apertamente_logoapertamente_logoapertamente_logoapertamente_logo
  • Home
  • Statuto
  • Persone
  • Scrivono per noi
  • Attività
  • Premio Roberto Visintin
  • Contatti

8 settembre 1943: il giorno della vergogna e del riscatto nazionale

Categories
  • Italia
Tags

di Luciano Patat del 7/9/2021

Lo sfacelo della classe dirigente italiana, la Resistenza dei militari e la battaglia partigiana di Gorizia

L’8 settembre è il giorno della vergogna per la monarchia, per le forze armate e per l’intera classe dirigente fascista che per oltre 20 anni aveva governato l’Italia.

E’ il giorno in cui il re, i ministri, i generali dello stato maggiore scappano a sud e si mettono sotto la protezione degli eserciti angloamericani. Salvano così la propria vita ma lasciano senza guida il Paese, abbandonano senza ordini l’esercito e condannano centinaia di migliaia di soldati all’internamento in Germania e decine di migliaia alla morte nei campi di prigionia.

Anche per Mussolini e per i gerarchi fascisti è il giorno del disonore e della fuga: loro scappano a nord, si mettono a disposizione dei tedeschi, con il loro sostegno danno vita alla Repubblica Sociale Italiana e per venti mesi li servono fedelmente, diventando così complici di tutti i loro crimini.

Ma l’8 settembre è anche il giorno del riscatto nazionale, quello in cui la parte migliore del popolo italiano fa una scelta diversa: non fugge, ma reagisce e si ribella.

E’ quel che avviene anche nelle nostre terre.

Infatti nella notte dell’8 settembre 1943, poche ore dopo il messaggio radiofonoco del maresciallo Pietro Badoglio che annunciava la resa dell’Italia e la firma dell’armistizio con gli alleati, in due diverse località dell’Isontino si registrano altrettanti eventi, entrambi di grande rilevanza storica: nell’alta valle dell’Isonzo iniziano i combattimenti fra i militari italiani e i reparti tedeschi che hanno forzato il valico confinario di Piedicolle e a Monfalcone si tiene la riunione della cellula clandestina comunista nel corso della quale viene presa la decisione di chiamare alla lotta i lavoratori delle fabbriche cittadine per far fronte all’invasione tedesca e impedire la rinascita del fascismo.

Nella notte fra l’8 e il 9 settembre alcune migliaia di fanti della divisione “Torino”, di alpini della “Julia”, di carabinieri e di guardie alla frontiera, agli ordini del generale Bruno Malaguti, fanno il loro dovere di soldati e nella valle dell’Isonzo e in quella del Vipacco si scontrano con i tedeschi, bloccano la loro avanzata e impediscono loro di occupare Gorizia.

Contemporaneamente il 9 e il 10 settembre i lavoratori delle fabbriche monfalconesi scendono in sciopero, escono dagli stabilimenti, danno vita in città a comizi e manifestazioni antifasciste e portano a termine la prima azione di guerra con la distruzione degli aerei e degli hangar del campo di aviazione di Ronchi.

A porsi alla testa della protesta operaia sono gli ex perseguitati politici comunisti, da pochi giorni rientrati a casa dal carcere e dal confino, che invitano i lavoratori a salire sul Carso, a costituire una brigata partigiana e a combattere assieme ai partigiani sloveni contro i tedeschi. Così il pomeriggio del 10 settembre, dopo aver ascoltato il discorso che l’ex confinato e condannato politico Ferdinando Marega tiene davanti alla sede della Cassa Ammalati di Monfalcone, alcune centinaia di uomini e di donne si radunano a Selz e in nottata raggiungono il villaggio carsico di Ville Montevecchio, dove si è insediato il comando partigiano sloveno che sta dirigendo l’insurrezione  popolare nel Goriziano.

Con l’aiuto dei partigiani sloveni l’11 settembre i volontari italiani danno vita alla “Brigata Proletaria” e il 12 settembre si trasferiscono in prima linea per rafforzare lo schieramento partigiano sloveno che è attestato su un vasto fronte cha da nord a sud cinge la città di Gorizia. I reparti proletari prendono posizione nella parte meridionale del fronte, occupano la stazione ferroviaria cittadina e l’aeroporto di Merna, si schierano lungo la strada del Vallone e la linea ferroviaria per Trieste e interrompono i collegamenti stradali e ferroviari con il capoluogo giuliano.

