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“Caro amico ti scrivo…”

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di Igor Komel del 15/01/2021

…con entusiasmo e con viva soddisfazione, ho appreso la notizia che Nova Gorica e Gorizia, insieme saranno Capitale europea della cultura 2025. Si tratta di un grande e importante salto di qualità delle relazioni che fa del nostro, uno dei più centrali territori della nuova Europa.

Caro Rudi, Sindaco di Gorizia, consentimi di rivolgermi a te, in modo informale, amichevole, sincero, nel modo cioè che ha sempre contraddistinto i nostri rapporti interpersonali.

Nova Gorica, con l’appoggio determinate di Gorizia, è stata scelta quale Capitale europea della cultura nel 2025.  In questi momenti di collettiva gioia transfrontaliera, vorrei evidenziare in modo spontaneo ma rilevante, come proprio in questi significativi momenti non vadano dimenticati gli sforzi congiunti di tutti coloro che hanno lavorato in passato, dei pionieri cioè della collaborazione al di qua e al di là del vecchio confine. Come non ricordare per esempio le “tre B”, Brancati, Brulc e Brandolin, che hanno svolto un ruolo non indifferente, congiunto, di gran esempio di collaborazione, proprio nel momento storico della caduta del “muro di Gorizia” e dell’entrata della Slovenia nella Comunità europea? Rimarrà indelebilmente scolpita in tutti noi la data del 30 aprile 2004, con l’arrivo a Gorizia dell’allora Presidente dell’Unione Europea, Romano Prodi.

Non va dimenticato neppure il ruolo di Gaetano Valenti, di Antonio Scarano, di Erminio Tuzzi, di Pasquale De Simone, tutti sindaci di Gorizia con i quali ho sempre intrapreso personalmente rapporti fattivi di azione e relazione con i “vicini” in Slovenia. Anche i vari Presidenti della Provincia di Gorizia si sono tanto impegnati. Oltre a Giorgio Brandolin, penso anche a Enrico Gherghetta, a Gianfranco Crisci, a Silvano Cumpeta, a Giuseppe Agati…

A Nova Gorica invece non vanno dimenticati, oltre ai “mitici” Mirko Brulc e Matej Arčon, anche Sergij Pelhan, Tomaž Marušič, Jože Šušmelj, Zorko Debeljak, Danilo Bašin…, sempre in prima fila nello sforzo di superamento dei confini.

Ma in questo contesto tre sono i nomi di “sindaci  pionieri” che Gorizia e Nova Gorica non possono lasciare nell’oblio: Michele Martina per Gorizia, Joško Štrukelj e Rudi Šimac per Nova Gorica.

Correva l’anno 1965… dopo la visita dell’allora Presidente del Consiglio Aldo Moro a Belgrado, che segnava nuovi rapporti di collaborazione tra l’Italia e la Jugoslavia,  Martina e Štrukelj, nel mese di novembre, sono stati  protagonisti della prima riunione “illegale” congiunta delle due Giunte comunali nel Palazzo del Comune di Nova Gorica. Già in quell’occasione si delineava l’idea della “città comune” nel cuore d’Europa.

E’ stata poi la cordata “Rudi Šimac – Michele Martina” nel luglio del 1971, a essere protagonista di una nuova riunione congiunta tra le due Giunte comunali, quando si cominciarono a delineare i primi investimenti infrastrutturali. E’ stato molto significativo, in quell’occasione, ribadire insieme come le minoranze linguistiche e culturali siano in generale una ricchezza culturale per ogni territorio, nonché, per quanto ci riguarda, un importante anello di congiunzione per costruire rapporti di buon vicinato.

Non va archiviato neppure il significativo ruolo del sindaco Scarano, durante e dopo la guerra dei dieci giorni in Slovenia (giugno 1991), con il passaggio per Gorizia del Presidente della Repubblica Cossiga e l’”illegale” sconfinamento. Da sottolineare anche, nel mese di maggio 1992, l’indimenticabile visita di papa Giovanni Paolo II, con il “mandato” affidato alle Gorizie di essere “cerniera tra Est e Ovest”

