di Livio Sirovich del 27/6/2023
Sulla loro partecipazione alla giuria del neo istituito Premio giornalistico Almerigo Grilz
– Si celebra il giornalista di guerra? O un giovane temuto capo neofascista? –
Cari Giovanna Botteri e Peter Gomez,
sarete immagino consapevoli che la vostra partecipazione alla giuria del nuovo Premio giornalistico Almerigo Grilz, istituito a cura dell’associazione Centro Studi Primo Articolo, ha destato anche stupore e interrogativi.
Mi rivolgo a voi pubblicamente per due motivi: per la stima che ho di voi e perché le informazioni che ho raccolto potrebbero forse consentirvi di riconsiderare la vostra adesione.
Conosco infatti superficialmente Giovanna Botteri (nel 2021 partecipai da spettatore alla sua premiazione con Il San Giusto d’oro), e seguo abbastanza l’attività di Peter Gomez dai tempi de L’Espresso.
Se avrete la pazienza di leggere il seguito, spero mi darete atto che ho fatto il massimo sforzo per documentarmi. Beninteso, sono pronto a rivedere la mia posizione, se sarete così gentili da aiutarmi a farlo esponendomi il vostro punto di vista e fornendomi se possibile opportuna documentazione.
DI NUOVO POLEMICHE
Dunque l’istituzione di un premio giornalistico intitolato allo sfortunato Almerigo Grilz (ucciso in Mozambico nel 1987) ha rinfocolato polemiche ricorrenti fin dal 2002, quando una maggioranza comunale comprendente alcuni componenti del Fronte della Gioventù, che erano stati ai suoi ordini, gli dedicò una via di Trieste. Ritengo che le polemiche siano sorte perché lo scomparso non aveva purtroppo avuto tempo a sufficienza per dimostrare le sue capacità giornalistiche e quindi l’intitolazione poteva apparire motivata principalmente dalla sua passata attività politica neofascista.
Tanto per dire, Botteri forse saprà che nel 2002 l’allora presidente di una importante Fondazione triestina – politicamente una moderata – cambiò addirittura indirizzo di residenza per evitare che il suo nome risultasse associato alla nuova “Via Almerigo Grilz”. Da parte sua, nel 2017, un bravo pediatra – di sinistra – scrisse invece al giornale locale: “mentre i pediatri triestini e gli operatori sanitari dell’ospedale Burlo Garofolo […] erano impegnati in Mozambico in una importante missione di cooperazione sanitaria internazionale, le bande antigovernative del Renamo terrorizzavano la popolazione con attentati e uccisioni, arrivando persino a colpire le assistenti sanitarie che portavano le vaccinazioni nel territorio. Con quei terroristi, finanziati dai razzisti della Rhodesia e del Sudafrica, stava il camerata Almerigo Grilz” (Il Piccolo, 20/4/2017).
Quattro anni prima di morire il povero Grilz scriveva su “Trieste Domani”, organo della sezione di Trieste dell’MSI: “L’unica ‘terza via’ possibile, quella creata da Benito Mussolini, si leva prepotentemente in contrapposizione ai miti falliti del ‘Socialismo reale’ e alle bare dorate dei modelli capitalistici e social-democratici. Una ‘terza via’, quella fascista, che non fu ristretta al nostro Paese ma seppe estendersi e dilagare in tutta Europa, e persino fuori di essa. […] Benito Mussolini ci ha lasciato qualcosa di immensamente più grande: un’Idea. […] facciamola vivere e marciare, nell’Italia di oggi, verso il futuro. […] noi siamo i portatori e i continuatori di ‘quella’ idea, è questo il momento di rilanciarla, di farla vivere e pulsare nella battaglia quotidiana del nostro movimento. […] Da parte nostra timidezze o incertezze non hanno quindi alcuna ragione di esistere. L’unico timore che possiamo avere – sono sempre parole di Grilz – è quello di non calcare abbastanza la mano sulle nostre radici storiche e sulla continuità ideale che ci lega a quegli uomini che seppero aver ragione della sovversione bolscevica e dell’insulso regime liberale. […] non basta proclamarsi ‘continuatori del Fascismo’ a parole. Occorre esserlo con l’azione politica quotidiana, dimostrarsi degni di quanti seppero lottare e soffrire per il Fascismo. Sessant’anni fa, fedeli sino alla scelta estrema della Rsi [la Repubblica Sociale Italiana, 1943-45, subordinata ai nazisti; ndr]. Scorriamo le fotografie di allora: gli squadristi che bruciano l’Avanti, il Duce alla testa delle camicie nere, la trasvolata di Italo Balbo, le bonifiche, i volontari in Spagna contro il comunismo. Tutto è movimento, lotta, mobilitazione, entusiasmo”. (Trieste Domani, 2/1983; lo trovate anche in ilprimatonazionale.it, settimanale, pare, di Casa Pound).
