di Thomas Casotto del 2/6/2020
La fotografia di un territorio fragile, che ancora non si era ripreso dalla crisi devastante del 2008, si fa ancora più preoccupante dopo la crisi dovuta al Covid 19.
Le innumerevoli chiusure di aziende grandi e importanti del territorio, come Carraro, Detroit, Eaton, solo per citare le più grandi e conosciute nel manifatturiero, hanno certamente lasciato il segno.
Analogamente le difficoltà di un territorio troppo spesso apparso isolato e quasi legato da una mono committenza allo stabilimento Fincantieri, hanno portato alla realtà di un’area con scarse opportunità di lavoro (basti pensare al Protocollo firmato con la regione ed alle enormi difficoltà a renderlo operativo) e con altrettanto carenti idee industriali, di investimento e di sviluppo.
Per anni si è assistito alla diatriba tra i sostenitori del territorio a vocazione turistica e chi invece, come il sindacato ha rivendicato per Monfalcone e l’hinterland una natura manifatturiera, diversificata che sapesse valorizzare le competenze e la cultura di chi, come Monfalcone appunto, con l’industria è nata.
Purtroppo ad oggi i vari nodi che limitano da decenni lo sviluppo, industriale e non, sono ancora tutti sul tappeto.
Alla mancanza di una visione politica strategica si sono sommate due crisi (2008 e corona virus ) pesantissime e il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Aldilà di qualche mosca bianca, di qualche realtà che magari riesce ancora a crescere, molte sono le aziende in difficoltà o comunque non più in grado di dare risposte occupazionali adeguate al territorio; la crisi è trasversale ai settori ed alle dimensioni.
Così, con il lockdown, si è avuta una crisi enorme tra artigiani e piccoli commercianti, ma anche in diverse aziende medie e grandi che hanno dovuto fermarsi.
Tutto questo ci ha consegnato e consegnerà una disoccupazione in crescita che, almeno in una prima fase, crediamo vada affrontata mettendo in campo ammortizzatori sociali degni di questo nome per qualità e durata.
Nei prossimi mesi sarà difficilissimo per le migliaia di disoccupati, uomini e donne del nostro territorio, trovare un lavoro; questo è sotto gli occhi di tutti.
Servono uno Stato ed una Regione presenti, servono misure ed investimenti straordinari, serve una politica economica che individui la rotta per uscire dalla crisi.
Nel frattempo però, anche laddove sarebbero possibili investimenti ingenti, come quello di A2A, il territorio si divide rischiando di vedere sfumare ulteriori posti di lavoro ed opportunità di riconvertire e smantellare un sito che, altrimenti, rischiamo di tenerci vuoto monumento per decenni.
Ma non c’è solo il problema A2A: siamo infatti ancora impantanati nella ultra decennale questione dell’escavo del porto, dichiarato in partenza ormai non contiamo nemmeno più quante volte e mai realizzato.
Siamo cioè in una condizione in cui per diversi mesi avremo bisogno di sostenere lavoratori e famiglie, commercianti e artigiani, piccole e grandi aziende; mentre nel frattempo – ed il tempo è poco perché mai come ora è denaro – provare a riprogettare il paese, decidere su cosa investire dove e come.
Nella nostra regione su 6000 imprese artigiane, oltre 5000 sono state coinvolte da cassa integrazione e nella nostra provincia 427 imprese con circa un migliaio di dipendenti.
Non va meglio nel commercio dove la sola Cgil ha gestito 472 procedure di cassa integrazione per altrettante attività commerciali.
Praticamente tutte o quasi le aziende manifatturiere hanno dovuto fermarsi per il Covid e non tutte, almeno per il momento, stanno ripartendo a pieno regime.
Per questo, di fronte alla catastrofe che il corona virus ci ha consegnato serve una classe dirigente all’altezza di compiere molte di quelle scelte sin qui incompiute, magari senza badare ai like ed ai tweet, magari capendo che parlare alla pancia della gente purtroppo, a volte paga; ma che se la pancia è vuota tutto può diventare pericoloso.
Le richieste del sindacato sono quindi che si faccia presto e bene, si individuino strumenti di sostegno al reddito rapidi ed efficaci per tutti coloro si troveranno in difficoltà; poi però bisogna creare posti di lavoro, ed allora dall’indotto Fincantieri, al porto, da A2A alla riqualificazione ambientale, dalla nautica da diporto senza escludere anche la vocazione turistica ove possibile, il nostro territorio avrà certamente diverse problematiche aperte che però, possono e debbono diventare altrettante opportunità.
Thomas Casotto
Segretario Generale CGIL Gorizia