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Non dimentichiamo la sanità

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di Carlo Pegorer da Messaggero Veneto del 16/5/2020 – A ben vedere, finora i commenti delle élite regionali (cioè dei rappresentanti a vario titolo di associazioni economiche e sociali) sul decreto legge “rilancio” sembrano orientati a un parziale cambio di rotta, dopo i tanti rilievi negativi che giornalmente venivano espressi in questi due mesi di emergenza sanitaria sul Governo nazionale, sopratutto da parte delle organizzazioni dei datori di lavoro.

D’altra parte, non potrebbe essere diversamente dal momento che la manovra da 55 miliardi tenta di dare qualche importante ristoro, almeno per l’immediato, alle gravose difficoltà emerse in questi mesi a carico di lavoratrici, lavoratori, famiglie e imprese.

Infatti, gli interventi previsti, frutto in parte anche delle pressioni e dei suggerimenti dei vari portatori di interessi, intervengono sostanzialmente su tre grandi fronti con l’impiego di risorse pubbliche che l’Italia democratica non aveva mai visto prima. La manovra, tra l’altro, non dimentica anche il necessario rilancio della domanda interna, promuovendo, a esempio, un primo consistente intervento per il bene casa, così fondamentale nella cultura e nella vita del nostro Paese.

In estrema sintesi, i fronti degli interventi riguardano le condizioni materiali dei lavoratori (cassa integrazione, proroga del no ai licenziamenti, ecc.), delle imprese, a partire dalla cancellazione della rata IRAP di giugno e molto altro, e, infine, ma non da ultimo , la manovra prevede un ulteriore copioso intervento finanziario, dopo quello di marzo e della finanziaria dello scorso dicembre, a rafforzamento della sanità pubblica.

Si tratta di oltre tre miliardi di euro impiegati per incrementare la medicina territoriale, per nuove assunzioni di personale, per rafforzare l’assistenza ospedaliera e per le terapie intensive, anche al fine di rendere più forte il nostro sistema sanitario contro il Covid.

In cinque mesi il governo ha così deciso di impiegare a favore del rafforzamento della sanità pubblica risorse pari a quelle messe in campo complessivamente nei trascorsi cinque anni.

Va , poi, osservato che le risorse messe a disposizione per la sanità pubblica arriveranno anche nelle

Regioni a Statuto speciale a conferma, per chi aveva dubbi, della necessità indelebile di rendere il nostro sistema sanitario pubblico omogeneo il più possibile nei vari territori regionali, e ciò per rendere davvero esigibili, a tutti e in modo il più possibile egualitario, i principi fissati dall’articolo 32 della nostra Costituzione.

Qui si apre indubbiamente una riflessione anche in sede regionale che, al netto dei venti di propaganda, deve ormai fare i conti con un’impostazione da rivedere nei suoi assi determinati dalla stessa recente riforma della sanità regionale. La prossima annunciata revisione dello stesso bilancio può essere perciò un’occasione per assumere fino in fondo non solo una rinnovata e attenta responsabilità nella gestione delle risorse nazionali messe a disposizione, ma certo anche per incardinare, a esempio,nuove politiche a sostegno della sanità territoriale .

D’altra parte, l’esperienza di questi mesi ci consegna sicuramente una verità indiscutibile: senza un sistema sanitario pubblico garantito, a prescindere dalle condizioni economiche dei cittadini italiani, le diseguaglianze sociali che la crisi ha determinato si sarebbero di gran lunga accentuate.

Un occhio da dare con attenzione, quindi, a questo copioso provvedimento anche sul versante sanitario, perché questa emergenza ci insegna, ancora, che non potrà determinarsi alcun rilancio economico se non sapremo accompagnarlo ad un lavoro costante e duraturo per rafforzare la sanità pubblica sia sul versante della prevenzione che in quello della cura.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org