Di Massimo Bulli.
Il nuovo fenomeno apparso all’orizzonte politico, che potremmo definire “vannaccismo”, sembra suscitare molta attenzione, anche perché dà l’impressione di portare con sé qualcosa di nuovo. Va detto che, nello stanco panorama elettorale italiano, chiunque sia apparso portatore di un minimo di novità ha avuto il suo piccolo o grande momento di successo: da Grillo a Conte, da Salvini alla stessa Meloni.
In un panorama politico deteriorato da anni di berlusconismo, nel quale sono caduti tutti i valori e tutti i tabù e dove sembra valere tutto, acquista visibilità chi la spara più grossa e dà almeno una parvenza di novità.
In verità, Vannacci non dice cose nuove ma, per parafrasare un noto cantautore italiano, propone “cose vecchie con il vestito nuovo”. E questo vestito, per continuare la metafora, oggi è una divisa dismessa.
Le cose che dice si inseriscono nel solco, sempre più affondato nel fango del degrado morale, della narrazione portata avanti fin qui dalla destra di Salvini e Meloni: una narrazione razzista, xenofoba, qualunquista, approssimativa, semplicistica e demagogica.
Non dice nulla di realmente nuovo, anche se l’ex generale Vannacci ha esplicitato alcune cose che fino a oggi erano rimaste nel non detto o appena insinuate. È il caso della negazione del femminicidio, dell’avversione alle quote rosa e, più in generale, di una concezione del ruolo della donna nella famiglia e nella società che la destra ha finora sostenuto in maniera più sotterranea. Ne è esempio l’idea del reddito “produttivo di maternità”, affinché le donne lascino il lavoro per crescere i figli, gli “italiani di domani”, e lascino il posto agli uomini che “non lo trovano”.
Semmai, il qualcosa di nuovo si può cogliere nel metodo proposto: la remigrazione forzata, impossibile da realizzare nella pratica ma di grande impatto mediatico; la militarizzazione della scuola; la riproposizione del libretto di lavoro per i quattordicenni. Insomma, una ipotetica “linea dura” contro i “deboli” e l’affermazione dei valori di Patria, Identità e Tradizione, della difesa della sovranità democratica, dei confini nazionali e delle radici storico-culturali della civiltà cristiana, tutti richiami che sanno molto di nostalgia del Ventennio.
A questo si aggiungono, naturalmente, la promozione del modello della famiglia tradizionale e la netta opposizione all’aborto e all’eutanasia.
Tutte posizioni che sembrano raccogliere consenso tra gli elettori della destra più estrema, rimasti delusi dalla Lega e da Fratelli d’Italia, i quali, una volta arrivati al governo, hanno dovuto inevitabilmente scontrarsi con la realtà e tornare a più miti consigli rispetto alle roboanti promesse elettorali.
Ora c’è Vannacci a promettere cose che, con ogni probabilità, non potrà mantenere. L’effetto, però, è quello di fungere da collettore degli elettori di destra in fuga e, forse, anche di attrarre qualcuno in più tra coloro che avevano smesso di votare perché ritenevano che nessuno fosse abbastanza a destra da rappresentarli.
A questo proposito, viene spontaneo un interrogativo.
Visto che, citando il Divo “ a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca “, la improvvisa fuga in avanti di Vannacci, che pure a Pontida aveva giurato fedeltà alla Lega, respingendo con sdegno l’idea di averla usata “come un pulmino” — “No, signori, sono qua. Io ancora ci credo nella parola data e nell’onore. Ancora ci credo e andremo avanti tutti insieme.” — potrebbe far pensare alla tecnica dell’hard discount.
Gli hard discount li conosciamo tutti. Sono una formula commerciale, focalizzata su supermercati con prodotti a basso costo e spazi essenziali, che ha iniziato a diffondersi nei primi anni Novanta. Il fenomeno è cresciuto rapidamente e ha conquistato quote di mercato sempre più interessanti. A quel punto, alcuni supermercati tradizionali hanno pensato di aprire essi stessi degli hard discount, così da coprire, con la stessa azienda, l’intero settore del mercato.
È successo così che il cliente acquistasse alcuni prodotti nel supermercato tradizionale per la qualità e altri nell’hard discount per il prezzo, senza sapere che, talvolta, stava comprando prodotti molto simili dallo stesso soggetto.
In pratica, il supermercato, nel gestire il proprio hard discount, commissionava agli stessi fornitori prodotti con marchi più conosciuti destinati ai punti vendita tradizionali e prodotti con marchi diversi, a minor costo, destinati agli hard discount, così da coprire l’intero mercato.
Il piano potrebbe essere questo: il “supermercato” della destra presidia una parte del mercato elettorale, mentre Vannacci, con il suo hard discount, va a raccogliere gli “ultimi” — e il riferimento evangelico al passo “gli ultimi saranno i primi”, secondo chi scrive, non è casuale — gli scarti, i delusi, gli estremisti più sfegatati… “la feccia, i figli di nessuno”. All’ultimo momento tornerà ad allearsi con Meloni e Salvini, riportando all’ovile le pecorelle smarrite, riassestando il bilancio del “supermercato principale” e, probabilmente, salvando la pelle agli alleati.
Ovviamente, nel gioco delle parti ci stanno benissimo anche le accuse reciproche di tradimento, qualunquismo, slealtà, diserzione e voltafaccia: tutte cose destinate a sparire come neve al sole al momento opportuno, quando torneranno i sorrisi e le strette di mano.
L’unica cosa che potrebbe sfuggire di mano alla destra sarebbe la posizione finale di Vannacci all’interno della coalizione. Se dovesse surclassare la Lega e magari anche Fratelli d’Italia, c’è il rischio di ritrovarselo come prossimo Presidente del Consiglio.
Un incubo che, oggi, non appare nemmeno impossibile.
Il tre per uno che non vorrei.