11 settembre del 1973 cominciò come cominciavano tutti i giorni nella mia casa: con le grida delle mie figlie, Alejandra di 8 e Daniela di 6 anni, per portarle alla scuola, dopo averle fatto fare colazione, far scaldare l’auto e disporre gli ultimi incarichi domestici, mentre la tata Lucy correva insieme a me. Fino a quel momento sembrava un qualsiasi martedì e un qualsiasi giorno di una qualsiasi settimana. Quando stavo per uscire da casa arrivò una telefonata di Carlos Jorquera, mio ex marito, addetto stampa del Presidente Allende. “Non portare le bimbe alla scuola, ci sono problemi, ci sono carri armati in giro. Io mi chiuderò alla Moneda con Allende.” La madre informa le bimbe del cambiamento di programma e chiede loro di non uscire. Lei cercherà di andare al posto di lavoro. Subito dopo viene informata che era impossibile raggiungere il centro della città. Il marito chiamò più tardi per poter parlare con le bimbe, per dirle addio e spiegare la sua scelta, aspettava da un momento all’altro il bombardamento della Moneda dove si trovava.
“Come madre cercavo di distrarre le bimbe ma soprattutto la grande si rendeva conto che qualche cosa non andava come al solito e pretendeva di avere una spiegazione, soprattutto di sapere dove era il padre che sapeva era alla Moneda. Furono informate anche di quello che successe dopo.” Poco dopo riceve la notizia della morte di Allende, è sconvolta. La bambina insiste, la madre le dice la verità. Si abbracciano tutte le persone rimaste in casa. “Non potevo mentirle, perché non c’era spazio per la bugia. Sapevo che presto o tardi il terrore sarebbe penetrato ovunque anche se mettevo tante chiavi alle porte ovunque e se tenevo le serrande abbassate”. Carlos Jorqueda verrà arrestato e rinchiuso nel famigerato carcere di Dawson, un’isola situata nelle gelide acque dello stretto di Magellano. Verrà poi esiliato in Venezuela.