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La carità cristiana è diventata una manifestazione?

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Di Massimo Bulli.

Di recente la Questura di Trieste ha emesso un’ordinanza con la quale vieta, nei fine settimana, la distribuzione di generi alimentari e aiuti di ogni genere ai richiedenti asilo che stazionano in piazza della Libertà a Trieste. Il testo completo dell’ordinanza non risulta disponibile online, ma alcuni estratti sono stati pubblicati dalla stampa:

«Considerato il significativo incremento dell’afflusso di persone e delle presenze in diverse aree di questo centro urbano nelle giornate e nelle fasce orarie indicate nel preavviso e nel seguente orario serale»;

«Attesa la necessità di prevenire ogni eventuale turbativa dell’ordine e della sicurezza pubblica, al fine di garantire il regolare svolgimento delle attività di socialità, intrattenimento e svago, di libera circolazione e delle iniziative economiche che interessano capillarmente questo centro cittadino»;

«Considerate le pregresse criticità e turbative per l’ordine e la sicurezza pubblica registrate nell’area interessata dalle manifestazioni preavvisate e nelle zone adiacenti alla stessa»;

«Considerata altresì la necessità di contemperare il diritto di manifestazione pubblica con le esigenze di garantire la sicurezza dei partecipanti alle pubbliche manifestazioni, nonché con le esigenze di interesse pubblico connesse al corretto e regolare svolgimento delle iniziative economiche».

La Questura introduce severe limitazioni e prescrizioni alle attività di assistenza e distribuzione di cibo e coperte ai migranti svolte dalle associazioni e dai volontari, con un divieto totale durante il fine settimana.

Durante il sabato e la domenica è vietata qualsiasi attività organizzata di distribuzione di pasti, assistenza o stazionamento da parte delle associazioni.

Dal lunedì al venerdì, invece, le attività delle associazioni del Terzo settore sono permesse, ma fortemente contingentate, riducendo le operazioni a una finestra temporale di circa due ore al giorno.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente della Regione, Fedriga: «Piazza Libertà era diventata un’area sottratta ai nostri cittadini, dove si svolgeva di fatto una manifestazione costante, con lo sventolare di bandiere. Manifestazioni quotidiane portate avanti senza alcuna autorizzazione».

Anche l’assessore regionale alla Sicurezza, Roberti, ha commentato: «Se in una piazza pubblica si cucina, si distribuisce cibo, si trasmette musica, si gioca a pallone e si sventolano bandiere, non credo che ciò si possa configurare diversamente da una manifestazione». E le manifestazioni «devono essere garantite, ma anche regolamentate, senza sconti per nessuno».

Quindi, con la scusa dell’ordine pubblico e per garantire un tranquillo aperitivo a triestini e turisti, la carità cristiana è consentita «a spot», perché il fatto di sfamare gli affamati, dissetare gli assetati e vestire gli ignudi è evidentemente considerato una «manifestazione folcloristica».

È ovvio che la Questura si è mossa su indicazione della politica, nel momento in cui quelle che sono espressioni della pietà umana, invece di venire additate ad esempio e sostenute, vengono indicate come «manifestazioni» che, quindi, devono seguire lo stesso iter burocratico della «sagra della salsiccia» o della «Fiera della Gallina Ovaiola».

L’assessore Roberti, al TG3, ha ben specificato (!) che non si tratta di posizioni ideologiche, ma di corretta applicazione della legge, che deve essere uguale per tutti e per tutti i tipi di manifestazioni. La destra, su queste cose, lo dice sempre.

Lo dice quando chiude e poi fa espropriare i luoghi di aggregazione degli immigrati, dichiarandoli «moschee illegali». Lo fa quando manda costantemente la polizia locale a controllare, con estrema pignoleria, l’ordine delle merci nei negozi degli immigrati o l’occupazione degli alloggi. Lo fa quando fa sequestrare loro le biciclette perché parcheggiate male. Lo fa quando un ministro tiene in mare per venti giorni 150 immigrati, donne e bambini, per «difendere i confini della nazione».

Quindi la carità cristiana è una manifestazione…

Chissà se, con lo stesso spirito, avrebbero chiesto a Gesù Cristo di pagare la SIAE quando spezzava il pane e lo dava ai suoi discepoli, o di darsi degli orari quando moltiplicava i pani e i pesci.

Tuttavia, è chiaro che, se la destra fa questo, evidentemente per motivi di propaganda, è perché sa che piace al proprio elettorato. Un elettorato al quale piace fare del male alla povera gente che arriva in Italia perché perseguitata e oppressa. Piace vedere perseguitati gli oppressi «perché potevano stare a casa loro» o perché, con la comoda scusa, «non è vero che vengono da nazioni in guerra o da una condizione di estrema povertà: vengono qui perché è comodo fare i parassiti».

Non piace la pietà, non piace la carità cristiana. Piace sentirsi grandi schiacciando gli ultimi.

Un apparente cortocircuito con il motto «Dio, Patria e Famiglia», perché il Dio adorato dalla religione cristiana dovrebbe seguire gli insegnamenti di Gesù Cristo che predicava, per l’appunto, l’amore, la pietà, l’accoglienza, eccetera. Ma questi sono dettagli, perché i nuovi sacerdoti di questa religione si permettono di dire in televisione: «Cristianamente, fuori dalle balle!».

Quindi, se la pietà, una delle virtù cardine della religione, ma anche della civile convivenza, non è più un valore, diventa un valore la mancanza di pietà.

Diventa importante potersi «fare l’ape» senza dover vedere le miserie umane. Diventa importante farsi grandi e sentirsi importanti mostrando cinismo nei confronti del bisogno e della sofferenza umana.

La cattiveria e la crudeltà come valori.

Ci ricordiamo chi, nella storia, aveva questi valori? Ovvero, questi disvalori?

E chissà se i seguaci di questi grandi condottieri del cinismo si rendono conto che, se non noi, probabilmente i nostri figli e nipoti saranno i prossimi?

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org