Che Nova Gorica con Gorizia siano state investite della nomina di  capitale europea 2025, è pertanto il frutto di un percorso lungo e impegnativo, del quale i sindaci Romoli e Ziberna, insieme ad Arčon e Miklavič sono stati gli ultimi in ordine di tempo a raccogliere e trasmettere il testimone. E’ una lunga vicenda, delicata e con vari capitoli, dove ognuno dei protagonisti del passato ha svolto un ruolo decisivo per i passi successivi. Oltre al ruolo importante e rappresentativo dei Sindaci, va riconosciuto anche quello attivo e fattivo delle varie organizzazioni slovene di Gorizia (Skgz – Unione culturale economica slovena, il quotidiano Primorski dnevnik, Novi glas, Sso), come pure quello del sen. Darko Bratina, del mondo cattolico italiano (dall’Arcivescovo mons. Cocolin al padre Bommarco, da mons. De Antoni fino all’attuale mons. Redaelli), compresi il Centro Studi “Sen. A. Rizzati” con la rivista “Iniziativa Isontina”, l’Isig, il settimanale Voce Isontina, (da Boscarol, Bellavite, Ungaro)… senza dimenticare il ruolo negli ultimi quarant’anni, dei quotidiani Il Piccolo e Messaggero Veneto, e quello della sinistra culturale isontina (allora Pci, Psi, l’Anpi, con Silvino Poletto e le esperienze comuni nella lotta partigiana, il periodico Isonzo/Soča).

Negli ultimi decenni non tutto è sempre filato così liscio e ci sono stati anche momenti di pausa, nei rapporti tra le due città. Ancora oggi, e non è passato neanche un decennio, mi fischiano nelle orecchie le dichiarazioni degli allora assessori alla cultura di Gorizia, a uno dei quali “gli Sloveni non interessano, né di qua, né di là del confine’”, per l’altro invece “i concerti sulla piazza di Brancati e Brulc” (Piazza Transalpina) non si devono più fare…” Quelle parole portarono alla fine l’appassionante era dei “Concerti sul confine – Koncerti na meji”.

Comunque, nella mia memoria “storica”, sono però impressi maggiormente i fatti positivi, testimonianze di convivenza sincera tra persone diverse, culturalmente e politicamente. Come cancellare per esempio dalla mente le parole espresse dal sindaco A. Scarano? Durante un acceso dibattito, provocato dalla destra, il sindaco aveva gridato con voce ferma: “Gli Sloveni a Gorizia sono nostri cittadini, cittadini del mio comune e io sono il loro sindaco”. Anche il sindaco G. Valenti, davanti alle difficoltà logistiche di varie scuole cittadine, anche slovene, ha risposto senza mezzi termini – percepita un’ulteriore provocazione fuori luogo – che “anche gli scolari delle scuole slovene sono “nostri” bambini”.

Ora le due Gorizie ce l’hanno fatta, adesso camminando insieme possono raggiungere nuovi traguardi, nuovi orizzonti. Noto pure con soddisfazione che negli ultimi anni, dopo una parentesi “di riposo”, la piazza Transalpina, (“Piazza delle due Gorizie – Skupni trg obeh Goric”), sta ritrovando il possesso del proprio ruolo “europeo”, di unione e privilegiata attrazione turistica.

Caro Rudi, consentimi in quest’occasione di riproporre un mio concetto, che ho espresso per la prima volta in un intervento in Consiglio Comunale durante un dibattito riguardante la collaborazione culturale con Nova Gorica. Eravamo negli anni novanta, io in veste di consigliere comunale e tu allora in veste di assessore comunale per la cultura. Nell’occasione, sostenevo che “Gorizia ha poco peso in Italia, Nova Gorica non è uno squalo in Slovenia. Insieme, soltanto insieme, però possono essere interessanti in Europa!” Da allora ho ripetutamente riproposto questo concetto in numerose sedi, addirittura dinanzi ai Presidenti della Repubblica Slovena Kučan e Pahor.

Caro Rudi, ora si apre per le nostre due città e per tutto il territorio confinante, un nuovo capitolo. Anche tu, con Klemen Miklavič, come pure in precedenza M. Arčon e E. Romoli, V. Brancati e M. Brulc, avete costituito un interessante cordata transfrontaliera, sulle orme dei pionieri Martina & Štrukelj nei lontani anni sessanta. Anche tu hai contribuito, secondo il tuo carattere, giovanile ed energico, a rimodellare passo dopo passo, il “cambiamento goriziano”. Di ciò mi sembra giusto darti atto, come pure al tuo assessore alla Cultura Fabrizio Oreti e a tutti i tuoi collaboratori.

In conclusione un doveroso doppio augurio di buon anno: Auguri al futuro comune delle due Gorizie.. a te e ai nostri cittadini, “srečno 2021”.

Con stima ed affetto Igor.

Igor Komel – Presidente del Kulturni dom di Gorizia

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