Chi scrive era rimasto a sua volta meravigliato per le celebrazioni del 2002-2017, perché non gli pareva appunto che lo scomparso fosse noto come importante giornalista, ma come giovane politico neofascista. Ricordava infatti il Grilz negli Anni ’70 indirizzare con la mano i ragazzi del Fronte della Gioventù contro questo o quel gruppetto di militanti di Sinistra, anche all’università, e anzi gli pareva che Grilz fosse per questo stato allontanato per un anno dall’ottimo rettore professor de Ferra, che credo anche Botteri conoscesse e stimasse. Si sapeva che Grilz era stato coinvolto/protagonista di azioni di violenza politica, che era stato più volte arrestato, con l’avvio di vari procedimenti penali (di cui non conosco la conclusione).
Come ho scritto in “Cime Irredente” (VI ed., 2019, pagg. 90, 403-404) io stesso ero stato due volte minacciato di morte da tre esponenti del suo Fronte della Gioventù. Ma mi astenni da commenti sullo scomparso, perché appunto non conoscevo la sua successiva attività giornalistica, anche se un mio amico del settore diceva che avesse scelto di farsi accreditare soprattutto presso milizie anticomuniste in varie guerre civili, usando le sue entrature politiche.
Chissà, mi ero detto, come sarà cambiato e cosa avrà fatto in seguito. E comunque la circostanza che siano stati fascisti non ci impedisce ad esempio di apprezzare il poeta Ezra Pound o lo scrittore Céline.
Quando ho visto i vostri nomi come componenti della giuria del Premio, ho pensato che certamente vi eravate posti la domanda se si intendesse celebrare il grande giornalista di guerra, il “primo giornalista free lance italiano ucciso dopo il secondo conflitto mondiale” (come viene scritto molto spesso), oppure il capo politico del Fronte della Gioventù, possibile delfino di Giorgio Almirante. E che probabilmente ero io a non conoscere i meriti giornalistici dello scomparso.
FONDAMENTALE, QUINDI, CONOSCERE QUESTA SUA MERITORIA ATTIVITÀ GIORNALISTICA
Per prima cosa, ho allora cercato di procurarmi gli articoli che Grilz scrisse e se possibile di vedere i reportage che girò in varie aree calde del mondo. Purtroppo, ho verificato che risulta impossibile reperirli presso le testate con cui a suo tempo Grilz aveva collaborato, all’inizio firmando con lo pseudonimo “Grilli” (“ ‘costretto’ dalla sua scomoda notorietà politica”, IV/286; vedi la chiave bibliografica nel paragrafo successivo). Il suo nome non si trova negli archivi digitali di queste testate, nemmeno usando l’operatore booleano “site” nei motori di ricerca (cosa per altro abbastanza comprensibile, perché il povero Grilz era attivo in epoca pre-digitale). Ho mosso anche un amico per cercare nell’archivio di Der Spiegel; niente da fare, non si trova.
