apertamente_logoapertamente_logoapertamente_logoapertamente_logo
  • Home
  • Statuto
  • Persone
  • Scrivono per noi
  • Attività
  • Premio Roberto Visintin
  • Contatti

L’inizio dell’inizio

Categories
  • Mondo
Tags

Di Cosimo Risi.

         Il Segretario di Stato non ama l’enfasi retorica del suo Comandante in Capo. Commenta in maniera anodina (“l’inizio dell’inizio”) l’intesa fra Israele e Libano, conclusa a Washington sotto i suoi auspici. Si tratta di una trattativa fra diplomatici: le delegazioni israeliana e libanese erano guidate, rispettivamente, da un ambasciatore e da un’ambasciatrice, erano presenti i colleghi del Dipartimento di Stato. La si può leggere come il tentativo di Rubio di riportare le relazioni internazionali nell’alveo della diplomazia professionale, ad esclusione dei negoziatori improvvisati (facile pensare a Witkoff e Kushner) quanto prediletti dal Presidente sulla base di rapporti fiduciari e parentali.

            L’intesa stabilisce un dato storico. Per la prima volta, Israele e Libano si riconoscono reciprocamente. Gli Accordi di Abramo non sono citati, purtuttavia il Libano raggiunge gli altri due vicini di Israele ad avere concluso accordi di mutuo riconoscimento, l’Egitto negli anni Settanta e la Giordania negli anni Novanta. Fra i vicini manca la Siria, che però tramite il Presidente provvisorio annuncia di non avere riserve sul riconoscimento, ne vanno decisi i tempi e i modi. Soprattutto va superata la resistenza della Turchia, Lord Protector del nuovo corso siriano nonché controllore di fatto del nord del paese.

            La debolezza dell’accordo, comprensibile è la prudenza di Rubio, sta nella debolezza delle parti contraenti. Israele firma su pressione americana. Netanyahu non può sempre dire di no a Trump, s’impegna a ridurre la presenza delle IDF nel sud del Libano, non ad eliminarla, almeno finché Hezbollah non sarà disarmato e la Galilea del nord non sarà più esposta ai lanci dei razzi.

A riprova dell’esitazione israeliana è l’attacco alla postazione sotterranea di Hezbollah a Tebnit. Sgomberarla con la forza significa ingaggiare un’operazione impegnativa e probabilmente sgradita agli Americani. Questi possono tollerare l’occupazione di una certa porzione di territorio libanese, in una misura imprecisata a ridosso del Fiume Litani, lasciando in mano israeliana il Castello di Beaufort. Una postazione altamente simbolica e dal relativo valore strategico, per stare al parere degli analisti militari.

            Il dubbio maggiore riguarda la capacità del Governo libanese di ripristinare la sovranità sulla totalità del paese. Il processo passa per il disarmo di Hezbollah e per la fine delle influenze straniere, leggi dell’Iran. L’Iran, infatti, pone come condizione per la tregua nel Golfo la fine delle operazioni israeliane in Libano, a protezione appunto di Hezbollah.

            L’Articolo 11 dell’intesa prevede l’impegno libanese a non trasferire fondi ai soggetti non statuali, e cioè Hezbollah. Il memorandum d’intesa fra Stati Uniti e Iran prevede il trasferimento di 300 miliardi di dollari all’Iran ma non il divieto a Teheran di continuare a finanziare i suoi alleati, quali appunto Hezbollah. E dunque la milizia verrebbe privata delle armi e dei poteri dal Governo di Beirut, continuerebbe a ricevere sostegno politico e finanziario da Teheran.

Molti elementi congiurano perché la pax libanese, o pax israeliana, entri in contrasto con la pax americana. O comunque ne mostri i limiti strutturali: la fretta del Presidente nel lanciare la campagna militare e la fretta nel concluderla per il timore di ripercussioni interne.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org