di Paolo Polli del 30/7/2020
Il 20 e 21 settembre 2020 si voterà per il Referendum sul taglio dei parlamentari: referendum popolare confermativo relativo all’approvazione del testo della legge costituzionale recante Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari.
Vediamo cosa dicono nel dettaglio gli articoli che saremo chiamati a modificare.
Articolo 56. La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.
Art. 57. Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Articolo 59. È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.
Un iter lungo e travagliato ha prodotto un progetto di modifica, generalmente noto come “riduzione del numero dei parlamentari”, che per completezza riportiamo di seguito.
Il Senato della Repubblica, l’11 luglio 2019, ha approvato, in sede di seconda deliberazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, il seguente disegno di legge costituzionale, già approvato, in sede di prima deliberazione, dal Senato il 7 febbraio 2019 in un testo risultante dall’unificazione dei disegni di legge costituzionale n. 214 d’iniziativa del senatore Quagliariello; n. 515 d’iniziativa dei senatori Calderoli e Perilli; n. 805 d’iniziativa dei senatori Patuanelli e Romeo e dalla Camera dei deputati il 9 maggio 2019:
Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari
Art. 1 (Numero dei deputati)
1. All’articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:
1. al secondo comma, la parola: «seicentotrenta» è sostituita dalla seguente: «quattrocento» e la parola: «dodici» è sostituita dalla seguente: «otto»;
2. al quarto comma, la parola: «seicentodiciotto» è sostituita dalla seguente: «trecentonovantadue».
Art. 2 (Numero dei senatori)
1. All’articolo 57 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:
1. al secondo comma, la parola: «trecentoquindici» è sostituita dalla seguente: «duecento» e la parola: «sei» è sostituita dalla seguente: «quattro»;
2. al terzo comma, dopo la parola: «Regione» sono inserite le seguenti: «o Provincia autonoma» e la parola: «sette» è sostituita dalla seguente: «tre»;
3. il quarto comma è sostituito dal seguente:
«La ripartizione dei seggi tra le Regioni o le Province autonome, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti».
Art. 3 (Senatori a vita)
1. All’articolo 59 della Costituzione, il secondo comma è sostituito dal seguente:
«Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non può in alcun caso essere superiore a cinque».
Art. 4 (Decorrenza delle disposizioni)
1. Le disposizioni di cui agli articoli 56 e 57 della Costituzione, come modificati dagli articoli 1 e 2 della presente legge costituzionale, si applicano a decorrere dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale e comunque non prima che siano decorsi sessanta giorni dalla predetta data di entrata in vigore.
Se questo progetto avesse compimento, ci troveremmo dunque pronto e servito un taglio netto e rilevante della rappresentanza parlamentare. Dal punto di vista economico tutto ciò produrrebbe un risparmio risibile e paragonabile ad un caffè in meno per ogni italiano. Nel contempo il costo che si dovrebbe accettare sarebbe quello di vedere fortemente ridotta l’efficacia rappresentativa del nostro Parlamento. In buona sostanza, nelle nuove configurazioni di Camera e Senato troverebbero minore spazio di mandato quella moltitudine di specificità territoriali, culturali e politiche che da sempre hanno caratterizzato il nostro Paese. Se questo disegno passasse il vaglio dell’approvazione referendaria, il risultato più evidente sarebbe dunque quello di non trovare più rappresentanti territorialmente riconoscibili nelle prossime liste elettorali… di questo dobbiamo essere consapevoli!
La scelta di voler ridurre i parlamentari non è però figlia dei tempi contemporanei né una invenzione dei Cinque stelle.
Da anni i media e le forze economiche, anche con la complicità della stessa politica, hanno concorso a svilire il ruolo dei partiti, delle istituzioni e di conseguenza della politica stessa. Un processo che, partendo dall’eliminazione del finanziamento pubblico, non ha certo contribuito a costruire un saldo rapporto tra cittadini e istituzioni, anzi: la disaffezione e l’astensionismo sono cresciuti e la qualità della classe politica non è certo migliorata, tutt’altro.
Al fine di comprendere meglio la logica insita nel principio di rappresentanza, anche da un punto di vista meramente numerico, esaminiamo il rapporto tra elettori ed eletti in Italia, in Francia e in Germania.