A questo punto, come sapete, mi sono rivolto per aiuto anche a voi (il 24/5 e 12/6/2023 a Botteri e il 12/6/2023 a Gomez all’indirizzo mail presso Il Fatto Quotidiano). Già che c’ero, ho chiesto se avessero disponibili opere del Grilz anche al presidente della giuria Toni Capuozzo e al giornalista Pietro Comelli il quale, oltre ad aver curato la mostra del 2017 ed avere – se ho ben capito – condiviso gli ideali politici di Grilz (è stato anche lui dirigente e addirittura reggente del Fronte, IV/335), ha recentemente scritto pure la prefazione a parte dei diari dello scomparso da vari fronti di guerra. Parentesi: notevole il fatto che un ex militante dell’estrema sinistra (Capuozzo, in Lotta Continua) si presti a celebrare un ex capetto dell’estrema destra. Sulle prime, uno pensa a pacificazioni o ravvedimenti.
Come ripeto, a voi e agli altri ho chiesto se poteste rendermi accessibili articoli o reportage realizzati da Grilz, in modo da aiutarmi a capire la qualità del suo lavoro giornalistico.
IL LAVORO GIORNALISTICO DI GRILZ NON È ACCESSIBILE
Botteri mi ha gentilmente e sollecitamente risposto che “come giurata , il mio compito è trovare e valutare giovani e validi reporter, italiani ma non solo, che lavorano sui fronti di guerra” e ha aggiunto: “Grilz, Micalessin, Biloslavo erano dei fascisti [e da ragazzina] avevo paura ad andare in Viale” [la zona “controllata” dal Fronte della Gioventù; ndr]. Penso che, se avesse avuto suoi articoli o reportage, me li avrebbe mandati.
Gomez e Capuozzo non hanno risposto. Comelli invece ha risposto di avere parecchi articoli del Grilz, pubblicati da alcune testate, in particolare da L’Avvenire, Panorama, Il Sabato e Rivista Italiana di Difesa, e di essere disposto a mandarmeli. Inoltre mi ha rinviato al catalogo della mostra su Almerigo Grilz da lui organizzata nel 2017. Ma è passato oltre un mese e – nonostante una chiacchierata telefonica e un piccolo sollecito – non ho ricevuto nulla.
Non mi è restato quindi che rifarmi appunto al catalogo della mostra (Comelli, Vezzà, 2017, I Mondi di Almerigo. Ed. Spazio InAttuale); poi, secondo, al graphic novel dedicato alla vita di Grilz (Francesco Bisaro, Almerigo Grilz avventure di una vita al fronte, 2017, con prefazione di T. Capuozzo e postfazione di F. Biloslavo e G. Micalessin); terzo, al volume postumo dello stesso Grilz (La Marcia dei Ribelli diari 1986-1987 storie di popoli dimenticati, 2023, Spazio InAttuale, a cura e con prefazione dello stesso Comelli). Infine, ho attinto a “Trieste a Destra” (ancora di Comelli, con Vezzà, 2013, ed. Il Murice). Nel seguito, indicherò questi testi nell’ordine con i numeri romani I, II, III e IV. Ad esempio “II, 15” starà per informazione tratta da pagine 15 del secondo volume.
COME E PER COSA GRILZ VIENE CELEBRATO DAI GIORNALISTI SUOI ESTIMATORI E COME VENGONO VALORIZZATI I SUOI CONTRIBUTI DA CORRISPONDENTE DI GUERRA
Come si sa, Almerigo Grilz diventò “capo” del Fronte della Gioventù di Trieste (organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano MSI) nel 1977 e poi vicesegretario nazionale, per poi dedicarsi quasi a tempo pieno al giornalismo di guerra dal 1984-85.
