Di Lucio Ulian.
La paura come risorsa politica, la sicurezza come bene comune
La sicurezza pubblica è un bene fondamentale. Quando si accompagna al diritto e al rispetto della dignità delle persone, contribuisce a rendere più serena la vita quotidiana di tutti i cittadini, soprattutto di quelli più fragili. Per questo motivo ho sempre guardato con favore a una società ordinata e a una bassa tolleranza nei confronti dei comportamenti illegali e delle condotte che compromettono la convivenza civile.
L’insicurezza non colpisce tutti allo stesso modo. A pagarne il prezzo maggiore sono spesso coloro che vivono nelle aree più fragili e dispongono di minori risorse per proteggersi dai suoi effetti. Chi abita in quartieri degradati subisce le conseguenze del disordine, della microcriminalità e dell’illegalità molto più di chi può contare su maggiori risorse economiche, sociali e relazionali.
Troppo spesso, però, il dibattito politico si concentra sugli strumenti del controllo più che sui suoi obiettivi. Semplificando: a sinistra si tende talvolta a sottovalutare gli effetti della microcriminalità; a destra si assiste spesso a un’enfatizzazione del senso di insicurezza e a una rappresentazione della realtà più funzionale al consenso che alla soluzione dei problemi.
La sicurezza è una questione troppo seria per essere affrontata in termini propagandistici. Non si misura dal numero degli slogan né dalla severità delle dichiarazioni, ma dall’efficacia delle politiche adottate.
In questo quadro colpisce il frequente ricorso all’aumento delle pene come risposta quasi automatica a ogni problema. È una scelta che produce spesso un immediato effetto mediatico e dà l’impressione di un intervento deciso.
Più difficile, e certamente meno spettacolare, è intervenire sull’efficienza delle forze di polizia, sulla capacità investigativa, sui tempi della giustizia e sull’effettiva applicazione delle norme esistenti. Aumentare le pene ha scarso significato se manca una ragionevole certezza dell’accertamento del reato e dell’individuazione del responsabile. Una sanzione molto severa applicata raramente rischia di essere meno efficace di una sanzione più equilibrata ma applicata con regolarità e tempestività.
Alimentare un clima di tensione permanente può produrre consenso, ma difficilmente produce una società più sicura. La paura è una risorsa propagandistica facilmente spendibile; la sicurezza reale richiede invece competenza amministrativa, investimenti e capacità di governo.
La domanda da porsi dovrebbe essere semplice: le politiche adottate servono ad aumentare la sicurezza dei cittadini, oppure sono utili solamente a dare l’impressione che si stia facendo qualcosa? La differenza è sostanziale. Nel primo caso si governa un problema; nel secondo si governa una percezione. E tra sicurezza e consenso non sempre le due cose coincidono.