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Ipotesi per il futuro

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di Bianca Della Pietra del 13/12/2020

Dal 30 novembre al 15 dicembre il Forum Disuguaglianze e Diversità (in seguito Forum) ha organizzato 16 giornate di interventi dalle 10 alle 19 con proposte, dialoghi e strategie per il Paese di domani. Muovendo dalle proposte elaborate dallo stesso Forum, l’iniziativa ha lo scopo aiutare a indirizzare il Piano di Ripresa e resilienza che l’Italia presenterà all’UE.

Gli interventi si possono seguire (e recuperare) sia dalla homepage del Forum che dalla loro pagina Facebook.

Ho potuto seguire alcuni degli interventi, ma soprattutto ho letto il libro che Fabrizio Barca, coordinatore del Forum e Patrizia Luongo, ricercatrice in questa organizzazione, hanno curato e nel quale le proposte vengono esplicitate.

Il libro è Un futuro più giusto Rabbia, conflitto e giustizia sociale. Edito da il Mulino, è stato pubblicato a maggio 2020.

Si tratta di un testo di grande attualità , anche se a volte, a mio parere un po’utopistico. Ma in questo tempo in cui viviamo la drammatica concretezza della morte quotidiana, una certa dose di utopia aiuta a guardare in alto e lontano, sguardo di cui abbiamo bisogno.

Nel volume si riportano gli esiti degli incontri svoltisi dopo la produzione del Rapporto 15 proposte per la giustizia sociale del marzo 2019. Questi incontri hanno avuto lo scopo di mettere a terra (nel testo ci sono i paragrafi della “messa a terra”), cioè di concretizzare le proposte. I primi destinatari sono stati gli stessi componenti del Forum e i loro sostenitori e, successivamente, tutti i rappresentanti organizzati e non della società civile con cui si sono costruite delle alleanze.

Perché ho scelto di raccontarvi questo? Innanzitutto perché avevo sentito parlare del Forum, ho ascoltato Barca a Tolmezzo quando presentava il libro Riabitare l’Italia e sono sempre stata interessata alle dinamiche sociali nel senso di cercare di capirne di più. Non sono sempre in grado di compiere analisi precise con una buona dose di certezza: l’incertezza prevale spesso e la fluidità di Bauman pare essere la costante dei miei pensieri.

Ho quindi apprezzato l’inquadramento che il libro offre, anche dal punto di vista teorico proponendo la lettura del capitalismo secondo Branko Milanovic, dell’ingiustizia sociale dal punto di vista di Amartya Sen (a cui personalmente aggiungerei la traduzione in politiche sociali di Martha Nussbaum) e la proposta dell’istituzione di una dotazione di capitale per i neomaggiorenni che parte dal prelievo progressivo di ricchezza su lasciti e donazioni ricevuti nell’intera vita a partire da una certa soglia, secondo Anthony Atkinson.

Apprezzo molto quando ho la possibilità di percorrere nuove strade di conoscenza e da questo libro ne emergono diverse che consentono al lettore di approfondire ulteriormente i temi.

Il grande tema affrontato è la giustizia sociale, che costituisce al tempo stesso la finalità verso la quale tendere. Ma ad essa è strettamente legata alla giustizia ambientale: la crisi ecologica che il pianeta sta vivendo accentua gli squilibri sociali. “Molto stretto è poi il nesso con il concetto di democrazia. Non solo perché i capisaldi della democrazia sono l’uguaglianza e la sovranità popolare, ma perché il modo per raggiungere entrambi che connota la democrazia è quello del <<governo attraverso il dibattito>>. Questo è il modo, il solo modo in cui le singole persone possono maturare le proprie ragionevoli aspirazioni, in cui le istanze di giustizia possono essere valutate, e in cui, di volta in volta, si può decidere cosa è <<ingiusto>> e se e come affrontare le disuguaglianze. Per arrivare a una scelta è necessario un confronto, e tale confronto deve essere acceso, aperto a valutazioni esterne alla comunità di riferimento, informato e ragionevole, ossia impegnato ad affrontare i punti di vista degli altri.”[1]

La crisi pandemica che dallo scorso febbraio ci attanaglia, trova in fragilità e disuguaglianze degli amplificatori degli effetti.

Il Forum individua 3 opzioni strategiche per costruire l’uscita dalla crisi di cui la giustizia sociale e ambientale per lo sviluppo. Questa deve basarsi su un paradigma diverso da quello che ha governato le scelte di questi anni, ovvero “quello secondo cui basta puntare alla crescita e, prima o poi, le disuguaglianze si ridurranno. Un paradigma che ha fallito nel produrre giustizia sociale e ambientale, e che da noi, anche per le specificità nazionali…, ha fallito anche nel produrre crescita. E allora il nuovo paradigma deve essere, appunto, rovesciato: puntare alla giustizia sociale e ambientale, anche come indirizzi dell’innovazione e dello sviluppo. Una crescita giusta, per capirsi.”[2]

L’ingiustizia sociale viene descritta in termini di disuguaglianze economico-sociali (di difficile stima in Italia per la carenza di informazioni statistiche, frutto della disattenzione al fenomeno), di accesso ai servizi, di riconoscimento, di luogo (territori). Trasversale a tutti i settori è la disuguaglianza di genere.

È frutto di scelte di indebolimento negoziale del lavoro organizzato e di un cambiamento radicale del senso comune. Queste si possono inquadrare in un contesto più generale quale la globalizzazione, il cambiamento tecnologico, la liquidità della società. La società liquida, di cui il possente fenomeno migratorio e l’esplosione delle individualità rappresentano evidenze visibili a tutti, fa emergere anche la difficoltà sempre maggiore di rappresentanza democratica del popolo.

Una visione neoliberista autoritaria ha tentato di ricondurre tutto a una visione riduttiva di un NOI identitario e un LORO estraneo che svia dalla presa in carico delle disuguaglianze sociali, anche attraverso erogazioni assistenziali (moltiplicatesi in epoca di pandemia) che però di fatto non toccano i processi di formazione della ricchezza. È quindi necessario ricostruire un “popolo sociale” che sviluppi alleanze a livello territoriale e nazionale. E questo stesso processo riguarda anche l’Unione Europea.

I tre terreni sui quali contrastare le disuguaglianze e concretizzare (mettere a terra) le 15 Proposte sono: il cambiamento tecnologico, il rapporto lavoro-imprenditori e il passaggio generazionale che vengono esaminati dettagliatamente nel libro. Come dicevo in premessa gli spunti di riflessione sono diversi, ci sono anche indicazioni concrete come, ad esempio,  il riferimento ad atti di amministrazioni pubbliche e soprattutto c’è un’assertività pervasiva dell’intero testo che risolleva gli animi prospettando che davvero un futuro migliore si possa creare.


[1] Op. cit. p.31

[2] idem, p.20

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