Dalla lettura dei quattro libri emerge intanto il profondo rapporto affettivo e di ammirazione, che legava Biloslavo, Micalessin e altri membri di quel movimento al loro “Capo” (II/78), da cui imparavano tante cose, nonostante fossero quasi coetanei. I testi di pagina 82 del fumetto sono tratti da un articolo di Micalessin, che così si esprime nei confronti del giornalista Grilz. Siamo nel maggio dell’ ’85 nel nord est della Birmania: “il crepitio dei kalashnicov, la tua mano sulla spalla […] da te ho imparato a camminare per ore, giorni, settimane. A non mangiare. A stare immobile, ho imparato a misurare gli uomini […] in mezzo alla battaglia, tu ci sguazzi dentro sempre in piedi, tra i proiettili, ti sto vicino, mi sento sicuro” (II/82). Biloslavo: della battaglia “Almerigo filma ogni attimo, incurante del pericolo” (II/84). Biloslavo e Micalessin: “In un attimo è l’inferno […] un Mig scende in picchiata […] scorgiamo la bomba staccarsi dalla pancia, scendere verso di noi. Ci buttiamo a terra, sentiamo l’alito caldo dell’esplosione […] Davanti a noi Almerigo, imperturbabile, sta ancora filmando il fungo nero sollevato sulla voragine cinquanta metri dietro le nostre spalle” (II/105-106)
Grilz viene descritto come un ragazzo pieno di curiosità e di iniziative, cui piaceva viaggiare e che sapeva farlo con poco, con una notevole predisposizione per la scrittura e per il disegno di graphic novel. Una vera personalità carismatica.
Dai tre libri celebrativi, cerco di trarre le informazioni di tipo giornalistico, che finora non sono riuscito ad ottenere.
Tutti ripetono (es. I/5) “morto a soli 34 anni, primo giornalista free lance italiano ucciso dopo il secondo conflitto mondiale”. Questo è anche uno dei motivi ricorrenti per le celebrazioni e per l’istituzione del premio. In realtà non è vero che lui sia stato il primo, perché nel 1980 durante la guerra civile in Libano erano scomparsi Italo Toni (50) e Graziella De Palo (24). Ma in fondo è un dettaglio, l’importante sarebbe capire il peso della sua opera.
E invece si continua con la celebrazione del “Capo”. In singolare sintonia con quanto dettomi da Botteri, Comelli e Vezzà scrivono che Grilz era anche “temuto [in] anni pieni di idee e di violenza, a cui per altro non si sottrasse” (I/6 e III/221) “andando anche allo scontro fisico fuori dalle scuole e all’università” (I/71). Ribadisce Comelli: “temuto e odiato dai ‘compagni’ “ (IV/292). Nella mostra celebrativa del 2017, si riporta anche un volantino del Fronte della Gioventù, con fumetti disegnati forse dallo stesso Grilz; in una vignetta, volano proprio le bottiglie del bar dell’università (la rissa per la quale Grilz – come stiamo per vedere – venne espulso) “violenti scontri, volano le bottiglie del bar, fra clamori, urla, botti e fracassar di vetri. Gli attivisti di sinistra, in massa, si ritirano precipitosamente […] si trascinano dietro i feriti, e molti di loro grondano sangue […] verso le nove e mezzo di sera – scrivono i curatori della mostra celebrativa – vengono tratti in arresto Almerigo Grilz, segretario provinciale del Fronte della Gioventù” e un altro (I/72).
Aggiungo che, per fermare le violenze in corso, era intervenuto personalmente addirittura il rettore, che aveva chiamato la Polizia. E infatti il giorno dopo sempre il rettore, come riferisce ancora il catalogo della mostra, adotta questo provvedimento disciplinare: “Studente di Giurisprudenza, catalogato come ‘picchiatore’” (I/66), “escluso ad ogni effetto dall’Università per tutto l’anno accademico in corso” pendente un procedimento penale (I/67).
REPORTER DI GUERRA PER VOCAZIONE, DICONO
Grilz si laurea in legge con quattro anni di ritardo. Di solito, viene raccontato che quella del giornalismo fu per lui una vera vocazione, ma dalla mostra del 2017 si apprende che egli aveva pensato di fare l’avvocato, anche per assistere i camerati perseguitati in giro per l’Italia, ma che l’avvio della carriera gli era precluso perché “l’iscrizione all’albo gli è momentaneamente negata per alcune pendenze [penali; ndr] che devono ancora passare in giudicato […] così accantona presto l’idea. Gli rimane la passione per il giornalismo” (I/85, 87). La questione dell’iscrizione non si sblocca e, dopo oltre un anno di attesa, “lascia ogni velleità sul futuro di avvocato” (I/112).
