Di Massimo Bulli.
Ha destato grande scandalo l’intervento di Bonaccini nel quale, parlando del successo elettorale di Trump, Brexit, Le Pen, Meloni, Salvini e Vannacci, ha affermato che si tratta, «in maniera maggioritaria», del voto «di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città e di chi sta peggio economicamente».
L’affermazione si inseriva all’interno di un ragionamento più complesso, la cui struttura potrebbe essere riassunta in questo modo: «La destra sta conquistando soprattutto determinate fasce sociali? Perché queste persone vivono condizioni economiche e sociali difficili? La sinistra deve capire perché le ha perse e tornare a occuparsi delle loro condizioni materiali».
Non era semplicemente: «Chi vota a destra è ignorante». Ma, ovviamente, questa affermazione è stata estrapolata e cavalcata dalla destra per attaccare Bonaccini e, con lui, l’intera sinistra (parola che, per la destra, assume un significato molto ampio e coinvolge chiunque non sia di destra).
Le affermazioni di Meloni, «gli italiani votano a destra perché noi non chiediamo loro quanti titoli di studio abbiano prima di ascoltarli», o di Salvini, che elenca a caso Walt Disney, Gates, Jobs, Zuckerberg, Winston Churchill, Abramo Lincoln, Oriana Fallaci, Dario Fo, Guglielmo Marconi, Benigni, Mentana, Enzo Ferrari come esponenti di una destra intellettuale, naturalmente completamente estrapolati da ogni contesto e periodo storico, riflettono un attacco strumentale, non un ragionamento complesso.
Nel primo caso, lo sappiamo, il Governo Meloni racconta di «ascoltare gli italiani», con un’astuta narrazione secondo la quale tutto quanto viene fatto in nome della «sicurezza» è stato chiesto dagli italiani. Quindi una grande campagna mediatica contro i migranti, con continui decreti sicurezza, progressive limitazioni della libertà personale, show a base di limitazioni di Schengen e fratture diplomatiche con altri Paesi europei, mentre, allo stesso tempo, il medesimo Governo sottoscrive accordi con diversi Paesi per l’arrivo di migranti per motivi di lavoro e firma decreti flussi per quasi un milione di nuovi ingressi.
È molto curioso che questi «italiani», che vengono ascoltati così bene quando chiedono sicurezza, nuove carceri in Albania, restrizioni della libertà personale eccetera, non chiedano, visto che sono così ben ascoltati, politiche economiche che contrastino il caro vita e l’inflazione, salari adeguati, pensioni dignitose, politiche per i giovani, miglioramenti della sanità e quanto necessario per vivere meglio.
E che non si rendano conto che il Governo dice una cosa e ne fa un’altra, sempre «in nome degli italiani».
Un Paese veramente strano.
Lasciamo perdere i commenti di Salvini, ovviamente privi di contesto storico e politico (per lui non una novità ma una costante ): accostiamo Benigni a Churchill?
Ma nel ragionamento complessivo, ovviamente, bisognerebbe analizzare il contesto al quale fa riferimento Bonaccini. Perché, se all’apparenza l’elettore di destra sembra mediamente meno istruito, anche leggendo i dati IPSOS, in realtà esistono molti laureati che votano a destra e le percentuali dei campioni analizzati non riportano differenze così macroscopiche.
Il successo della destra tra scontento e individualismo
Quindi il successo della destra va analizzato in modo diverso.
Sicuramente, in parte, risiede nel vuoto creato dalla sostanziale assenza dell’opposizione, in particolar modo della sinistra, che per andare a difendere gli «ultimi» si è dimenticata dei «penultimi», perdendo il contatto con l’elettorato o con gran parte di esso.
Poi c’è anche il grande mare dello scontento e dell’individualismo.
L’individualismo induce l’elettore a dare il voto a chi gli promette un vantaggio personale, non un miglioramento della società; a seguire, senza eccessivi sensi di colpa, chi persegue l’amichettismo, il familismo, il favore agli amici, sperando prima o poi di entrare nella cerchia dei favoriti.
Di questo l’attuale Governo è un rappresentante indiscusso, tanto che la satira ha buon gioco nell’indicare il partito di governo con «Parenti d’Italia» invece di Fratelli d’Italia: ministri che improvvisamente acquisiscono lauree miracolose, assumono sorelle, fratelli e cognati, o mettono i figli in posizioni apicali in grandi aziende molto importanti.
Ovviamente non ci sarà posto per tutti, ma ognuno può sperare di essere il preferito, di entrare in una squadra dove prima o poi il favore arriva.
In questa categoria ricomprendiamo coloro i quali si rendono conto che la destra sta distruggendo l’Italia, ma non ci badano, tesi a seguire un’ipotesi di vantaggio personale. Ovviamente non si rendono conto che, quando le cose andranno veramente male, andranno male per tutti.
Poi ci sono gli scontenti, che desiderano entrare in una squadra vincente quale che essa sia, come fossero tifosi di calcio, e quindi per essi l’importante è «vincere», anche se poi questa vittoria non porta a un miglioramento della qualità della vita: l’importante, appunto, è farla vedere a qualcuno, ai «sinistri» o agli immigrati.
L’importante non è stare bene, ma avere qualcuno che sta peggio, e questo peggio viene ben fornito dalla continua propaganda del Governo, che indica i nemici negli immigrati, nei «sinistri», nei magistrati, e quindi formalmente sdogana il principio secondo il quale solo per essere di destra si è già migliori di tutti.
Anche in questo caso non si rendono conto che vivere la propria funzione elettorale con un tifo di tipo calcistico non porterà loro un miglioramento della vita.
Del resto, i tifosi di una squadra di calcio pagano il biglietto allo stadio, pagano la quota al fan club, pagano il merchandising; poi, chi ha i milioni sono i giocatori.
L’analfabetismo funzionale e la difficoltà di comprendere la complessità
Qual è il denominatore comune tra queste categorie?
Si chiama analfabetismo funzionale, ovvero la difficoltà, pur in presenza di un’alfabetizzazione formale, di comprendere testi con un minimo di complessità o di media lunghezza; di comprendere le conseguenze di alcune scelte e alcuni ragionamenti; di elaborare concetti complessi o di orientarsi tra dati e notizie; di approfondire le informazioni e non fermarsi all’aspetto sensazionale delle notizie; di non comprendere cosa si nasconde dietro la propaganda e di non comprendere la concatenazione di effetti che si nasconde dietro un fatto o un decreto apparentemente innocente.
In una parola, di comprendere veramente quello che succede e quello che viene manipolato con gli slogan urlati.
Teniamo conto che, secondo studi recenti, soffre di analfabetismo funzionale circa il 35% degli italiani ( dati pubblici ).
Ed allora possiamo comprendere la reale dimensione del problema.
Teniamo conto che ai ragionamenti di Bonaccini, opportunamente estrapolati in alcune parti, i rappresentanti del Governo hanno risposto non con ragionamenti, ma con slogan.
Può sembrare un ragionamento di parte, e probabilmente lo è, ma è difficile non giudicare in maniera critica un Governo che basa la propria propaganda sui problemi dell’immigrazione, più che altri ingigantiti, e sulla lotta contro la magistratura e una «sinistra» praticamente inesistente, mentre il Paese è oppresso da inflazione, crisi energetica, politiche sbagliate nel campo delle energie sostenibili e degli approvvigionamenti energetici, crescita industriale, occupazione, povertà diffusa, disagio sociale, sanità in declino e che dedica il suo tempo non a cercare soluzioni, ma ad inventare colpevoli.
…che sono sempre… quelli di prima?