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Legittimare il FarWest?

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Di Massimo Bulli.

Un passante ucciso a coltellate da un automobilista per un diverbio sulla viabilità. Un clochard ucciso su una spiaggia da un bagnante perché “si era seduto troppo vicino”. Un bracciante agricolo immigrato ucciso per divertimento da un gruppo di ragazzi, diversi dei quali minorenni. Un poveraccio in stato confusionale picchiato da un energumeno in cerca di visibilità politica, con studiata diffusione del relativo video sul web.

Questo è il clima nel quale matura una richiesta, da parte di diversi esponenti del Governo in carica, di fare pressioni sul Capo dello Stato affinché venga concessa la grazia a favore di un pluriomicida, che ha la caratteristica, per loro esaltante, di avere ucciso dei banditi ( agghiacciante il filmato trasmesso dai media nazionali ndr )  che lo avevano rapinato e quindi di rappresentare quel concetto di “giustizia” autogestita che anima l’attuale destra italiana.

La crescente diffusione della violenza gratuita che attraversa il Paese, peraltro, deriva da una sempre più diffusa celebrazione dell’aggressività come elemento di forza, della prepotenza come simbolo di superiorità, della brutalità come assenza di debolezza, della sopraffazione come simbolo di giustizia.

Tutti elementi che sono stati alimentati ad arte da certa politica, agendo sulla rabbia repressa, sulla depressione, sulla frustrazione, sul rancore, ma anche sull’incertezza del presente e del futuro dei propri elettori, veicolati verso opportuni soggetti utilizzati come “capri espiatori”, che hanno la funzione di rendere la violenza in qualche modo inevitabile e quindi, dapprima, accettabile e, successivamente, addirittura auspicabile.

Si parte ovviamente dalla violenza verbale espressa sulla stampa e sui social, suggerita, alimentata e mai biasimata nei confronti, ovviamente, dei soggetti che questa politica ha individuato come bersaglio, per arrivare poi agli insulti contro chi si oppone a questa violenza e, successivamente, alle aggressioni fisiche. Una volta eliminato un confine etico, ovviamente non c’è limite al peggio.

Il tutto inserito in una società sempre più digitale, dove il confine tra la violenza virtuale dei social, o anche delle simulazioni realizzate con l’intelligenza artificiale, o dei videogiochi o delle serie TV sulle piattaforme, e la vita reale appare sempre più labile, e le persone si sentono sempre più sfrenate e impunite.

Ed il confine etico si elimina stravolgendo i valori, con la disinformazione, l’interpretazione strumentale di ogni fatto sociale, come la cosiddetta “famiglia nel bosco” o il caso di Garlasco, la demonizzazione della magistratura ogni volta che una sentenza non piace al Governo. Tutte cose che di fatto vanno a legittimare i più bassi istinti popolari, in una concezione populista e demagogica nella quale giusto è quello che voglio io e sbagliato è quello che vogliono gli altri, con la conseguenza di una frammentazione della società in una serie di individui, o gruppetti di individui, nella quale la coesione sociale non esiste più.

E poi con la strumentalizzazione distorta dei valori morali, anche dei valori cristiani, con una spettacolare indifferenza per la coerenza e l’adesione ai principi che vengono enunciati.

Da una componente politica al Governo che fa propri i valori di Dio, Patria e Famiglia si sente, per esempio, dire (da un Ministro!), verso gli immigrati: “Cristianamente, fuori dai coglioni”, cosa che di per sé varrebbe, cristianamente, una scomunica; ma anche atteggiamenti discriminatori, divisivi, non certo cristiani e quindi, di fatto, la presentazione di una religione conforme ai desideri della politica da parte di chi predica a gran voce la reintroduzione dello studio della Bibbia nelle scuole. (Molto furbescamente, poi, la Bibbia, non il Vangelo.)

E questa componente politica vuole suggerire l’idea che sì, l’omicidio è sbagliato… però. E su quel “però” vuole costruire addirittura la concessione di una grazia presidenziale.

Il coronamento di un processo che vuole la disintegrazione sociale e la distruzione dello Stato di diritto, perché nella distruzione dei valori etici e morali, e nella distruzione dello Stato di diritto che sarebbe conseguente alla concessione della grazia a un pluriomicida per vendetta, non ci sono più punti di riferimento e quindi, nel caos totale che ne consegue, chi comanda ha sempre ragione.

Credo che, in una nazione che avesse un minimo di rispetto per se stessa, per i valori etici e morali sui quali si fonda la propria Costituzione, le dichiarazioni dei ministri a sostegno di questa richiesta di grazia, nel contesto sociale degradato nel quale ci troviamo, sarebbero più che sufficienti perché il Presidente della Repubblica decidesse di sciogliere le Camere, fermare questa carneficina morale e sociale e darci la possibilità di ripartire dall’uomo e non dalla propaganda politica.

Poi ci sarebbe ancora tanto da fare, ma almeno sarebbe un inizio. Invece di questa fine….

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