NELLE FOTO NON SI MOSTRA COME GIORNALISTA, SEMBRA GUERRIGLIERO TRA GUERRIGLIERI
Fra le molte foto che lo ritraggono in zone di guerra, ce n’è solo una con la scritta “ITALIAN PRESS”, a Beirut nell’ ’82 durante la guerra civile, per altro in una giornata di relax. Per il resto, Grilz appare in tute mimetiche e abiti militari di varia foggia, o in costume da talebano in mezzo a talebani, spesso imbracciando cinepresa e microfono in mezzo a combattenti che imbracciano armi, o mimetizzato col viso annerito come i combattenti con cui si muove, lui sempre senza segni distintivi. In un caso mostra una granata e un’altra arma (I/117). Oltre a “disegnare l’utilizzo e i segreti della nuova cinepresa” (IV/286), sui suoi taccuini disegna accuratamente tre tipi di granate sovietiche a frammentazione, con i loro raggi di azione (III/146), i movimenti delle truppe, gli elicotteri o i carri armati che ha visto, e prende appunti e traccia disegni dettagliati – spesso in inglese, come se dovesse condividerli con altri – sul funzionamento di alcune armi, come i missili sovietici da spalla SAM-7 (I/153).
LE ACCORATE RIEVOCAZIONI DEGLI AMICI GIORNALISTI
Cari Botteri e Gomez, avete visto dalla stampa (es.: il Domani, 17/5/2023) che l’associazione promotrice del nuovo Premio sembra interessata – più che a promuovere il Giornalismo – a occuparsi di politica in senso molto caratterizzato? E che il graphic novel presentato da Capuozzo, Biloslavo e Micalessin appare a sua volta una rivendicazione del passato non giornalistico dello scomparso? Vi si esaltano infatti il coraggio imparato da giovane in piazza contro i rossi (II/15), i giovani di Grilz con gagliardetto del Fronte, che fanno il saluto fascista (II/22), addirittura la rivendicazione maramalda: dice un militante: “sono in troppo pochi per attaccarci”, e Grilz: “bene allora tocca a noi ragazzi. CARICA!” (II/23); “10 ottobre: comizio di Almirante [con Grilz alla sua destra; ndr]. Migliaia di triestini scendono in piazza. Al termine i manifestanti si scagliano contro la Prefettura al grido di ‘traditori’ ” (II/29). Sapevate che viene addirittura rievocato che i camerati ebbero la brillante idea di distribuire un finto volantino delle Brigate Rosse? Idea così commentata a titolo di merito dalla pubblicazione celebrativa: “Naturalmente è un falso confezionato ad arte da Grilz, di cui però parleranno tutti giornali” (II/46); al comando di Grilz, i camerati sono schierati facendo catena con i bastoni, un commissario di PS ordina di arrestarne uno, interviene Grilz: “rientrate in sede, ci penso io” rivolto al commissario: “ma cosa le salta in mente? È pazzo?” E viene di nuovo arrestato (II/47).
Dalla pubblicazione si vede che i giovani del Fronte della Gioventù si compiacciono di venire definiti “neofascisti” (II/49), mentre i parlamentari, che presentano proposte di legge a tutela delle minoranze linguistiche (art. 6 Costituzione), sono “traditori” (II/61). Cosa interessante, il graphic novel ripete più volte che Almirante aveva messo gli occhi su Grilz addirittura come suo successore alla guida dell’MSI nazionale. Gli autori precisano che Gianfranco Fini venne scelto solo dopo la morte del Grilz (II/74, 112) e infatti: l’ultima tavola lo disegna ormai in cielo, sullo sfondo dei suoi cinque affetti: Biloslavo e Micalessin (credo) e poi Almirante, l’ex fidanzata e la mamma (II/101).
L’editore del graphic novel è Ferrogallico il cui titolare, a quanto leggo, sarebbe stato condannato in secondo grado nel novembre 2022 dalla Corte d’Appello del tribunale di Milano per avere fatto il saluto romano durante un’altra commemorazione (ignoro se e come ci sia stato ricorso in Cassazione) (https://fumettologia.it/11/condannato-carucci-ferrogallico/). Al momento di accettare l’incarico in giuria probabilmente non lo sapevate, ma poi l’avrete certamente sentito: si tratta della stessa persona (Carucci) che oggi è magna pars nel lancio del Premio.
