di Enrico Bullian (Sindaco di Turriaco) dell’11/11/2020
La riconversione a gas e idrogeno della centrale termoelettrica di Monfalcone: una sfida da accettare. Spunti di riflessione per non perdere occasioni di sviluppo sostenibile
È da poco apparso sulla stampa un comunicato stampa di Confindustria sulla “sfida da sostenere”, ovvero la trasformazione da carbone a gas (e poi a idrogeno) della centrale termoelettrica di Monfalcone. Questa sfida è anomalo non venga raccolta anche dalle istituzioni locali, o almeno da una parte di esse.
Il progetto di A2A per la riconversione a gas, con l’ulteriore sviluppo legato all’approvazione del protocollo siglato da A2A, Regione Fvg e Snam riguardante la sperimentazione dell’utilizzo dell’idrogeno, interesserà anche la “nuova” centrale che A2A intende realizzare sul suo sito monfalconese. Appaiono molto cospicui gli investimenti che A2A propone a Monfalcone, fra risorse da destinare direttamente alla realizzazione del nuovo impianto a gas (350 milioni di euro) e altre da garantire per progetti territoriali (150 milioni di euro). L’obiettivo è abbandonare l’utilizzo del carbone entro la dead line del 2025, con un investimento di 500 milioni di euro, che contribuirà a produrre maggiore energia, con un minor impatto ambientale (tutte le emissioni di inquinanti sarebbero in netta contrazione). Il Presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti nell’articolo cita la necessità di un cambiamento culturale dell’opinione pubblica rispetto a questi temi legati alla sostenibilità, dove le politiche aziendali – per essere credibili – necessitano di sviluppi per fasi, anche transitorie, e il passaggio al gas rappresenta già un passo in avanti notevole.
Come Amministrazione comunale di Turriaco ci siamo occupati varie volte del futuro della centrale: questi approfondimenti (anche durante le sedute del Consiglio Comunale) o interventi noi li abbiamo sempre visti nell’ottica del mantenimento di un polo energetico a Monfalcone, con una fuoriuscita dal carbone e una transizione verso altre fonti meno inquinanti; per questo valutiamo favorevolmente l’attuale progetto. Qualche mese fa avevamo tenuto un incontro con il Segretario della CGIL isontina Thomas Casotto e ci eravamo trovati in linea con le posizioni sindacali. Per quanto può contare, l’Amministrazione comunale condivide e supporta – almeno idealmente – lo sforzo che impresa, Confindustria e sindacato stanno mettendo in campo al fine di avviare investimenti vitali per il territorio, che sarebbe un suicidio politico contrastare o anche solamente snobbare. Infatti, attraverso questo mezzo miliardo di euro, si crea occupazione e sviluppo, oltre a migliorare le performance ambientali della centrale. Senza bisogno di scomodare il mondo operaio, al quale continuo a essere legato politicamente, socialmente e culturalmente, non può sfuggire a nessuno che il Monfalconese (ma anche l’Italia e l’Europa) non può rinunciare alla propria vocazione manifatturiera. Non credo sia ragionevole ipotizzare che la popolazione possa campare solamente di terziario, settore sicuramente da valorizzare, ma affianco a quello industriale, che non va di certo smantellato, ma innovato e rivitalizzato. La centralità della produzione dell’energia è evidente: senza energia non solo si bloccherebbe il sistema produttivo, ma anche la normale routine delle nostre vite. Certo, affianco a questo, dobbiamo anche ragionare su come ridurre i consumi e incentivare le fonti rinnovabili, ma il percorso è lungo ed impervio. Non esiste nessuna soluzione semplicistica con “tutto e subito”. Ricordiamo inoltre che stiamo parlando di un’azienda (A2A) che per metà delle quote è di proprietà pubblica dei Comuni di Milano e Brescia e che possiede un solido bilancio di sostenibilità in linea con l’Agenda 2030 dell’ONU.
Ma perché l’Amministrazione comunale di Turriaco sente l’esigenza di esporsi anche pubblicamente sul futuro della centrale di Monfalcone? Perché – banalmente – la centrale, come il tessuto produttivo in generale, è patrimonio di un territorio più vasto del Comune dove è insediato il sito, basti pensare ai tanti lavoratori provenienti dai Comuni contermini. Stiamo inoltre assistendo a una deriva delle forze politiche monfalconesi che sembrano rincorrersi a chi appare più contrario alla presenza tout court della centrale termoelettrica. Questi non sono investimenti da contrastare o da accogliere freddamente. Crediamo invece sia importante che almeno una parte del territorio monfalconese – in questo caso l’Amministrazione comunale di Turriaco – si dica chiaramente e apertamente favorevole a investimenti di questa natura e di questa portata. È significativo fare mente locale sulle cifre: molti cittadini, anche non turriachesi, ci riconoscono un grande attivismo sulle opere pubbliche comunali. Nel mandato 2014-2019 gli investimenti in conto capitale dell’Amministrazione comunale di Turriaco ammontavano a 5 milioni di euro; A2A propone 500 milioni di euro sulla centrale di Monfalcone e sul territorio. Riteniamo sia un’occasione unica, che sarebbe deleterio lascarsi scappare, magari inseguendo le ragioni di un supposto consenso. Siamo profondamente convinti che una fetta consistente della popolazione, molto superiore a quella percepita dagli addetti ai lavori della politica locale, sia favorevole a investimenti di questo tipo, tanto più in un contesto di crisi economica legato all’andamento della pandemia, che purtroppo produrrà effetti nefasti sul tessuto socio-economico su tempi medio-lunghi.