In Italia, alle ultime elezioni legislative del 2018, secondo i dati del Ministero dell’interno gli elettori aventi diritto al voto sono stati 50.782.650 per la Camera dei Deputati (630 membri) e 46.663.202 per il Senato (315 membri), compresi quelli delle circoscrizioni estere. Quindi il rapporto è stato di un Deputato ogni 80.607 elettori e di un Senatore ogni 148.137 elettori.
In Francia, alle ultime elezioni legislative del 2017, gli aventi diritto di voto per eleggere i 577 deputati all’Assemblea Nazionale sono stati 47.570.988, ovvero un rappresentante eletto ogni 82.445 elettori. Al Senato (Camera Alta) i membri sono invece eletti a suffragio indiretto.
In Germania, alle ultime elezioni federali tedesche del 2017, sono stati chiamati al voto 61.688.485 cittadini per l’assegnazione dei 709 seggi del Bundestag, la Camera bassa, quindi uno ogni 87.077 elettori.
I 69 componenti della Camera alta, il Bundesrat sono invece designati dai singoli governi federati.
Nei tre Paesi citati, il rapporto cittadini-rappresentanti alle Camere elettive è quindi sostanzialmente simile. Diverso è il discorso per le Camere Alte (Senato, Camera Alta, Bundesrat): in Francia si registra una incidenza maggiore rispetto all’Italia, mentre in Germania il numero è molto più basso, ma bisogna specificare che il sistema di governo dei Land è radicalmente diverso da quello delle nostre Regioni.
Ora, fermo restando che i dati devono essere letti contestualizzando le diverse variabili istituzionali come la forma di governo e il sistema elettorale, così come elementi oggettivi quali la popolazione totale o le dimensioni del territorio, quanto detto sopra smentisce la trieste fama che dipinge lItalia come un Paese anomalo anche per l’eccessivo numero dei suoi parlamentari. Possiamo quindi ridurre l’argomento della rappresentanza parlamentare e, ancor più profondamente, il tema generale del ruolo della politica attiva al solo quoziente eletto-elettori? La risposta scontata, anche avendo visto ciò che accade negli altri Stati, è assolutamente no!
Se si vuole dare forza e dignità alla politica è necessario affrontare e risolvere il tema della qualità della classe politica, anche permettendo agli elettori di scegliere nuovamente i propri candidati, ma soprattutto riportando i partiti a quel ruolo di laboratorio di produzione di cultura politica e classe dirigente, grazie ad una organizzazione radicata sul territorio.
I partiti politici devono tornare a essere i luoghi di rappresentanza di valori e interessi, rinnovando il stretto collegamento tra politica ed elaborazione culturale, e non possono limitarsi ad essere, come oggi, dei comitati elettorali al servizio del leader di turno o delle fabbriche capaci solo di sfornare capi e capetti più attenti al colore della cravatta che alla qualità della loro stessa formazione.
Questo è il percorso che va seguito, senza cadere in un inutile esercizio di demagogia, nell’ossessione dei presunti costi dell’attività politica e nel dibattito sul numero degli eletti. Insistendo a inseguire un populismo da quattro soldi continueremo a regredire mettendo in pericolo la stessa natura democratica del nostro sistema istituzionale, oltre alle libertà di tutti noi.
Una solida e rinnovata cultura politica, di questo avremmo bisogno per perseguire una ricostruzione economica e sociale che sarà durissima da raggiungere, non scontata, e che ci vedrà impegnati per un tempo molto lungo.
Va aggiunto che questo taglio insensato della rappresentanza democratica di somma a una pessima legge elettorale con il rischi di produrre un risultato molto pericoloso, consegnando ai vincitori delle elezioni le chiavi per trasformare da soli la nostra Costituzione e la nostra stessa democrazia, facendo così del patrimonio di tutti il bottino di una parte.
Non prive di rilievo, inoltre, sono le conseguenze sugli altri organi che discenderebbero da una diminuzione della rappresentatività, basti pensare all’elezione del Presidente della Repubblica o alla votazione riguardante i giudici costituzionali. Ad essere compromessi sarebbero i complessi meccanismi, fatti di equilibri e garanzie sui quali si regge una democrazia costituzionale.
Non c’è dubbio che le istituzioni vadano riformate e adeguate ai tempi e che si debbano concretizzare molti principi in passato spesso solo opportunisticamente annunciati. Ma il taglio dei parlamentari, così come previsto da questo progetto di modifica costituzionale, avulso fra l’altro da un progetto di riforma elettorale che non può certo essere modificata di continuo, risulta del tutto inutile e, peggio, controproducente.
Per tutti questi motivi io voterò e inviterò a votare NO.