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di Andrea Bellavite del 26/8/2020

Si è parlato molto, nelle ultime settimane, della questione dei minori stranieri non accompagnati che sempre più numerosi giungono nel territorio della regione Friuli-Venezia Giulia. Ricordando che per legge essi vengono affidati praticamente al Sindaco del Comune nel quale vengono rintracciati, ci si può domandare se gli enti locali sono in grado di poter sopperire alle necessità di un numero crescente di nuovi arrivati. Prima di approfondire la questione, tecnicamente e politicamente, c’è da rispondere a un paio di domande. La prima riguarda l’incremento degli arrivi di minori non accompagnati. Ovviamente chi viene rintracciato dalle forze dell’ordine sul territorio nazionale non esibisce documenti e per questo l’età può essere determinata solo dalla fiducia nelle dichiarazioni degli interessati. Dal momento che lo Stato, riesumando un accordo con la Slovenia sottoscritto nel lontano 1996 e superato dalle leggi dell’Unione Europea della quale i nostri confinanti sono diventati parte dal 2004, ha negli ultimi mesi iniziato a “riammettere” (in realtà “respingere”) chi dopo tante sofferenze riesce a raggiungere l’Italia, l’unico modo per essere certi di un’accoglienza è dichiararsi minori non accompagnati. In questo modo sperano di evitare di essere riammessi in Slovenia, cioè poi caricati su autobus e portati in Croazia, da lì in Bosnia, dopo una buona dose di ormai documentatissimi pestaggi, torture e vessazioni.

Quelle che vengono giuridicamente definite riammissioni sono in realtà vere e proprie deportazioni. La politica delle riammissioni deve essere immediatamente bloccata, lo Stato Italiano ha tutti gli strumenti per accogliere chiunque in modo degno e umano!     La seconda risposta riguarda il perché dell’improvvisa impennata di rintracciamenti nel cuore del Friuli. E’ logico che più lontani si riesce ad arrivare dal confine, più facile è sfuggire alla regola del rimpatrio senza troppi complimenti. Molti di coloro che arrivano sono portati da squallidi approfittatori che, a fronte dello svuotamento di tutti i risparmi dei malcapitati, scaricano le persone nelle aree autostradali.

Ecco perché il sindaco di Gonars è stato protagonista di un’autentica sceneggiata, in queste ultime settimane. E’ vero che i minori non accompagnati sono presi in custodia dal Comune, è vero che essi sono aumentati molto di numero, non è vero che l’unico strumento per risolvere la questione sia la provocazione politica. E non è vero essenzialmente per due motivi, uno tecnico-amministrativo e uno etico. Forse non tutti sanno che… Gonars fa parte dell’ambito socio-assistenziale della Bassa Friulana orientale. Si tratta di uno degli spazi di collaborazione nell’ambito del welfare presenti su tutto il territorio regionale e riunisce attualmente ben 17 Comuni che si incontrano regolarmente per affrontare tutte le problematiche legate alla vita sociale del territorio. E’ un’istituzione perfettamente funzionante, con personale qualificato e assai ben preparato a qualsiasi tipologia di assistenza. Non è un caso che le situazioni di difficoltà strumentalizzate dal primo cittadino di Gonars sono state affrontate e risolte proprio dalle operatrici e dagli operatori dell’ambito, con il necessario supporto e l’ottima collaborazione della Croce Rossa che ha sede a Palmanova. Tutta la pantomina altro non è stata che squallida propaganda, prendendo come pretesto un problema reale, che deve essere affrontato invece con delicatezza e intelligenza. Si auspica che non accada ciò che Boemo, Savino Sandra e Gasparri hanno prospettato, ottenere dal Governo risultati anti-migratori, grazie alla “bravata” naufragata l’altro giorno in quel di Bologna. Ciò non significa che lo Stato, ma anche e forse soprattutto la regione non possano far nulla. I Sindaci e gli ambiti di riferimento devono essere messi in condizione di operare, sostenuti economicamente e legalmente. Un pensiero mesto va all’attuale amministrazione regionale che cancella le leggi regionali sull’immigrazione, finalizzate proprio all’integrazione e al superamento dei problemi di relazione tra nuovi arrivati e già residenti. Dopo aver smantellato il sistema di assistenza sociale dei richiedenti asilo, la destra regionale riconosce strumentalmente (contro lo Stato) la necessità di maggior controllo e attenzione all’integrazione territoriale, proprio ciò che era consentito grazie alle normative regionali elaborate nei primi dieci anni del nuovo secolo!

Da chiarire saranno ancora gli aspetti giuridici. Può un adulto caricarsi in macchina cinque minori e portarseli in giro per l’Italia senza alcuna autorizzazione? Può “utilizzarli” per procurare allarme tra una popolazione già di per sé molto inquieta e tesa per la situazione generale resa incandescente dalle recrudescenze del coronavirus? Si può collegare in modo così irresponsabile la questione sanitaria con quella delle migrazioni, a fronte delle chiarissime statistiche che rilevano in tutt’altre tipologie di viaggiatori la causa della ripresa del Covid?

Ma quello che più di ogni altro approccio colpisce e richiede un’ulteriore breve riflessione è la mancanza di umanità. Le persone rintracciate sono definite sempre e soltanto “i minori” o anche “i presunti minori”. Ma chi sono questi “rintracciati”? Sono esseri umani che hanno un nome e un cognome, che hanno lasciato una casa e una famiglia, che provengono da una Nazione nella quale sono cresciuti, che hanno affrontato difficoltà immani per raggiungere la nostra regione… Le bullate di Boemo e di molti altri esponenti della destra regionale e nazionale fanno regolarmente dimenticare tutto ciò, mettendo in risalto solo le loro iniziative propagandistiche e facendo scomparire volti, corpi, cuori che battono come quelli di tutti, per la paura, per la speranza, per l’attesa, per la gioia e per il dolore.

E’ la persona umana che dovrebbe essere al centro di ogni azione politica, qualunque essa sia, sorella e fratello da trattare come si tratterebbe un soggetto presente nella propria famiglia. Nell’Aquileia del IV secolo un viandante africano, Restutus, giunto nella grande città e ivi colpito dalla malaria, aveva trovato “più che i suoi stessi genitori” (splendida lapide nel Museo Paleocristiano di Monastero). Nella Bassa Friulana del XXI secolo, sarebbe diventato merce di scambio elettorale in una surreale invocazione dei respingimenti, dei campi di detenzione gentilmente ribattezzati Centri per il Rimpatrio, dell’innalzamento dei toni odiosi delle reiterate campagne anti-migratorie…

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