di Paolo Polli del 26/9/2021
Lo dice già la parola: “sperimentazione” e come tale ha un avvio certo e una conclusione tutta da verificare in base ai risultati che arriveranno. Un esperimento, una prova, un esame, appunto.
Evidentemente la ciclabile sul Corso a Gorizia non ha passato l’esame e, pur essendo favorevole allo sviluppo di una rete ciclabile, direi che era quasi scontato.
In una precedente occasione, sulle pagine del Piccolo, avevo sostenuto che intaccare la percorrenza su di un asse portante, pur se in via sperimentale, significava avere già una visione complessiva della mobilità cittadina presente e futura, quindi, nella sostanza, di quella che vorremmo fosse la città. Ragionando anche, al tempo stesso, delle connessioni con i Comuni contermini, Nova Gorica in primis, per l’evidente intreccio delle connessioni urbane tra le due città. Se manca tutto questo, manca il presupposto, al di là dei vantaggi o criticità che quel solo segmento ha comportato in questi mesi. Così, senza una visione complessiva è naturale che si urtino suscettibilità e interessi, perché ognuno, a torto o a ragione, può sentire leso il suo interesse di ciclista, pedone, esercente. Può una città come Gorizia rimanere senza queste premesse? Credo che tutti, anche al di là delle norme che impongono piani urbani del traffico, pums e studi di settore, ma solamente con il buon senso, se ne renderebbero conto. Ciò a maggior ragione quando si pensa che questa città si affaccia all’Europa con il prestigioso titolo di Capitale europea della Cultura 2025, che la metterà ancora di più a confronto con altre realtà dove la mobilità sostenibile è cosa acquisita da tempo: centri urbani dove il traffico veicolare privato è limitato a favore del trasporto pubblico, si danno spazio sicuro ai pedoni, percorsi certi per le biciclette, spazi aperti per i bar e gli esercizi commerciali.
Gorizia ha già dimostrato, con la parte del Corso Verdi chiuso e reso pedonabile, che questo si può fare con soddisfazione di tutti: è una città, nel suo asse principale, bella da vedere, anche per i residenti, e bella da vivere se si evita un traffico intenso e fuori misura. Certo, adesso le elezioni comunali si avvicinano e temi di questo tipo si prestano a dinamiche diverse, anche strumentali. Ma se vogliamo essere pronti, ben prima del 2025, e i flussi turistici inizieranno presto, va accelerato l’iter. Fra l’altro, se non ricordo male, di Piano urbano del traffico organico, obbligatorio per i comuni con più di 30.000 abitanti, art.36 del Codice della Strada, non si parla dallo studio Novarin del 2005.
Arrivare impreparati agli appuntamenti futuri, anche sul tema della sostenibilità e vivibilità urbana, non ci costerebbe solo una brutta figura ma il rischio che la “capitale della cultura 2025” sia una grande occasione persa per la città e per tutto il territorio. Non è un rischio che si può correre.
Verrebbe da dire proprio…se non ora quando?