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Il muro di Putin

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di Davide Strukelj del 8/3/2022

La leggenda narra che in quei giorni di trent’anni fa che videro il crollo del Muro di Berlino e (l’ennesima) “fine della storia”, come ebbe modo di scrivere Francis Fukuyama mutuando la locuzione da Hegel e da Kojeve (1), il giovane Putin si distinse per intrepido valore e determinazione.
Impugnata la pistola di ordinanza, fermò la folla minacciando di usare contro di essa undici dei dodici colpi in canna e riservare il dodicesimo per sé.
La folla obbedì a quel sconosciuto agente del morituro Komitet per la sicurezza (KGB) e il giovane Vladimir iniziò di lì a poco una folgorante carriera politica.

Ma la “fine della storia”, che in precedenza sarebbe stata sancita da Napoleone prima, da Stalin dopo e da ultimo dalla caduta del muro di Berlino, non era certo un concetto applicabile al Presidente ad libitum della Federazione Russa: troppo poco per uno come lui. Non per nulla noti politici italiani lo hanno più volte identificato come “uno dei migliori uomini politici della nostra epoca” (Salvini, 2018); “un dono del Signore” (Berlusconi, 2010) nonché il garante della pace nel mondo: “meno male che c’è Putin” (Di Battista, 2019).

L’anacronistico imperatore della “democratura” russa (2) non poteva certo accontentarsi di entrare nei libri di storia per le pur onorevoli menzioni degli Statisti italici (e non solo di questi…): qualcosa di più grande andava fatto.
Ed è così che qualche anno fa la sua mente instancabile partorisce il sommo disegno. Secondo i semplici meccanismi mentali dettati dall’imprintig scoperto da Konrad Lorenz (che aveva studiato il noto fenomeno nelle anatre selvatiche), il novello Cesare moscovita trova il modo di ripristinare ciò che di più simbolico aveva accompagnato la sua giovinezza e la sua ascesa al potere: la divisione del mondo in buoni e cattivi. Chi siano gli uni e chi gli altri non conta, l’importante è che il mondo sia diviso in “noi” e “loro”, poi per stabilire i rispettivi ruoli ci può pensare la propaganda interna, un gioco da ragazzi.

E qual è la struttura, fisica o simbolica, che meglio identifica la separazione? Cos’è che divide meglio di ogni altra cosa? Ma certo: un muro. E muro sia!
Il costo da sostenere per erigere l’imperituro monumento non ha importanza, si misuri in dollari o rubli non fa niente. E non importa neanche se il vero prezzo sono le vite umane, vite di civili, di inermi, di bambini. Ogni grande impresa prevede dei sacrifici e per lo Zar redivivo l’altrui sofferenza non fa sostanza. Ma non c’è via diplomatica che possa dare il seguito sperato: solo la guerra può farlo e se guerra deve essere, che guerra sia. Che sia eroica o straziante dipende esclusivamente da chi la racconta, ma non ha alcuna importanza, perché esclusivamente la guerra ha un rilievo tale da meritare di rimanere scritta nei libri di storia per i secoli a venire.
Nella mente di Vladimir la guerra erige i grandi muri e a suo confronto la pace fa ben poca cosa: al più li demolisce. La guerra come pars costruens, la pace come pars destruens… E il muro come elemento simbolico della separazione tra le civiltà, della loro identità e del più radicale nazionalismo.
Il primo capitolo della storia del XXI secolo è già pronto per la stampa e il protagonista è proprio lui: Vladimir Vladimirovič Putin. Nemmeno il COVID può reggere il confronto.

Come ha ben scritto Damir Pilić su Slobodna Dalmacija (3), non importa se il muro di Putin sorgerà sul confine dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Doneck, lungo le rive del Dnepr o ancora più a ovest, rimane il fatto che un nuovo muro è già nato nel centro dell’Europa. Quello che ne conseguirà, purtroppo, possiamo immaginarlo fin d’ora.

E allora grazie Vladimir, tutti noi e le generazioni a venire ti siamo fin d’ora immensamente grati perché, dopo questa tua epocale, ennesima bravata da bullo di periferia, dovremo ricominciare da capo il faticosissimo lavoro di abbattimento dei muri, fin d’ora tristemente consapevoli che tra quelle pietre sorgeranno innumerevoli tombe di innocenti morti a causa della tua idiota vanità.



1. Per una sintesi, si veda ad esempio https://www.limesonline.com/cartaceo/la-fine-della-storia-storia-di-unidea-senza-fine
2. Secondo la definizione di Predrag Matvejević o di Eduardo Galeano
3. https://slobodnadalmacija.hr/vijesti/svijet/velika-analiza-rusija-prekida-sa-zapadom-i-okrece-se-svome-dalekom-istoku-i-kini-no-pitanje-je-zasto-nije-samo-rekla-adio-i-otisla-bez-krvi-1172887

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