Mentre i soldati italiani bloccano l’avanzata tedesca agli sbarramenti militari di Salcano e di Prevallo, i partigiani sloveni scendono dai monti e a Gorizia danno vita a cortei e manifestazioni in cui invitano la gente alla mobilitazione e invitano i giovani a raggiungere le formazioni combattenti.

Una delegazione di comandanti partigiani e di dirigenti del Fronte di Liberazione sloveno, alla presenza di due ufficiali della missione inglese, si incontra a Gorizia, presso la sede del Comando zona militare di piazza Battisti, con il generale Bruno Malaguti per intensificare le azioni di guerra  contro i tedeschi e per chiedere la liberazione dei prigionieri politici e dei partigiani rinchiusi nel carcere di Gorizia, richiesta quest’ultima subito accolta dal generale, che dispone il rilascio di 142 detenuti.

La situazione sul terreno si modifica il 12 settembre quando il generale del XXIV Corpo d’Armata, Licurgo Zannini, destituisce dal comando della zona militare di Gorizia il generale Malaguti, che aveva espresso la volontà di continuare a combattere contro i tedeschi, e ordina la resa ai militari italiani.

In seguito a questi eventi, il pomeriggio del 12 settembre una colonna tedesca proveniente da Udine entra a Gorizia, prende possesso dei punti nevralgici della città e presso la sede dell’ex Federazione provinciale fascista di Corso Verdi viene accolta calorosamente da un gruppo di cittadini.

Nelle stesse ore un reparto tedesco attacca le posizioni tenute dai combattenti della “Brigata Proletaria” alla stazione ferroviaria. Lo scontro, nel corso del quale si registrano i primi caduti partigiani, si protrae fino a quando i tedeschi riescono a distruggere a cannonate le postazioni di mitragliatrici al primo piano dell’edificio e costringono i partigiani a ritirarsi.

Il combattimento alla stazione segna l’inizio della battaglia partigiana di Gorizia che si protrae per oltre due settimane attorno all’aeroporto di Merna, sull’altopiano carsico, lungo le linee ferroviarie e sulle colline che circondano la città.

Il 14 settembre, intanto, parte dalla stazione Transalpina il primo convoglio ferroviario, altri ne seguiranno nei giorni successivi, che trasporta nei campi di concentramento in Germania i soldati italiani protagonisti della resistenza antitedesca e nel carcere della fortezza di Torun il generale Malaguti, che quella resistenza aveva diretto.

La battaglia partigiana di Gorizia si conclude il 30 settembre quando i tedeschi, con l’arrivo di una seconda divisione di fanteria e con l’appoggio dell’artiglieria e dell’aviazione costringono le formazioni partigiane a ripiegare nei boschi e sulle montagne della Selva di Tarnova.

La “Brigata Proletaria” si scioglie ma la lotta partigiana non finisce ma anzi si estende alle zone di pianura: nei primi giorni di ottobre alcuni reduci della battaglia costituiscono nel villaggio carsico di Seghetti il “Battaglione Triestino” mentre altri danno vita nei paesi del Monfalconese e della Bassa Friulana ai Gruppi di Azione Patriottica (GAP) e all’intendenza partigiana “Montes”.

La resistenza dei militari al confine orientale, la costituzione della “Brigata Proletaria” e la battaglia partigiana di Gorizia rappresentano fatti di grande rilievo non solo per la storia delle nostre terre ma anche per quella dell’intero Paese.

Sono stati infatti eventi unici, che non trovano riscontri analoghi sul territorio nazionale. In particolare, la “Brigata Proletaria” è stata la prima e la più grande formazione partigiana che si costituisce in Italia all’indomani dell’armistizio mentre la battaglia partigiana di Gorizia, che ha visto combattere assieme partigiani italiani e sloveni, è la più lunga e intensa battaglia che ha luogo in Italia all’indomani dell’armistizio, che tiene impegnate prima una e poi due divisioni tedesche e che viene più volte citata nei bollettini di guerra del comando supremo della Wermacht.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org