Infine, non so se conosciate la parte dei diari di Grilz recentemente pubblicata a cura del vostro collega Pietro Comelli (uno dei suoi successori alla guida del Fronte), il quale li introduce con queste misurate parole: “nel 1983 aveva fondato l’Albatros press agency stupendo testate e network di tutto il mondo”.
Ci si è spesso chiesti se l’impegno di Almerigo Grilz sui fronti di guerra fosse quello di un “semplice” giornalista testimone e narratore dei fatti, oppure se egli agisse in appoggio delle milizie alle quali si aggregava, in genere anticomuniste. I suoi amici e colleghi Biloslavo e Micalessin sembrano rispondere precisamente a questa domanda. Siamo in Cambogia nell’aprile 1985, Grilz è con i guerriglieri khmer (=cambogiani) nazionalisti e anticomunisti, che combattono sia contro i khmer rossi di Pol Pot sia contro i comunisti vietnamiti; “l’offensiva vietnamita sta divorando gli ultimi lembi di territorio cambogiano ancora in mano alla resistenza anticomunista e ai khmer rossi annidati lungo la frontiera thailandese”. Sotto l’attacco vietnamita, “quell’ultima pattuglia in marcia esita, rompe le fila, tenta di ripiegare verso le retrovie. Il comandante sbraita, urla, ordina, ma il gruppo non si ricompatta. Allora Almerigo si lancia verso la prima linea con la cinepresa alta in una mano mentre con l’altra sospinge due riottosi khmer convinti di poter indietreggiare. All’improvviso, […] la colonna si ricompatta e il comandante affiancatosi a quel giornalista condottiero – [che] in Rayban e mimetica filma in piedi, tra le scie dei razzi anticarro e le sventagliate di kalashnikov – riesce a riportarla innanzi. […] È lì, in quell’immagine congelata dal tempo – commentano gli allora suoi camerati, oggi colleghi – anche l’ultimo insegnamento di Almerigo” (II/106-7).
Giornalista condottiero.
In definitiva, pur dichiarando di voler celebrare il reporter di guerra, gli amici sopravvissutigli non citano nemmeno un passaggio degli articoli scritti dall’amico; quello che gli preme pare essere solo di trasmetterci ad alta voce la loro nostalgia per lui e per la loro focosa giovinezza.
E infatti, anche quest’anno, come ogni anno, davanti alla sede dove un tempo comandava Almerigo Grilz, una cinquantina di persone ha gridato tre volte “PRESENTE!” facendo in suo onore il saluto fascista (il Piccolo, 19/5/2023). L’hanno fatto, precisa il giornalista, “alla memoria del ‘camerata’ – testuale – ‘Almerigo Grilz’ “.
Cari Botteri e Gomez, grazie per essere giunti fin qui. Arrivano anche a me, in tutt’altro settore, richieste di appoggio per iniziative che magari conosco poco, e mi è capitato di aderire per non deludere un collega/conoscente. Ma adesso a mente fredda non sembra anche a voi che il caso del Premio Grilz sia alquanto diverso? Lo scomparso aveva un curriculum diciamo molto caratterizzato, anche con pendenze penali, come emerge dalle stesse pubblicazioni celebrative. Purtroppo, egli ebbe solo tre anni per dedicarsi a tempo pieno alla professione, un tempo assai breve per emergere eventualmente come un esempio di buon giornalismo e – oltretutto – pare che la sua produzione non venga divulgata. I suoi ex-sodali politici e poi colleghi si limitano infatti a elencare le testate che avrebbero acquistato sue fotografie, reportage e articoli, ma poi lo celebrano per il suo precedente curriculum non giornalistico.
Avete forse informazioni e/o dati che mi sono sfuggiti?
Se no, posso chiedervi se continuino a sussistere i presupposti per la vostra partecipazione a questa iniziativa?