di Bianca Della Pietra del 21/8/2021
La permanenza a Berlino mi porta sempre a riflettere, soprattutto da quando mi occupo del mio nipotino. Ho lasciato le vesti della turista nel suo significato di esploratrice del luogo non ancora visitato, aperta e curiosa di scoprirne gli aspetti evidenti e quelli nascosti soprattutto, munita di mappa, macchina fotografica, bottiglietta d’acqua di ultima generazione, cappello, ombrello x tutte le occasioni e abbigliamento “a cipolla” (immagine antica).
Mi aggiro invece per luoghi frequentati da bambini e famiglie carica di giochi per la sabbia, pannolini di ricambio e qualche maglietta, acque e merende di genere vario, pronta a cogliere i diversi segnali che il vero esploratore mi manda. Lui non è mai stato un turista e io, temporaneamente, sembra che non lo sia.
Certamente sono riflessioni frutto delle osservazioni personali e quindi limitate, ma vorrei comunque esporle auspicando l’avvio di un dialogo.
Camminando per la città incontro monopattini, biciclette, scooter che sembrano abbandonati. Sì, sono abbandonati nel senso di parcheggiati in ogni dove (anche in qualche dove inadatto, a dire il vero), ovvero hanno finito la loro corsa in quel punto. Sono stati noleggiati tramite un’applicazione e utilizzati per il tempo necessario. Oltre a questi mezzi, molto diffuse sono le auto in “sharing ” cioè in condivisione.
Questa diffusione così ampia mette in crisi il concetto di possesso dei mezzi, tenendo conto che la città offre una rete estesa, funzionante, non troppo costosa e intercambiabile di mezzi pubblici.
A partire dai mezzi di trasporto, il mio pensiero è immediatamente andato al senso del possesso di noi italiani. La casa in primis, la macchina subito dopo: averla è uno status symbol, un indicatore del benessere economico e della posizione sociale.
Dai dati ISTAT FVG 2019, il 71,1% dei lavoratori si sposta con l’auto privata contro il 69,7% nazionale. Interessante sarebbe avere i dati di ritorno in merito al raggiungimento degli obiettivi del Progetto MUSE. Questo mira a integrare le strategie di mobilità urbana ed extraurbana degli enti locali transfrontalieri, l’efficientamento energetico e la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Èfinanziato dal programma di cooperazione transfrontaliera ITALIA-SLOVENIA 2014-2020. In particolare gli obiettivi 1 e 2 di seguito riportati:
Anche il Progetto NEMO (NEwMObility in Friuli Venezia Giulia) avviato nel 2017 della durata di 4 anni, avviato nel 2019 si occupa di ridurre l’inquinamento urbano mettendo a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni autovetture in condivisione e installazione di infrastrutture di ricarica e produzione di energia da fonte rinnovabile.
Nella nostra piccola Provincia la possibilità di avere la benzina a prezzo agevolato ha permesso la diffusione di un automobile quasi x ogni componente della famiglia. Il pensiero all’inquinamento prodotto è stato ben lontano, rispetto al vantaggio del possesso.
Concetto questo, esteso anche ad altri ambiti non solo degli oggetti: il possesso della donna o dell’uomo, dei figli, del Paese. Questo supera il senso dell’affezione, del sentimento di appartenenza reciproco che accomuna, ma non esaspera un legame fino a farlo diventare esclusivo, escludente al punto tale che il manifestarsi di una qualche forma di autonomia implica la soppressione dell’altro ribelle. Il riferimento alla violenza contro le donne è ineludibile.
Erich Fromm ci fece riflettere sulle caratteristiche dell’Avere e dell’Essere, mettendo quest’ultimo a valore assoluto e basilare per l’appartenenza alla comunità umana. Ora, senza addentrarci in una discussione filosofico-esistenziale, possiamo però coglierne la contemporaneità (il libro uscì nel 1976) nella critica al possesso sperimentandoci sul piano del più moderno RI-ciclo-uso-nnovabile-generabile, insomma il concetto di circolare[1]. Questo implica non solo il passaggio da uno stato produttivo ad un altro, ma in termini più generali, l’opportunità (in senso di occasione) di non sprecare, quindi di passare avanti, anche ad altri. Questo implica la condivisione, il prestito, mettere assieme le proprie risorse e competenze per riparare.
Un interessante esempio sono i Repair Cafè, nati in Olanda[2] e realizzati anche in alcune città italiane.
Mettiamoci i vantaggi economici, quelli ambientali, quelli etici e sociali: forse difficile, di certo non impossibile.
[1] Vedi: https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/economy/20151201STO05603/economia-circolare-definizione-importanza-e-vantaggi
[2] https://www.sfridoo.com/2020/12/09/economia-circolare/cosa-sono-repair-cafe-dove-si-trovano-e-perche-sono-un-elemento-essenziale-per-economia-circolare/